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Save the date! 📌 Giovedì 8 ottobre alle 17:30 avete un appuntamento con UniToGO — Eppur mi muovo
Presentazione dei dati raccolti durante l’indagine nazionale sulla mobilità casa-università.
Si parlerà delle nuove abitudini di mobilità degli studenti e delle studentesse durante il Covid-19.
In una città universitaria come Torino oltre 100.000 persone raggiungono le sedi di Ateneo per studiare o lavorare. Quanto e come prevede di muoversi la comunità universitaria ai tempi del Covid-19? Quali le differenze con il resto del paese?

In anteprima verranno presentati i risultati per UniTo dell’Indagine nazionale sulla mobilità casa-università promossa dalla Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile e patrocinata dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Indicazioni che verranno messe a confronto con le politiche di mobilità degli Enti locali, Politecnico di Torino, Comitato Torino Respira e Assemblea Popolare.

Per registrarti all’evento, clicca qui.

 

Le testate giornalistiche spesso tendono a precisare che l’ingegneria è anche “roba da ragazze”, altre invece pongono la domanda direttamente ai lettori e alle lettrici: “l’ingegneria è una lavoro per ragazze?” Ma davvero si pensa, nel 2020, che l’ingegneria non sia una “questione” della quale possa occuparsi una donna?

 

Venerdì vi abbiamo raccontato la storia della prima donna Ingegnere in Italia, quando le ragazze iscritte all’università erano poco più di 200. Oggi vogliamo invece sviscerare la situazione delle iscrizioni alle discipline STEM in Italia. Qual è la situazione attuale nel mondo accademico? Perché spesso si parla di un “pregiudizio” che vorrebbe la donna “rilegata” in materie educative e non tecniche? Diamo uno sguardo ai dati: nel 2019 la presenza femminile nel Corso di Laurea in Ingegneria a Torino ha visto un aumento del + 2% rispetto alla media maschile, arrivando a toccare quota 26% del totale (www.lastampa.it). Il quadro è chiaro, le donne ad Ingegneria sono meno degli uomini e la situazione dell’Ateneo piemontese è la più florida d’Italia. 

È arrivato il momento di smettere di pensare che possano esistere corsi di laurea e lavori adatti solo agli uomini. 

Sappiamo che gli strascichi di una cultura patriarcale si rigettano all’interno degli ambiti più disparati, da quelli accademici a quelli lavorativi, quindi si, fino a non troppo tempo fa l’opinione generale voleva la donna costretta al solo lavoro di cura o impiegata in ambiti prettamente educativi. La storia delle donne nella scienza e nella tecnologia è sicuramente più recente rispetto quella dei colleghi maschi, infatti quando le ragazze studiavano economia domestica Enrico Fermi progettava il primo reattore nucleare, quando le donne dovevano imparare ad essere mogli devote e madri perfette, due scienziati stavano lavorando alle ricerche sulla struttura a doppia elica del DNA. Potremmo andare avanti all’infinito. Alle donne è stato permesso di frequentare le università in tempi non troppo antichi, quando Emma Strada si laureava al Politecnico di Torino, in tutta Italia le iscritte all’università risultavano essere solo 250 — era il 1908. La percentuale di affluenza femminile nei settori tecnico – scientifici delle aree STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) risulta essere il 44% (Anno 2016 – Miur), ben undici punti in più rispetto la media, per esempio, del Regno Unito.

Forse il dato più preoccupante è la differenza di salario tra uomo e donna. 

L’Italia presenta divari disarmanti, per l’Eurostat il nostro Paese si posiziona al 17° per Gender Pay Gap, in una classifica composta da 24 stati (www.repubblica.it). Nel nostro Paese le donne laureate in materie tecniche e scientifiche guadagnano il 20% in meno dei colleghi (www.larepubblica.it), spesso sono portate ad accettare lavori meno qualificati rispetto alla loro formazione, part-time e stipendi non all’altezza delle loro capacità. La situazione di una carenza di donne ingegnere non è troppo diversa da quella di donne Giudici della Corte di Cassazione, in Europa sono il 37%, in Italia solo il 26%.

