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Dpcm e università: la difficile situazione delle università italiane

 

Abbiamo già visto come la pandemia non sia riuscita a frenare l’alto numero di immatricolazioni all’università, gli atenei si sono quindi adoperati ad accogliere studenti e studentesse in sicurezza: lezioni in presenza, didattica a distanza e ingressi contingentati. Per contrastare la diffusione del contagio, le autorità regionali, locali o sanitarie, potranno valutare le situazioni particolarmente rischiose e per questo adottare forme differenti per continuare a garantire la sicurezza nello svolgimento dell’attività didattica per corpo docente, personale A.T.A. e studenti.

 

 

Ci dobbiamo quindi aspettare forme differenti di didattica in base all’andamento del quadro epidemiologico e alle esigenze formative. L’Accademia Albertina di Torino, per esempio, ha predisposto alcune lezioni in presenza che necessitano di uno scambio tra docenti e studenti. Proprio per le AFAM e le università si è fatta particolare attenzione riguardo ad allievi e allieve con disabilità, che potranno svolgere, se la situazione lo dovesse richiedere, le attività formative anche da casa. Il Nuovo Dpcm chiarisce anche lo svolgimento di tirocini delle professioni sanitarie e dei corsi di formazione specialistica, essi potranno proseguire, dove necessario, in modalità non in presenza.

C’è anche da contare la difficile organizzazione del trasporto pubblico verso scuole e università, come già evidenziato dall’Indagine nazionale sulla mobilità casa-università al tempo del Covid-19 realizzata dalla Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile, il trasporto sarà il settore che più pagherà le conseguenze di questa pandemia, gli studenti e le studentesse che si recheranno a lezione preferiranno forme alternative di spostamento: l’automobile, il monopattino o la bici.

 

 

La situazione è in continuo capovolgimento, non ci resta che attendere le risposte delle università, specie in materia di tirocini e laboratori che necessitano di essere svolti in presenza, dove spesso nelle aule non è possibile mantenere una stanza adeguata per evitare il contagio. Ancora una volte le università devono far fronte ad una situazione difficile e precaria, generata da anni di continui tagli ad infrastrutture e fondi dedicati alla formazione. 

Ylenia Covalea

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Terra di tesori artistici e molteplici contraddizioni, si può ancora studiare arte e farne un lavoro?

 

Siamo fieri del nostro patrimonio, della cultura millenaria che difendiamo a spada tratta e di quell’arte prodotta dai più grandi artisti che il nostro paese potesse partorire, ma in Italia con l’arte non si può vivere. Perché è così difficile farlo in un paese che può vantare ben 55 siti riconosciti come patrimonio mondiale UNESCO? Uno degli ultimi è un orgoglio piemontese: Ivrea, la sede dell’Olivetti e città industriale del XX secolo. 

Ma nel primo paese al mondo per presenza di siti di interesse mondiale, com’è possibile che i professionisti e le professioniste dell’arte non abbiano diritti? Una laurea conseguita all’interno di un’accademia di belle arti è solo equipollente ad una regolarmente riconosciuta e conseguita all’università. Benvenuti nel mondo delle AFAMAlta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, istituite solo nel 1999, dove i laboratori sono inagibili e i fondi non arrivano mai. La maggior parte del corpo docente non ha il posto fisso, infatti di anno in anno la loro cattedra è vacante: i contratti sono i famigerati co.co.co, che spesso dati i ritardi e i continui rinvii del MIUR, non possono permettere una certa stabilità negli insegnamenti, questo si riversa inesorabilmente su studenti e studentesse che spesso sono costretti a cambiare docente ad anno scolastico già avviato. Da un lato ci sono i lavoratori precari delle AFAM che non hanno né congedi parentali né giorni di malattia, dall’altro studentesse e studenti di tutta Italia che sono ancora ben lontani dall’essere considerati universitari e dall’avere gli stessi diritti.

