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La torinese Emma è la prima donna laureata in Italia in Ingegneria Civile al Politecnico di Torino: era il 1908 e le donne non avevano diritti

 

Senza diritti, futuro e lavoro; solo il matrimonio ad innalzare, in maniera teorica, la loro condizione di nascita. L’opinione pubblica, durante i primi anni del Novecento italiano, si sta dirigendo verso la lenta, ma graduale, conquista del diritto di voto per le cittadine italiane, che avverrà più di quarant’anni dopo, con il primo referendum che vede partecipare anche le donne. Torniamo indietro agli anni in cui le ragazze negli studi scientifici e tecnici erano pressoché inesistenti; solo nel 1905 viene permesso alle donne di insegnare alle scuole medie; c’è voglia di emancipazione e di ottenere un ruolo sociale diverso da quello di moglie e madre. In questo difficile contesto storico fa la sua comparsa una giovane ragazza di Torino che vuole diventare ingegnere: Emma Strada. Si iscrive al Politecnico di Torino a diciannove anni per conseguire la laurea nel 1908, ma non era così comune farlo, specie per una ragazza. Nei primi anni del Novecento risultano essere iscritte all’università 250 donne in tutta Italia (www.storiaxxisecolo.it), Emma è una delle poche a frequentarla, ma sarà di lì a breve, anche una delle poche donne in Europa a conseguire un titolo di studio in Ingegneria Civile. All’estero ci sono le vite e i lavori esemplari di Sarah Guppy; ingegnere inglese che inventa un innovativo sistema per costruire ponti sospesi nei primi anni dell’Ottocento  e Verena Holmes, ingegnere meccanico inglese, prima donna eletta all’Institution of Mechanical Engineers nel 1924 e all’Institution of Locomotive Engineers nel 1931, solo per citarne alcune.

È il 7 settembre 1908 quando esce un articolo sul quotidiano La Stampa:

Emma Strada, sabato scorso, al nostro Istituto Superiore Politecnico ha conseguito a pieni voti la laurea in ingegneria civile. La signorina Strada è così la prima donna-ingegnere che si conti in Italia e ha appena altre due o tre colleghe all’estero.

Non era semplice per una donna emergere in ambiti come l’ingegneria, la scienza e le materie tecnologiche, figuriamoci farsi “strada” in una carriera da sempre reputata prerogativa maschile, se n’è addirittura parlato sulla stampa torinese; all’epoca una laureata faceva notizia.

Emma nasce a Torino nel 1884 e decide di ripercorrere le orme del padre che ha uno studio tecnico di progettazione, con il quale lavora ed eredita i progetti. Lavora tra la Valle d’Aosta, la Calabria, la Liguria e il Piemonte: tra i suoi primi progetti figura una galleria di ribasso per drenare l’acqua in Valle d’Aosta, l’anno successivo alla sua laurea, nel 1909, si trasferisce in Calabria, dove si occupa della costruzione della ferrovia automoto-funicolare di Catanzaro e della costruzione del ramo calabrese dell’acquedotto pugliese. Per sei anni è l’assistente del Professor Pagliani, docente e direttore del Gabinetto di Igiene Industriale presso l’Università di Torino.

Progetta in Val d’Aosta la manica del Grand-Hôtel di St-Vincent e la funicolare, si sposta in Liguria per l’ampliamento del Palazzo Municipale di Varazze e si occupa di alcune abitazioni, anche nel torinese, dirigendo la costruzione dell’Asilo infantile della Crocetta. Nel 1957 con Anna Enrichetta Amour, Laura Lange, Ines del Tetto, Lidia Lanzi, Adelina Racheli, Vittoria Ilardi e Alessandra Bonfanti, istituisce l’AIDIA – l’Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetto – con l’intento di promuovere e valorizzare il lavoro femminile nel campo della scienza e delle tecniche, per poi lasciarci nel 1970, all’età di ottantasei anni.