Spesso si riduce la questione ad un pensiero diffuso: le ragazze sono portate a pensare, colpa di anni di sessismo in ambito lavorativo, di “non essere adatte” alle discipline tecniche, ma siamo così sicur* che sia una credenza diffusa tra le studentesse? Davvero le donne sono le prime a pensare di non essere adatte ad un lavoro reputato per anni prerogativa maschile? Lasciamo la parola ad Agnese, una neolaureata in Ingegneria al Politecnico di Torino

Parlaci un po’ della tua formazione universitaria

A: Nel complesso definirei la mia esperienza al Politecnico positiva, ho conosciuto una realtà nuova in un ambiente diverso da quello a cui ero abituata, ma in cui mi sono subito trovata bene. Non nego che ci siano stati momenti difficili, ma non ho mai preso seriamente in considerazione l’idea di mollare perché, nonostante la mole di lavoro che a volte mi è sembrata insormontabile, sono riuscita quasi sempre a raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissata e, nell’insieme, i corsi che ho seguito mi hanno sempre interessata.

Cosa ti ha spinta ad iscriverti proprio ad Ingegneria?

A: L’ingegneria non è una mia passione da sempre, ma ho cominciato a interessarmi a questo ambito verso la metà delle scuole superiori, grazie ad un amico di famiglia ingegnere edile. Inizialmente pensavo che avrei intrapreso anche io quel percorso ma, con il tempo, ho scoperto il mondo delle energie e ho deciso di iscrivermi ad Ingegneria Energetica. Mi sono da poco laureata in triennale e ho deciso di proseguire con la magistrale, dove sono sicura che affronterò temi più interessanti e specifici, che mi permetteranno di avere una conoscenza più approfondita della materia.

Le testate giornalistiche parlano di un radicato “pregiudizio” che vorrebbe rilegare la donna in un ambito lavorativo meno tecnico, come quello educativo o della cura della persona, ti è mai capitato di sentire questo pregiudizio durante il tuo percorso universitario?

A: Fortunatamente non l’ho mai sperimentato in prima persona, ma è una cosa che si percepisce spesso sia in ambito lavorativo che in ambito scolastico, già a partire dalle scuole superiori, dove si assiste a una netta divisione tra gli indirizzi considerati più “femminili” e quelli più “maschili”.

Il Gender Pay Gap lavorativo, specie in una professione a maggioranza maschile, ti spaventa?

A: Non credo di sentirmi spaventata quanto più demoralizzata dal fatto che un uomo possa guadagnare più di una donna per lo svolgimento dello stesso compito. La mia speranza è, certamente, quella di trovarmi un giorno in un ambiente lavorativo che riconosca l’impegno di ognuno indipendentemente dal sesso e che nei prossimi anni questa possa diventare la tendenza in tutti gli ambiti, non solo in Italia ma anche all’estero.

La testimonianza di Agnese è importante per capire che no, le ragazze non sono così convinte che le materie STEM non siano adatte a loro, questo pregiudizio è forse presente più tra coloro che permettono esista una differenza salariale tra uomo e donna, non certo tra le ingegnere. La strada è lunga, molte università stanno virando verso l’impegno di destinare la propria offerta formativa alle future professioniste STEM, grazie a campagne e progetti promossi da Atenei quali il Politecnico di Torino e quello di Milano. Ci auguriamo che possa essere una tendenza sempre più diffusa per contrastare le poche iscrizioni, senza però dimenticarci che il Gender Pay Gap svolge un ruolo fondamentale nella scelta universitaria delle giovani e future studentesse.  È un divario salariale diffuso che deve essere abbattuto dall’interno e dell’esterno, l’impegno delle istituzioni deve essere costante e volto al superamento di una percentuale che scredita il nostro Paese nel mondo. 