 

 

Dal sito del Ministero dell’Istruzione, che non sta sicuramente vivendo mesi semplici, leggiamo che “Il Ministero contribuisce annualmente al sostegno finanziario delle Istituzioni AFAM, attraverso diverse linee di finanziamento”, poi si fa riferimento ai vari contributi per migliorare la didattica, fondi per supplenze e attrezzature. Ma gli studenti e le studentesse stanno ancora attendendo una risposta dal Ministero che, ancora una volta, ritarda nell’approvazione dei nuovi piani di studio: l’anno accademico è alle porte e l’incertezza è tanta. Con il decreto ministeriale del 14 luglio 2020 emanato dal Ministro dell’Università e della Ricerca, sono stati delineati i criteri di ripartizione del “Fondo per le esigenze emergenziali del sistema dell’Università, delle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e degli enti di ricerca”, che ha destinato 9 milioni di euro per le AFAM pubbliche e 1 milione per quelle private. 

Le accademie di belle arti e i conservatori erano istituti superiori alla pari delle università di Architettura, ma il regime fascista le fece diventare istituzioni scolastiche, iniziò così un lungo periodo di declassamento. Solo alla fine degli anni Novanta venne concessa l’equipollenza con le università e la supervisione del Ministero dell’Università e della Ricerca, una storia difficile già in partenza. Anche il riconoscimento in ambito universitario dei crediti accademici ottenuti, i cosiddetti CFA, è un procedimento complesso, spesso per le università questi non valgono.

Si pensa spesso che l’arte non possa che essere un passatempo, un hobby, ma per moltissimi professionisti è un lavoro che deve essere riconosciuto alla pari di qualsiasi altra professione. Non sappiamo valorizzare le nostre bellezze, non siamo in grado di gestire i fondi dedicati all’arte e alla cultura, forse perché sono ambiti permeati dal pregiudizio che possano essere economicamente poco fruttuosi, ma non è così; l’arte sta virando verso una digitalizzazione impressionante. Le Art Industries esistono e rendono milioni di euro: realtà aumentata, apparecchiature tecnologiche per un experience museale in sicurezza, tecnologie 3D. I modelli espressivi si stanno adeguando ad ogni situazione, ma sembra che il mercato dell’arte debba rimanere ancora prerogativa di pochi eletti. 

 

 

Bisognerebbe partire dal riconoscimento dei diritti fondamentali per studenti, studentesse e corpo docente, poi si imparerà a valorizzare e curare il patrimonio artistico del nostro Paese, esso ha bisogno laureati e laureate nelle venti accademie italiane che sappiano curare quello che per anni è stato lasciato in balia del degrado. Uno stato che dedica solo il 4,1% del proprio PIL all’istruzione, non potrà mai reputare l’istruzione un campo essenziale per la crescita e la formazione di menti artistiche in grado di migliorare l’Italia.

L’arte in Italia non è una priorità.

Fonte: The Vision

 

Ylenia Covalea

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Parte la seconda edizione del progetto European Food System Education and Training, nell’ambito dell’iniziativa EIT Food, dedicata agli studenti delle lauree magistrali e dei corsi di dottorato dell’Università di Torino. Un percorso annuale molto stimolante, interdisciplinare ed internazionale, basato su aspetti di systems thinking applicati al settore agroalimentare.
Se sei interessato a metterti in gioco ed uscire dalla tua “confort zone”, EFSET ti darà l’opportunità di migliorare le tue meta-skills, affrontando problematiche correnti del sistema agroalimentare.
Avrai la possibilità di interfacciarti con studenti delle Università di Hohenheim (D), Università di Reading (UK) e l’università Autonoma di Madrid (ES) ed insieme intraprendere attività online, momenti di confronti durante un away weekend ed una summer school.
Maggiori informazioni sul flyer allegato.
Evento di lancio il 30 ottobre 2020 tramite piattaforma Webex.

Hai intenzione di richiedere il voucher per l’acquisto di pc e tablet? Ecco alcune cose che devi sapere:
Potrai richiedere il bonus da giovedì 8 ottobre sulla piattaforma di Infratel Italia (www.infratelitalia.it) e potrai usufruirne dal 19 ottobre, rivolgendoti direttamente all’operatore. Oltre a dover certificare il tuo valore ISEE, devi avere una connessione ad internet inferiore ai 30 Mbps. L’incentivo varia da un minimo di 200 euro fino ad un massimo di 500 euro a seconda della fascia reddituale.
Come avere il bonus?
Presenta la richiesta all’operatore, il link al file lo trovi in fondo al post;
Allega la fotocopia del documento di identità;
Presenta la dichiarazione ISEE
A partire dal 19 ottobre gli operatori interessati caricheranno le proprie offerte associate al bonus pc sul sito Infratel. •
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Non potrai usufruire del bonus di 500 euro in un negozio fisico
I servizi promossi sono
• Computer o il tablet per le famiglie della prima fascia;
• Router;
• Sconto sul canone o sul costo di attivazione
Scarica il documento per richiederlo QUI