I suoi progetti sono passati in sordina, ma ha sicuramente svolto un ruolo fondamentale nello scardinare un’idea diffusa nel 1900; le donne ingegnere non esistono. L’ha fatto in maniera del tutto naturale, studiando, lavorando e facendo carriera in un ambiente colmo di pregiudizi che nel Novecento vuole la donna riposta al lavoro di cura, in casa; (in)consapevolmente è diventata un esemplare simbolo di emancipazione e riappropriazione di un ruolo, da sempre declinato al maschile.

(fonte: didattica.polito.it)

 

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Università: cerchiamo di rispondere ad alcune domande frequenti delle matricole. Ecco quello che dovresti sapere prima di iniziarla.

 

  • Le lezioni sono un casino – Ogni giorno è diverso dall’altro, ogni semestre ha lezioni ed orari differenti. Ma non spaventarti! Basta sapersi organizzare, sfrutta le ore buche per studiare e ripassare nelle aule studio della tua università.
  • Studiare per l’esame il giorno prima? – Un mito da sfatare. Il liceo e l’università sono molto diversi sotto questo punto di vista. In pochi/e riescono a prepararsi bene studiando il giorno prima, possono essere tranquillamente reputati/e degli eroi e delle eroine dello studio disperato dell’ultimo minuto!
  • I pre-esami – Spesso, in vista di un esame molto complesso, il professore può dare la possibilità di sostare il pre-esame/parziale: approfittane! I parziali sono strumenti utilissimi per dividere l’esame e quindi alleggerire il carico di studio.
  • I famigerati gruppi su Facebook – Lo sappiamo, siamo stanchi di ricevere notifiche dai gruppi su WhatsApp o Facebook, ma quelli per l’università sono fondamentali. Pareri sui professori, informazioni su scadenze ed esami, domande e dubbi. Se la segreteria didattica è sempre piena, puoi provare a porre una domanda sul gruppo, troverai sicuramente qualcuno/a che, prima di te, ha posto la stessa domanda o conosce la risposta. 
  • Tirocinio, perché farlo Una volta terminata l’università non si è sempre sicuri sulla carriera lavorativa da intraprendere. Se l’università te lo permette, svolgi un tirocinio, se è curriculare allora vale come un esame, le tue ore di tirocinio sono “retribuite” in CFU. Pensaci, “in che abito vorrei lavorare?” Cerca aziende, enti pubblici e privati che potrebbero fare al caso tuo, non solo guadagnerai CFU, ma l’esperienza ti servirà come “palestra” per il futuro, senza contare che potrai inserirlo nel curriculum vitae.
  • Non ho esperienza in un ambito particolare, come faccio a sapere se questa è l’università per me?– Con il tempo. Lo studio non deve pesarti e la maggior parte delle materie devono interessanti. Non fraintenderci, è normalissimo non essere sempre motivati/e nello studio, ma questo non deve diventare un’abitudine. Il tempo saprà dirti se il percorso universitario che hai scelto è adatto a te, ascolta le tue passione e le tue necessità più di ogni altro consiglio. 
  • Con le facoltà umanistiche non si lavora” – Falso, anzi, falsissimo. Questo è un luogo comune che viene proposto in continuazione. Le facoltà umanistiche preparano studenti e studentesse a livello teorico, formano le menti, il pensiero logico e quello critico. Chi è in possesso di una laurea umanistica ha le stesse possibilità lavorative di un/a collega che proviene da un percorso più tecnico, basta solo riuscire a mettere in pratica la teoria. Non esiste un’università specifica per “trovar lavoro”, anzi, negli ultimi anni le facoltà umanistiche hanno visto un incremento di iscrizioni, proprio per un maggior interesse verso ambiti quali lettere, filosofia, storia, sociologia e affini.