Ylenia Covalea

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Sono ripartire oggi, lunedì 28 settembre, le prime lezioni ad Unito. La modalità di fatto sarà “mista“: vale a dire che ciascun docente valuterà se erogare il corso in presenza o a distanza, utilizzando la piattaforma Webex. Nel caso della formula in presenza, l’ingresso sarà limitato ad un numero di posti predefinito, secondo determinate modalità di accesso e previa prenotazione con lo Studenti booking.
Cos’è lo Student Booking? Ti servirà per accedere alle lezioni di UniTO. ⬇️⬇️⬇️
🧑‍💻Per accedere alle lezioni in sicurezza potrai prenotare il tuo posto in aula. Come? Basta accedere connettendosi alla “MyUniTo Studente” o “Futuro Studente” e prenotare il tuo posto in aula con il servizio “Student Booking”.
💼 Il servizio è rivolto a:
• iscritti/e ad un corso di studio con piano di studio caricato e attività didattiche in stato frequentato/pianificato, prevedendo una coda prioritaria per gli studenti con disabilità
•matricole senza piano di studi caricato
• futuri/e alunni/e che abbiano effettuato la registrazione sul portale di Ateneo e concluso l’iter di completamento dei dati anagrafici.

 

La torinese Emma è la prima donna laureata in Italia in Ingegneria Civile al Politecnico di Torino: era il 1908 e le donne non avevano diritti

 

Senza diritti, futuro e lavoro; solo il matrimonio ad innalzare, in maniera teorica, la loro condizione di nascita. L’opinione pubblica, durante i primi anni del Novecento italiano, si sta dirigendo verso la lenta, ma graduale, conquista del diritto di voto per le cittadine italiane, che avverrà più di quarant’anni dopo, con il primo referendum che vede partecipare anche le donne. Torniamo indietro agli anni in cui le ragazze negli studi scientifici e tecnici erano pressoché inesistenti; solo nel 1905 viene permesso alle donne di insegnare alle scuole medie; c’è voglia di emancipazione e di ottenere un ruolo sociale diverso da quello di moglie e madre. In questo difficile contesto storico fa la sua comparsa una giovane ragazza di Torino che vuole diventare ingegnere: Emma Strada. Si iscrive al Politecnico di Torino a diciannove anni per conseguire la laurea nel 1908, ma non era così comune farlo, specie per una ragazza. Nei primi anni del Novecento risultano essere iscritte all’università 250 donne in tutta Italia (www.storiaxxisecolo.it), Emma è una delle poche a frequentarla, ma sarà di lì a breve, anche una delle poche donne in Europa a conseguire un titolo di studio in Ingegneria Civile. All’estero ci sono le vite e i lavori esemplari di Sarah Guppy; ingegnere inglese che inventa un innovativo sistema per costruire ponti sospesi nei primi anni dell’Ottocento e Verena Holmes, ingegnere meccanico inglese, prima donna eletta all’Institution of Mechanical Engineers nel 1924 e all’Institution of Locomotive Engineers nel 1931, solo per citarne alcune.

È il 7 settembre 1908 quando esce un articolo sul quotidiano La Stampa:

Emma Strada, sabato scorso, al nostro Istituto Superiore Politecnico ha conseguito a pieni voti la laurea in ingegneria civile. La signorina Strada è così la prima donna-ingegnere che si conti in Italia e ha appena altre due o tre colleghe all’estero.

Non era semplice per una donna emergere in ambiti come l’ingegneria, la scienza e le materie tecnologiche, figuriamoci farsi “strada” in una carriera da sempre reputata prerogativa maschile, se n’è addirittura parlato sulla stampa torinese; all’epoca una laureata faceva notizia.

Emma nasce a Torino nel 1884 e decide di ripercorrere le orme del padre che ha uno studio tecnico di progettazione, con il quale lavora ed eredita i progetti. Lavora tra la Valle d’Aosta, la Calabria, la Liguria e il Piemonte: tra i suoi primi progetti figura una galleria di ribasso per drenare l’acqua in Valle d’Aosta, l’anno successivo alla sua laurea, nel 1909, si trasferisce in Calabria, dove si occupa della costruzione della ferrovia automoto-funicolare di Catanzaro e della costruzione del ramo calabrese dell’acquedotto pugliese. Per sei anni è l’assistente del Professor Pagliani, docente e direttore del Gabinetto di Igiene Industriale presso l’Università di Torino.