Mancano pochi giorni alla quattordicesima edizione di Portici di Carta che quest’anno è dedicata a Luis Sepúlveda: i portici di via Roma, piazza San Carlo e piazza C.L.N. ospiteranno 65 librerie e 65 case editrici piemontesi: è la libreria en plein air più lunga del mondo. Vi aspetta una passeggiata in centro tra la letteratura: dal 17 al 18 ottobre 2020.
📚 Luis Sepúlveda si è spento ad aprile, ma le sue storie continueranno a vivere per sempre. Un autore dall’immensa immaginazione che ha saputo regalarci romanzi e libri di viaggio, il più conosciuto e apprezzato è sicuramente “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, una storia che ha insegnato a migliaia di bambini e bambine il valore della condivisione; il “farcela insieme”; la solidarietà e l’amore per il “diverso”.
🐣 La piccola gabbianella nasce sul balcone di Zorba, un gatto nero che viene scambiato per sua madre. Qualcuno deve insegnarle a volare, ma chi può farlo? La gabbianella si fa coraggio e grazie ai suoi amici riesce finalmente a volare. Una storia di rivalsa che ha segnato la nostra infanzia.

 

Quest’anno chi ha sostenuto il test per le specializzazioni in Medicina non avrà vita semplice: il MIUR blocca la graduatoria, ma cos’è successo?

 

Troppi i ricorsi al TAR e il Ministero dell’Istruzione decide di sospendere la graduatoria che conta ben 22 mila futuri specializzandi e specializzande in medicina, che nel nostro paese mancano. 

Il Ministero aveva predisposto un numero più alto di borse di studio per incrementare le iscrizioni alle specializzazioni, da 8.776 a 14.395, ma le limitazioni imposte erano molte:

  • Gli iscritti e le iscritte al secondo e terzo anno del corso di Medicina Generale non potevano concorrere
  • I punteggi del Curriculum Vitae non valevano per chi fosse già in possesso di uno stipendio da specializzando/a o corsista oppure di un diploma di specializzazione per medici con contratto in una struttura sanitaria.

Molte sono state le perplessità, per questo il TAR del Lazio ha accolto i ricorsi mettendo quindi a rischio la validità dell’intero concorso. Il MIUR non ha pubblicato le graduatorie, per questo centinaia di studenti e studentesse hanno chiesto che vengano rese pubbliche.

 

 

La situazione italiana è marginale, infatti il nostro Paese risulta essere in fondo alla lista per l’impiego di fondi dedicati alla ricerca e all’istruzione, due ambiti oggi più che mai, importanti e necessari. Trascurare università e ricerca è sintomo di un paese che non ha intenzione di investire nel futuro, per questo migliaia di studenti e studentesse tentano la strada del dottorato all’estero. 

In Italia i fondi sono pochi e mal gestiti, solo l’1,4% del PIL è destinato alla ricerca e per fronteggiare la carenza di medici sono state predispose 1.200 borse di studio per la specializzazione medica, ma per la CISL Medici ne servirebbero almeno 11 mila per formare il nuovo personale medico. 

Si è sperato che la difficile situazione dovuta al Covid facesse capire l’estrema importanza di investire in salute, ricerca e università, ma le graduatorie delle di Medicina ci fanno presto piombare alla realtà: la proprietà non è ancora l’istruzione, ma è necessario che lo diventi presto. 

 

Ylenia Covalea

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📍 Puoi già compilare il tuo piano carriera, ecco quello che devi sapere:
• Vai su www.unito.it, seleziona MyUniTo e clicca su “Compilazione piano carriera”.
• Per inserirlo dovrai essere in regola con i pagamenti.
• Hai tempo fino al 30 giugno 2021 per compilare e modificare il tuo piano carriera e il percorso/curriculum.
• Entro il 29 gennaio 2021 devi scegliere/modificare il tuo impegno: full time o part-time.
• Dall’8 ottobre al 18 novembre 2020, per i corsi di laurea ad accesso programmato che prevedono la scelta di un percorso/curriculum, devi compilare il piano carriera inserendo gli insegnamenti comuni a tutti i percorsi e dopo, dal 19 novembre 2020, puoi inserire tutti gli insegnamenti specifici previsti dal percorso scelto.
⚠️ Importante ⚠️
• Se intendi laurearti entro la sessione straordinaria dell’anno accademico 2019/2020 non devi modificare il piano carriera.