 

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Dopo aver parlato di metodi e consigli per una buona stesura della tesi di laurea, oggi l’argomento è il discorso di laurea. Calma, Calma. Anni di studio stanno per volgere al termine e il discorso sarà la parte più d’impatto della tua discussione di laurea, devi scriverlo in modo tale da interessare, il più possibile, la commissione. Ecco alcuni consigli:

 

  1. Le slides. la commissione sarà interessata a leggere punto per punto le parti fondamentali della tua tesi. Ricorda che i professori e le professoresse leggono moltissime tesi ed assistono ad altrettante discussioni: la tua deve spiccare per chiarezza, per questo slides ben fatte a catturare l’attenzione possono essere un elemento distintivo di cui la commissione potrebbe ricordarsi. Affidati a programmi di grafica come Adobe Indesign o Adobe Illustrator se possibile: renderanno tutto più coeso e professionale, ma se non li possiedi esistono comunque alternative gratuite come Canva, un sito che ti permette di creare grafiche e presentazioni. Microsoft PowerPoint, ebbene sì: è ancora utilizzato. L’impaginazione grafica deve essere semplice e chiara, evita gli elementi disturbanti e non necessari.
  1. Scrivi il discorso e ripetilo con anticipopractice makes better. L’agitazione al momento della discussione potrebbe prenderti alla sprovvista; per questo un discorso ben fatto e studiato potrebbe salvarti da momenti di silenzio o imbarazzo. Fai le dovute pause e pensa alle possibili domande che la commissione potrebbe porti, cronometrati e cerca di rimanere nei minuti prestabiliti; dai dieci ai venti, dipende dal corso di laurea. È utile anche ripetere il testo ad amici o familiari, loro potranno consigliarti.
  1. Non troppo lungo, non troppo corto. Cerca di incorporare e “schematizzare” il più possibile il tuo pensiero e il tuo lavoro di tesi all’interno del discorso. Avrai pochi minuti a disposizione per esporlo, non pensare di poter spiegare in toto il tuo lavoro, quindi inserisci le parti salienti e cerca di collegare tutto il più possibile, evitando i gap contenutistici. 
  1. Una volta davanti alla commissione: attent* al linguaggio del corpo. Mostrati il più possibile sicuro/a, sappiamo essere difficile, specie davanti ad una commissione di esperti ed esperte, ma il linguaggio corporeo è una fonte inesauribile di comunicazione non verbale. Risolutezza e sicurezza, la chiave per non farti sopraffare dall’ansia. 

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Si è chiusa la prima edizione dello “Spring Seed Grant”, iniziativa lanciata da Fondazione Telethon per aiutare le associazioni di pazienti a investire al meglio i propri fondi in progetti di ricerca sulle patologie di proprio interesse, spesso molto rare e poco studiate. Tra i sette progetti finanziati, che beneficeranno di 50 mila euro ciascuno, c’è anche una ricerca del Politecnico di Torino, coordinata da Marco Agostino Deriu, docente di Bioingegneria Industriale del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale, che si occuperà della paralisi spastica ascendente ereditaria a esordio infantile (IAHSP), una patologia molto rara e poco conosciuta, caratterizzata da grave spasticità agli arti fin dall’infanzia. L’iniziativa di Telethon intende creare legami di collaborazione con le associazioni dei pazienti, per combattere insieme le patologie: in questo il team del Politecnico sarà supportato dall’Associazione Help Olly.

Lo scopo del progetto presentato dal Politecnico è costruire un modello dell’Alsina – la proteina difettosa che origina la IAHSP – per arrivare a una migliore comprensione della patologia a livello molecolare e per sviluppare possibili strategie terapeutiche mirate.