Progetta in Val d’Aosta la manica del Grand-Hôtel di St-Vincent e la funicolare, si sposta in Liguria per l’ampliamento del Palazzo Municipale di Varazze e si occupa di alcune abitazioni, anche nel torinese, dirigendo la costruzione dell’Asilo infantile della Crocetta. Nel 1957 con Anna Enrichetta Amour, Laura Lange, Ines del Tetto, Lidia Lanzi, Adelina Racheli, Vittoria Ilardi e Alessandra Bonfanti, istituisce l’AIDIA – l’Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetto – con l’intento di promuovere e valorizzare il lavoro femminile nel campo della scienza e delle tecniche, per poi lasciarci nel 1970, all’età di ottantasei anni.

I suoi progetti sono passati in sordina, ma ha sicuramente svolto un ruolo fondamentale nello scardinare un’idea diffusa nel 1900; le donne ingegnere non esistono. L’ha fatto in maniera del tutto naturale, studiando, lavorando e facendo carriera in un ambiente colmo di pregiudizi che nel Novecento vuole la donna riposta al lavoro di cura, in casa; (in)consapevolmente è diventata un esemplare simbolo di emancipazione e riappropriazione di un ruolo, da sempre declinato al maschile.

(fonte: didattica.polito.it)

Ylenia Covalea

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La sessione esami é ancora in corso e gli spazi per studiare sempre più utili. Ecco allora due opportunità per studiare all’aperto e in sicurezza

Spazio Studio all’aperto in Barriera di Milano |

Biblioteche Civiche Torinesi

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🌸 Abiti in Barriera di Milano e non sai dove studiare? Apre un nuovo spazio studio all’aperto presso i Giardini Saragat di via Leoncavallo, fino al 1° ottobre 2020.
📌 Dal lunedì al venerdì | 9.30 – 13:00 | 13.30 – 17:00
I posti disponibili sono 18, prenota chiamando al numero 01101131262.

🌼 Lo spazio, a cura della Biblioteca civica “Primo Levi” ed é gestito in collaborazione con l’Associazione Amece, fornisce anche supporto allo studio per studenti e studentesse di lingua araba.

Spazio studio all’aperto presso il Centro Interculturale di Torino
Questo spazio studio si trova nel cortile del Centro Interculturale del Comune di Torino in Corso Taranto 160 a partire da lunedì 21 settembre a metà ottobre.
📌 Dal lunedì al venerdì | 2 fasce orarie disponibili: 9.30 – 13:00 e dalle 14:00 alle 17:30 |
I posti disponibili sono 25, prenota inviando una mail a prenotazione.ci@comune.torino.it

 

Università: cerchiamo di rispondere ad alcune domande frequenti delle matricole. Ecco quello che dovresti sapere prima di iniziarla.

 