 

Come stanno reagendo le università del torinese al rientro sui banchi degli studenti e delle studentesse?

 

È da poco cominciato il nuovo anno accademico 2020/2021 e le università italiane si sono preparate al ritorno in sicurezza di studenti e studentesse. 

Tra incertezze, didattica online e in presenza, ogni ateneo si è mosso in autonomia, ma come hanno reagito le università del torinese al rientro sui banchi durante l’emergenza Covid? 

 

Vista la situazione incerta, le iscrizioni all’università sono state minori?

No. La situazione d’emergenza dovuta al Covid non ha fermato le immatricolazioni, è il caso del Corso di Laurea in Architettura del Politecnico di Torino: conta un + 15 % (mole24.it) di immatricolazioni.

 

Come si stanno organizzando gli atenei torinesi?

All’Università di Torino e al Politecnico le aule hanno capienza ridotta per rispettare le distanze, basta prenotare con anticipo il posto in aula. La Career Week annuale del Politecnico, solo per quest’anno, diventa Digital: webinar, incontri e offerte di lavoro per studenti e studentesse direttamente dal computer di casa. 

La modalità prediletta per la didattica è comunque quella mista: lezioni in presenza e online. Al Politecnico, in questi mesi di lockdown e graduali riaperture, i corsi erogati da remoto sono stati più di 800, con quasi 30 mila studenti e studentesse a seguirli, gli esami svolti sono stati più di 4 mila e più di mille le discussioni di Laurea sostenute (coronavirus.polito.it).

 

 

L’Accademia Albertina di Belle Arti e il Conservatorio Giuseppe Verdi hanno valutato la modalità mista: in presenza per i corsi laboratoriali con gruppi ristretti di student* e le lezioni teoriche, invece, erogate online. Questo lo scenario delle AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) che ha visto negli ultimi anni un continuo e costante taglio dei fondi per la didattica e l’implementazione delle strutture dedicate.

Questa pandemia ha svelato un vaso di Pandora, evidenziando così un forte divario digitale: il continuo ridimensionamento di fondi economici dedicati all’istruzione ha creato differenze disarmanti: da un lato la tecnologia ha permesso a milioni di student* in tutta Italia di non abbandonare gli studi, ma altr* si sono stati tagliati fuori per mancanza di apparecchiature adeguate allo svolgimento delle attività online. 

 

Trasporto pubblico: come si raggiungerà l’università? Una scelta ecologica necessaria.

Secondo l’Indagine nazionale sulla mobilità casa-università al tempo del Covid-19 realizzata dalla Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile, il trasporto pubblico sarà il settore che più pagherà le conseguenze di questa pandemia, si preferirà quindi l’automobile, lo spostamento a piedi, il monopattino o la bici. Studenti e studentesse preferiranno quindi altre soluzioni all’utilizzo di mezzi pubblici, spesso gremiti di passegger*, dove il distanziamento sociale è difficile, se non impossibile.

 

Ylenia Covalea

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Riapre oggi, martedì 6 ottobre 2020, un’altra importante aula studio: si tratta dell’Olimpia di Lungo Dora Siena.

Nella 📍 nuova sala Olimpia, ➡️ nelle vicinanze del Campus Einaudi, puoi preparare i tuoi esami e usufruire della 🖥 connessione WI FI.
⏰ Le fasce orarie di apertura sono le seguenti:
8.30 – 12.30/14.30 – 19.30 dal lunedì al venerdì.
🍕 E se vuoi fare una pausa dallo studio, nel bar vicino puoi degustare sfiziosi snacks, aperitivi e un buon caffè!
😷Ti ricordiamo di indossare mascherina su naso e bocca e igienizzare le mani all’ingresso e all’uscita ↘️ leggi le disposizioni complete qui: https://bit.ly/2SveJ7Y
👇L’aula studio si trova in
Lungodora Siena 102/A
Ingresso dal Bar Olimpia

 

La eco di Primo Levi deve risuonare ancora

Cosa significa non poter studiare, affermarsi, emanciparsi? Ora viviamo un particolare momento storico fatto di lezioni in remoto e aule ad accesso limitato; il diritto allo studio è (quasi) sempre riconosciuto, ma durante il fascismo era negato.