La ricerca del Politecnico è stata scelta tra 56 progetti candidati, premiando l’interesse della comunità scientifica nel trovare nuove soluzioni contro la IAHSP: “I ricercatori hanno evidenziato come questa patologia è correlata alla mutazione del gene Als2 – spiega Deriu – I geni sono i manuali che le nostre cellule usano per costruire le proteine, ingranaggi fondamentali per il funzionamento del corpo umano. Gli errori nelle istruzioni si traducono in una costruzione non corretta di questi ingranaggi, in un loro malfunzionamento e quindi in una condizione patologica. Lo scopo di questo progetto è quello di osservare gli effetti alla scala più bassa possibile, quella molecolare, per capire come localmente queste alterazioni influiscono sul comportamento della proteina alle scale superiori”. L’obiettivo del team è quello di ottenere un modello per capire come sarebbe la proteina espressa da Als2 in condizioni normali e come le mutazioni allontanano la proteina dal suo comportamento fisiologico. Per ottenere questo risultato, saranno effettuati studi computazionali per comprendere le migliori strategie per ottenere un quadro realistico della proteina attraverso procedure sperimentali. Inoltre, i modelli ottenuti saranno utilizzati per testare, tra i farmaci esistenti, potenziali candidati in grado di ripristinare le funzioni fisiologiche, alterate nelle proteine mutate.

 

Una tesi di laurea “perfetta”? forse non esiste, ma vogliamo darti qualche consiglio per scriverla al meglio | parte 2

 

  1. Prenditi del tempo. Tieni a mente tutte le scadenze universitarie, presenta la domanda e calcola il tempo giusto per svolgere un buon lavoro. Non avere fretta, consulta tutte le fonti disponibili, scrivi con calma e svolgi tutte le ricerche utili per la tua tesi. Un buon lavoro richiede del tempo!
  1. L’introduzione / conclusioni. L’introduzione deve essere chiara e dettagliata per presentare al meglio il tuo lavoro. Dopo il titolo, il frontespizio e l’indice, l’introduzione alla tesi è il primo testo che andrà letto, per questo deve essere completa ed efficace. Scrivi le intenzioni e le motivazioni principali che ti hanno portat* a trattare un particolare argomento. Stessa cosa vale per le conclusioni; termina il tuo studio sottolineando, all’interno del discorso finale, l’epilogo della tesi, spiegandone anche lo svolgimento.
  1. Le pagine. Non eccedere, ma non essere neanche troppo concis*. Consulta il sito della tua università, spesso è previsto un numero di pagine prestabilito per ogni indirizzo. Per le tesi triennali si utilizzano, solitamente, 50 pagine, per le magistrali invece la lunghezza si aggira intorno alle 150, ma è tutto indicativo.
  1. Rileggi, rileggi, rileggi. Errori, refusi e paragrafi da rivedere. È sempre un bene dedicare del tempo alla rilettura, aiutati con la ripetizione ad alta voce in modo da utilizzare la cadenza e le pause come strumento utile per capire meglio come suonano i contenuti una volta letti.
  1. Cura l’impaginazione. La progettazione di una tesi è parte integrante del tuo lavoro, funge da presentazione e deve essere il più professionale possibile, ancora una volta; la tua università potrebbe aver messo online un vademecum sulla modalità previste. Il font deve essere leggibile e chiaro perché il testo sarà lungo; deve comprendere le varianti bold e italic, per dare il giusto peso tipografico alle parole. I più utilizzati sono Arial, Verdana, Calibri, Times New Roman e Times, ma noi ti proponiamo anche Helvetica Neue, Circular, Avenir Next e Gotham, caratteri moderni e leggibili. Pensa alla copertina, al frontespizio, ai margini e l’interlinea, se seguirai le regole dettate dalla tua università allora la tesi sarà, quasi sempre, elegante e leggibile. I numeri delle pagine: non c’è molto da dire, non te li dimenticare!

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La sessione esami è alle porte e sappiamo che alcuni/e di voi staranno studiando senza sosta per un appello particolarmente impegnativo. Per questo oggi vogliamo darvi qualche piccolo consiglio per organizzarvi al meglio, studiare ed essere produttivi al massimo.

 

Organizza il tuo studio – il segreto risiede nell’organizzazione del materiale che hai da studiare. Potrebbe essere un consiglio banale, ma è la chiave per la buona riuscita di una giornata intensa di studio. Spesso, per preparare un esame, avrai da studiare manuali, dispense, appunti e schemi, per questo darti delle scadenze ti porterà ad avere sempre chiaro quello che dovrai studiare, in modo da non farti prendere dal panico e finire tutto per tempo. Prendi un calendario e segna i giorni disponibili per lo studio, dividi le pagine da leggere e programma del tempo per il ripasso.