  • Le lezioni sono un casino – Ogni giorno è diverso dall’altro, ogni semestre ha lezioni ed orari differenti. Ma non spaventarti! Basta sapersi organizzare, sfrutta le ore buche per studiare e ripassare nelle aule studio della tua università.
  • Studiare per l’esame il giorno prima? – Un mito da sfatare. Il liceo e l’università sono molto diversi sotto questo punto di vista. In pochi/e riescono a prepararsi bene studiando il giorno prima, possono essere tranquillamente reputati/e degli eroi e delle eroine dello studio disperato dell’ultimo minuto!
  • I pre-esami – Spesso, in vista di un esame molto complesso, il professore può dare la possibilità di sostare il pre-esame/parziale: approfittane! I parziali sono strumenti utilissimi per dividere l’esame e quindi alleggerire il carico di studio.
  • I famigerati gruppi su Facebook – Lo sappiamo, siamo stanchi di ricevere notifiche dai gruppi su WhatsApp o Facebook, ma quelli per l’università sono fondamentali. Pareri sui professori, informazioni su scadenze ed esami, domande e dubbi. Se la segreteria didattica è sempre piena, puoi provare a porre una domanda sul gruppo, troverai sicuramente qualcuno/a che, prima di te, ha posto la stessa domanda o conosce la risposta. 
  • Tirocinio, perché farlo Una volta terminata l’università non si è sempre sicuri sulla carriera lavorativa da intraprendere. Se l’università te lo permette, svolgi un tirocinio, se è curriculare allora vale come un esame, le tue ore di tirocinio sono “retribuite” in CFU. Pensaci, “in che abito vorrei lavorare?” Cerca aziende, enti pubblici e privati che potrebbero fare al caso tuo, non solo guadagnerai CFU, ma l’esperienza ti servirà come “palestra” per il futuro, senza contare che potrai inserirlo nel curriculum vitae.
  • Non ho esperienza in un ambito particolare, come faccio a sapere se questa è l’università per me?– Con il tempo. Lo studio non deve pesarti e la maggior parte delle materie devono interessanti. Non fraintenderci, è normalissimo non essere sempre motivati/e nello studio, ma questo non deve diventare un’abitudine. Il tempo saprà dirti se il percorso universitario che hai scelto è adatto a te, ascolta le tue passione e le tue necessità più di ogni altro consiglio. 
  • Con le facoltà umanistiche non si lavora” – Falso, anzi, falsissimo. Questo è un luogo comune che viene proposto in continuazione. Le facoltà umanistiche preparano studenti e studentesse a livello teorico, formano le menti, il pensiero logico e quello critico. Chi è in possesso di una laurea umanistica ha le stesse possibilità lavorative di un/a collega che proviene da un percorso più tecnico, basta solo riuscire a mettere in pratica la teoria. Non esiste un’università specifica per “trovar lavoro”, anzi, negli ultimi anni le facoltà umanistiche hanno visto un incremento di iscrizioni, proprio per un maggior interesse verso ambiti quali lettere, filosofia, storia, sociologia e affini.

 

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Dopo aver parlato di metodi e consigli per una buona stesura della tesi di laurea, oggi l’argomento è il discorso di laurea. Calma, Calma. Anni di studio stanno per volgere al termine e il discorso sarà la parte più d’impatto della tua discussione di laurea, devi scriverlo in modo tale da interessare, il più possibile, la commissione. Ecco alcuni consigli:

 

  1. Le slides. la commissione sarà interessata a leggere punto per punto le parti fondamentali della tua tesi. Ricorda che i professori e le professoresse leggono moltissime tesi ed assistono ad altrettante discussioni: la tua deve spiccare per chiarezza, per questo slides ben fatte a catturare l’attenzione possono essere un elemento distintivo di cui la commissione potrebbe ricordarsi. Affidati a programmi di grafica come Adobe Indesign o Adobe Illustrator se possibile: renderanno tutto più coeso e professionale, ma se non li possiedi esistono comunque alternative gratuite come Canva, un sito che ti permette di creare grafiche e presentazioni. Microsoft PowerPoint, ebbene sì: è ancora utilizzato. L’impaginazione grafica deve essere semplice e chiara, evita gli elementi disturbanti e non necessari.
  1. Scrivi il discorso e ripetilo con anticipopractice makes better. L’agitazione al momento della discussione potrebbe prenderti alla sprovvista; per questo un discorso ben fatto e studiato potrebbe salvarti da momenti di silenzio o imbarazzo. Fai le dovute pause e pensa alle possibili domande che la commissione potrebbe porti, cronometrati e cerca di rimanere nei minuti prestabiliti; dai dieci ai venti, dipende dal corso di laurea. È utile anche ripetere il testo ad amici o familiari, loro potranno consigliarti.
  1. Non troppo lungo, non troppo corto. Cerca di incorporare e “schematizzare” il più possibile il tuo pensiero e il tuo lavoro di tesi all’interno del discorso. Avrai pochi minuti a disposizione per esporlo, non pensare di poter spiegare in toto il tuo lavoro, quindi inserisci le parti salienti e cerca di collegare tutto il più possibile, evitando i gap contenutistici. 
  1. Una volta davanti alla commissione: attent* al linguaggio del corpo. Mostrati il più possibile sicuro/a, sappiamo essere difficile, specie davanti ad una commissione di esperti ed esperte, ma il linguaggio corporeo è una fonte inesauribile di comunicazione non verbale. Risolutezza e sicurezza, la chiave per non farti sopraffare dall’ansia. 