Abbiamo parlato di Erasmo da Rotterdam, Antonio Gramsci, Rita Levi Montalcini. Cosa accomuna questi personaggi straordinari? Sono tutti fiori all’occhiello dell’Università degli Studi di Torino. Oggi parliamo di Primo Levi, la sua storia è peculiare perché si laurea nel bel mezzo dell’entrata in vigore delle leggi razziali in Italia, cosa significava essere ebreo a Torino durante il fascismo?

Continua così la nostra rassegna alla scoperta della storia dell’Ateneo torinese, tra seicento anni di storia e date importanti. Primo Levi si iscrive al Liceo classico Massimo d’Azeglio, rinomato per aver aver ospitato tra le cattedre svariati professori fortemente antifascisti prima dell’epurazione fatta dalle leggi razziali. Un fatto interessante è la conoscenza di Cesare Pavese; Primo viene a contatto con il celebre scrittore proprio al d’Azeglio, Pavese infatti è il suo professore d’italiano in prima ginnasio. Si iscrive alla facoltà di Chimica l’anno prima dell’entrata in vigore delle leggi razziali, ma Primo Levi riesce comunque a concludere i suoi studi con lode in Chimica, discutendo la tesi nel 1941. Il suo diploma di laurea riporta la svilente precisazione: “di razza ebraica”. Questo lo porta a dire si essersi impegnato duramente nello studio perché l’ambiente universitario torinese fascista lo faceva sentire uno straniero, uno studente diverso.

L’anno dopo, a Milano, viene a contatto con gli ambienti antifascisti militanti ed entra a far parte del Partito d’Azione clandestino, lui che ha vissuto con un padre costretto ad iscriversi al partito, lui che era stato prima balilla e poi avanguardista, “coltivavo un moderato e astratto senso di ribellione”, dirà poi in Se questo è un uomo. 

L’8 settembre il governo di Badoglio annuncia l’armistizio, ma la guerra procede, infatti di lì a breve Levi viene prima portato nel campo di prigionia Carpi-Fossoli e poi ad Auschwitz, in Polonia, dopo aver fatto parte di un gruppo partigiano in Val d’Aosta. 

Dopo la liberazione torna a Torino, lavora come chimico, incontra Lucia Morpurgo, quella che sarà la sua futura moglie, e scrive. Un chimico che scrive? Ha molto da raccontare, decide così di raccogliere quei pensieri e quelle vicende che lo stanno tormentando: nasce Se questo è un uomo (1944-1947). Lo presenta alla casa editrice Einaudi che però lo rigetta in prima istanza, pubblicato quindi in tiratura limitata da De Silva; il libro cardine sulle atroci testimonianze dei lager è un flop. È il 1956 quando Se questo è un uomo viene riproposto e quindi pubblicato dall’Einaudi, che non smetterà mai di ristamparlo. 

Italo Calvino definisce il libro come “pagine di autentifica potenza narrativa” (Italo Calvino in Se questo è un uomo, Torino, Einaudi, 2005), Primo non smette di scrivere e ricevere consensi. Vince il Premio Strega nel ’79 con La chiave a stella. 

Un chimico che scrive, racconta, analizza. Perché la sua formazione universitaria in campo scientifico è così importate? Lo si legge tra le sue pagine: il pensiero legato all’empirismo si riflette nei testamenti di Primo Levi, non ha mai cercato di impressionare, non ha mai scritto per i lettori, lo ha fatto per sé stesso. Un atto di catarsi pura ed essenziale, un esempio di come la scrittura sia liberazione della mente. Un atto liberatorio da quelle vicende che lo inseguono, impossibili da rilegare tra le pagine di un libro e chiudere per sempre, ma forse sussurrate a chi sa leggere tra le righe. 

 

Parole che hanno una forte eco.
Da Levi c’è molto da imparare.

 

 

(Fonte: Primo Levi, Se questo è un uomo, Torino, Einaudi, 2005.)

Ylenia Covalea

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