Quality over quantity trova il momento della giornata più congeniale per studiare: mattino, pomeriggio o sera; ognuno preferisce farlo in momenti diversi della giornata. Non sempre si riesce ad essere produttivi/e per otto ore consecutive: subentra la stanchezza e, talvolta, la noia. Per questo ti consigliamo di trovare il momento giusto della giornata per focalizzarti sullo studio, quattro ore di ripasso intenso possono servire molto più di otto ore passate sui libri, magari distraendosi in continuazione. Svegliati presto in modo da avere a disposizione tutta la giornata per studiare e prendi le dovute pause per svago e relax, è molto importante anche riposarsi per schiarirsi le idee.

Trova il tuo metodo di studio – non è semplice, specie nel passaggio tra liceo ad università. Il carico di studio è ben diverso, le sessioni e gli appelli sono scadenzati, è quindi importante studiare volta per volta, in modo da non ritrovarsi, qualche giorni prima dell’esame, con materiale ancora da leggere. C’è chi si trova meglio a studiare direttamente dal manuale, chi invece preferisce scrivere riassunti e schemi a mano o a computer. Non esiste un “metodo migliore” di un altro, basta trovare quello più adatto, prova e vedrai. 

 

 

Prendi sempre appunti – in alcune università la frequenza non è obbligatoria, ma assistere il più possibile alle lezione ti aiuterà non solo nella comprensione della materia, ma anche nella stesura degli appunti: uno strumento spesso fondamentale. Se una lezione ti sembra particolarmente complessa e credi ti possa essere utile riascoltarla, usa un registratore per riprenderla in fase di studio. Una volta a casa sarà utile rivedere gli appunti e integrarli con eventuali libri di testo.

Ripeti con compagni e compagne di corso – il ripasso, lo sappiamo, è una parte importante dello studio, infatti lo si utilizza per imprimere meglio i concetti. Potrebbe essere d’aiuto ripetere ad alta voce con un compagno o una compagna, in modo da scambiarvi opinioni e prepararvi meglio.

La sera prima dell’esame evita di studiare – dormi, riposati e cerca di finire lo studio almeno un giorno prima, così da dedicare la serata al riposo per ricaricare le energie in vista dell’esame; meglio una nottata di sonno che qualche ora sporadica per ripetere le ultime cose in fretta.

 

Ti auguriamo un buono studio!

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L’incerta situazione sanitaria, ma anche socio-economica, di questi primi mesi dell’anno non ha modificato per il Politecnico di Torino la tendenza di crescita registrata negli ultimi anni per le pre-immatricolazioni: sono quasi 13 mila i ragazzi e le ragazze che hanno sostenuto nelle prime sessioni dell’anno e sosterranno nei prossimi giorni i test di ammissione per i corsi di Ingegneria, Architettura, Design e Pianificazione, cioè lo stesso numero di aspiranti matricole del 2019/2020. Un risultato ancora più rilevante, se si pensa che due sessioni di test, quelle di marzo e di aprile, sono state sospese a causa Covid e che l’Ateneo ha dovuto adottare modalità del tutto nuove per lo svolgimento delle prove, che da maggio in avanti si sono tenute esclusivamente online.

Le iscritte e gli iscritti ai test si contenderanno i 4.685 posti disponibili per i corsi di Ingegneria, i 500 posti a disposizione di chi vorrà iscriversi ai corsi di Architettura, gli 85 per il corso in Pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistico-ambientale e i 250 per il corso di Design e comunicazione, coprendo quindi tutti i posti a disposizione e garantendo quindi all’Ateneo di confermare il numero dei propri iscritti, considerato che tutti i corsi sono a numero programmato.

l 26, 27 e 28 agosto si svolgerà l’ultima sessione dei test per Ingegneria, Pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistico-ambientale e Design e Comunicazione, mentre il 15 settembre sarà la volta degli studenti non comunitari residenti all’estero con titolo estero.