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Laureandi e laureande all’ascolto; prendete nota! Nell’articolo di oggi vogliamo darvi qualche dritta per la buona stesura di una tesi di laurea. Le cose da dire sarebbero davvero tante e ogni dipartimento ha le sue regole specifiche di formattazione del testo e layout, pertanto i nostri consigli sono generali e adatti ad ogni corsi di laurea. Il momento della scrittura della tesi è forse quello più emozionante della carriera universitaria; il coronamento di anni di studio, scriverla bene è il punto di partenza per un grande successo. 

 

  1. Individua l’argomento adatto alla tua tesi. Può essere un tema svolto durante un corso appassionatamente che hai seguito; la cosa più importante è che ti entusiasmi e, perché no, ti possa servire in futuro, magari per una pubblicazione o un colloquio di lavoro. Se non hai idee chiare individua prima un/a docente che reputi particolarmente valido/a e concordate insieme una tematica, i professori e le professoresse possono aiutarti. 
  1. La bibliografia prima di tutto il resto. La parte iniziale, forse la più noiosa, ma quella fondamentale per impostare un buon lavoro di tesi, è proprio la scrittura della bibliografia. Documentati, ricerca tutti i titoli che potrebbero interessare alla tua tesi e inizia a farti un’idea generale sulla piega che vorrai dare al tuo lavoro. Molto utili sono i portali di articoli scientifici o universitari, banche dati e archivi. Biasa, Academia.edu e Research Gate sono solo tre siti di studi, ricerche e articoli che potrebbero fare al caso tuo. Ricorda; devi sempre citare gli autori e le autrici di una specifica fonte. Nella bibliografia i riferimenti vanno scritti in ordine alfabetico partendo dal cognome. Esistono vari metodi; il Vancouver Style, l’ Harvard Style e quello classico. Il titolo dell’opera è sempre in corsivo.

 

 

  1. Redigi un indice. Una volta chiara l’idea sul tema e sugli argomenti che vorrai trattare nella tesi, sarà d’aiuto redigere un indice, ma non solo, questo è fondamentale per il relatore o la relatrice, non importa se l’indice varierà durante la scrittura della tesi, è normale, ma è importante che chi ti segue sappia come vorrai impostare il lavoro. 
  1. Le note a piè pagina. Word o Pages, i software più utilizzati per scrivere testi, ti permettono di inserire a piè pagina le note. Fallo volta per volta, segna sempre le pagine, il titolo dell’opera e l’autore a chi fai riferimento. Concorda la modalità con il relatore o la relatrice, possono essere inserite a fine pagine oppure a fine capitolo: nome puntato, cognome, titolo opera, casa editrice, luogo di edizione e anno.
  1. Il titolo deve parlare da sè. Fallo leggere a qualcuno e domanda cosa evoca nella loro mente. Il titolo della tesi deve essere esplicativo, puoi aiutarti con il sottotitolo, che spesso è più specifico. È normale che il titolo, talvolta, possa venirti in mente una volta terminata la tesi, è uno degli ultimi elementi a cui pensare. Spesso è meglio prima avere ben presentare la struttura del tuo studio di tesi per scrivere un titolo chiaro e ben fatto.