Il 4 settembre, toccherà invece agli aspiranti architetti sostenere la prova di accesso predisposta dal Politecnico di Torino sulla base delle disposizioni ministeriali; per l’iscrizione c’è ancora tempo fino alle ore 12.00 di venerdì 28 agosto.

Ancora aperte anche le iscrizioni alla prova per accedere ai 50 posti del corso in Tecnologie per l’industria manifatturiera, che mira alla creazione di figure tecniche di alto profilo professionale che possano essere operative rapidamente nel settore della produzione di realtà manifatturiere, rispondendo pienamente alla richiesta delle aziende, soprattutto PMI, interessate a figure professionali multidisciplinari. Il corso ha una durata di tre anni e le iscrizioni al test di ammissione – che si svolgerà il 24 settembre prossimo – sono aperte fino al 21 settembre 2020 e il test si svolgerà in presenza nei laboratori informatici dell’Ateneo, nel pieno rispetto delle misure di distanziamento connesse all’emergenza da COVID-19.

 

Il Politecnico di Torino e le principali organizzazioni del Terzo Settore predispongono un documento congiunto contenente raccomandazioni e comportamenti per ridurre il rischio di contagio da SARS-CoV-2 durante le attività di assistenza alle persone fragili.

Quella legata alla Covid non è un’emergenza soltanto sanitaria, ma anche sociale ed economica, che rischia di colpire duramente gli strati sociali più deboli ed esposti. Come spesso accade, quando si tratta di affrontare un’urgenza, la prima risposta ai bisogni arriva proprio dal volontariato. Di fronte ad un pericolo tanto grave quanto ancora sconosciuto, i volontari non possono essere lasciati in balia di loro stessi, ma devono venire opportunamente formati ed informati per poter affrontare al meglio le sfide di un autunno che si prospetta complicato. Così, Politecnico di Torino, Società di San Vincenzo De Paoli, Caritas e Casa accoglienza del Cottolengo hanno costituito un tavolo per mettere a punto un protocollo che consenta ai volontari di continuare a restare accanto alle persone più fragili mantenendo un livello di sicurezza adeguato.

Il documento “Il terzo settore riparte in sicurezza – Prevenzione e mitigazione del rischio di trasmissione del contagio da SARS-COV-2 durante i servizi alla persona nell’ambito delle attività di volontariato” è una preziosa raccolta di informazioni, strumenti, buone pratiche e raccomandazioni che sono state redatte dagli esperti del Politecnico di Torino dopo aver accuratamente ricostruito tutte le situazioni in cui un volontario può venire a contatto con le persone seguite: dormitori, mense, distribuzione alimenti, raccolta e consegna di abiti usati, centri di ascolto ed anche visite a domicilio.

Ma il lavoro non finisce qui: conclusa questa prima fase partirà immediatamente la sperimentazione che avverrà con i volontari che seguiranno il protocollo nelle loro attività, a stretto contatto con gli esperti del Politecnico.

 

 

 

La vita da fuorisede può spaventare: una nuova casa, coinquilini sconosciuti e una nuova città, tutta da scoprire. Se questa è la tua prima esperienza da studente o studentessa fuorisede, allora avrai mille domande alle quali cercheremo di rispondere noi.

Sono fuorisede, come trovo casa a Torino? – Il modo migliore è quello di recarti a Torino prima dell’inizio dell’anno accademico, così da poter cercare casa “dal vivo”. Puoi partire dagli annunci su internet, affidarti al passaparola di conoscenti e amici, ma il metodo che vogliamo consigliarti è di cercare un alloggio o una stanza nei gruppi Facebook della città; potrai trovare annunci di affitto pubblicati direttamente da studenti e studentesse. Esistono anche le residenze universitarie, un valido strumento anche per fare amicizie e conoscere nuove persone, specialmente se non hai ancora una rete di amicizie in città.