 

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Per i giovani under 26 (non ancora compiuti), il Gruppo Torinese Trasporti anche quest’anno ha previsto una tariffa ad hoc

Nello specifico

  • Annuale Under 26
    Riservato a tutti i giovani sotto i 26 anni.
    Può essere acquistato durante tutto l’anno ed è valido 12 mesi.
    L’abbonamento è finanziabile.
    Costo: 258 euro
  • Annuale Under 26 – Tariffe agevolate ISEE
    Riservato agli under 26 residenti o domiciliati a Torino e in possesso di certificazione ISEE valida.
    Fascia Under A: 158 euro
    Fascia Under B: 178 euro
    Fascia Under C: 208 euro

Per il mese di settembre 2020 GTT ha previsto un’ulteriore agevolazione per gli studenti e le loro famigliea partire dal 15 agosto gli studenti potranno acquistare l’abbonamento mensile di settembre “Mensile Under 26” al prezzo di 22 euro. 

L’acquisto degli abbonamenti mensili di settembre 2020 “Under 26” a tariffa promozionale sarà possibile solo sul sito e-commerce GTT.

 

La sessione esami è alle porte e sappiamo che alcuni/e di voi staranno studiando senza sosta per un appello particolarmente impegnativo. Per questo oggi vogliamo darvi qualche piccolo consiglio per organizzarvi al meglio, studiare ed essere produttivi al massimo.

 

Organizza il tuo studio – il segreto risiede nell’organizzazione del materiale che hai da studiare. Potrebbe essere un consiglio banale, ma è la chiave per la buona riuscita di una giornata intensa di studio. Spesso, per preparare un esame, avrai da studiare manuali, dispense, appunti e schemi, per questo darti delle scadenze ti porterà ad avere sempre chiaro quello che dovrai studiare, in modo da non farti prendere dal panico e finire tutto per tempo. Prendi un calendario e segna i giorni disponibili per lo studio, dividi le pagine da leggere e programma del tempo per il ripasso.

Quality over quantity trova il momento della giornata più congeniale per studiare: mattino, pomeriggio o sera; ognuno preferisce farlo in momenti diversi della giornata. Non sempre si riesce ad essere produttivi/e per otto ore consecutive: subentra la stanchezza e, talvolta, la noia. Per questo ti consigliamo di trovare il momento giusto della giornata per focalizzarti sullo studio, quattro ore di ripasso intenso possono servire molto più di otto ore passate sui libri, magari distraendosi in continuazione. Svegliati presto in modo da avere a disposizione tutta la giornata per studiare e prendi le dovute pause per svago e relax, è molto importante anche riposarsi per schiarirsi le idee.

Trova il tuo metodo di studio – non è semplice, specie nel passaggio tra liceo ad università. Il carico di studio è ben diverso, le sessioni e gli appelli sono scadenzati, è quindi importante studiare volta per volta, in modo da non ritrovarsi, qualche giorni prima dell’esame, con materiale ancora da leggere. C’è chi si trova meglio a studiare direttamente dal manuale, chi invece preferisce scrivere riassunti e schemi a mano o a computer. Non esiste un “metodo migliore” di un altro, basta trovare quello più adatto, prova e vedrai. 

 

 

Prendi sempre appunti – in alcune università la frequenza non è obbligatoria, ma assistere il più possibile alle lezione ti aiuterà non solo nella comprensione della materia, ma anche nella stesura degli appunti: uno strumento spesso fondamentale. Se una lezione ti sembra particolarmente complessa e credi ti possa essere utile riascoltarla, usa un registratore per riprenderla in fase di studio. Una volta a casa sarà utile rivedere gli appunti e integrarli con eventuali libri di testo.

Ripeti con compagni e compagne di corso – il ripasso, lo sappiamo, è una parte importante dello studio, infatti lo si utilizza per imprimere meglio i concetti. Potrebbe essere d’aiuto ripetere ad alta voce con un compagno o una compagna, in modo da scambiarvi opinioni e prepararvi meglio.

La sera prima dell’esame evita di studiare – dormi, riposati e cerca di finire lo studio almeno un giorno prima, così da dedicare la serata al riposo per ricaricare le energie in vista dell’esame; meglio una nottata di sonno che qualche ora sporadica per ripetere le ultime cose in fretta.

 

Ti auguriamo un buono studio!

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