Come faccio a risparmiare?Traccia sempre le spese per tenere sotto controllo le uscite e le entrate settimanali, ti aiuterà a capire quanto e dove risparmiare a fine mese. Muoviti il più possibile in bici, magari usando i servizi di bikesharing presenti a Torino, prediligi gli spostamenti con mezzi pubblici e a piedi; non solo risparmierai, ma è anche un bel modo per conoscere meglio la nuova città. Le spese universitarie possono essere elevate, per questo un buon metodo per risparmiare soldi è prendere in prestito i libri per gli esami nelle biblioteche del tuo ateneo o della Città di Torino.

Qual è la zona migliore per affittare casa a Torino se studio all’università?Dipende, se la tua università si trova a Palazzo Nuovo o al Campus Einaudi allora potresti optare per Vanchiglia o il centro di Torino, se invece frequenti il Politecnico allora Crocetta, Cenisia e la zona di San Salvario per la facoltà di Architettura.

Come faccio nuove amicizie? – Inizia con l’esplorare la città: prima delle lezioni e degli esami prenditi del tempo per girare la città e conoscere le sue vie. Scopri i luoghi d’interesse, i bar e tutto ciò che ti offre Torino, ti aiuterà ad ambientarti più facilmente. Segui gli eventi e le manifestazioni che ti interessano in modo da incontrare persone con le tue stesse passioni. Ma spesso il modo più semplice è quello di rapportarti e conoscere i tuoi compagni e le tue compagne dell’università.

Torino è una città storica, viva, magica. Ben presto, senza nemmeno accorgertene, sarà in grado di farti innamorare dei suoi portici eleganti, delle piccole e silenziose vie del quadrilatero romano, delle gemme nascoste tra le vie più affollate e della Basilica di Superga che la controlla dall’alto. Ti innamorerai di lei perdutamente e non la vorrai mai più lasciare. 

Devi scrivere la tesi di laurea o preparare gli esami per la sessione di settembre ma non sai dove andare? La risposta é nel nuovo campus universitario diffuso che prevede oltre 900 posti per studiare all’aperto in diversi Punti Verdi estivi del Comune di Torino, in sicurezza e in un ambiente che oltre ai servizi mette a disposizione anche momenti di cultura e intrattenimento. Il Campus universitario diffuso é un progetto sperimentale della  Città di Torino ed Edisu Piemonte con il contributo della Fondazione per Cultura.

Dove? Come? e Quando? Ecco tutte le indicazioni e dateci sotto con lo studio

  • Il Campus Diffuso inizierà lunedì 10 agosto e terminerà mercoledì 30 settembre 2020 con aperture diverse tra i vari punti verdi; 
  • tutte le aule studio hanno il WI-FI disponibile, il distributore dell’acqua, igienizzante mani e sono attrezzate per studiare comodamente
  • le aule studio all’aperto sono 7 distribuiti su tutto il territorio cittadino:

IMBARCHINO 2020

A cura dell’Associazione Banda Larga – C/O Imbarchino Viale Umberto Cagni 37, Parco Del Valentino

Orario 9:30 – 18:00 Posti: 42 Apertura: il 1 settembre 2020 fino al 30 settembre 2020      

Qui le coordinate per raggiungerlo

 

IL CORTILE DELLA FELICITA’

A cura dell’Associazione Nessuno – Via Lombroso 16

Orario 9:00 – 18:00 Posti: 50 Apertura: il 10 agosto 2020 fino al 30 settembre 2020

Qui le coordinate per raggiungerlo

 

ZOE COMMUNITY FEST 2020

A cura dell’Associazione Comala – C.so Ferrucci, 65/A

Orario 9:30 – 22:30 Posti: 300 Apertura: il 24 agosto 2020 fino al 30 settembre 2020

Qui le coordinate per raggiungerlo

 

ESTATE A SUD

A cura della Fondazione Mirafiori in partenariato con l’Associazione Il Laboratorio CPM

Orario 09:00 – 16:00 Posti: 30  Apertura: dal 10 agosto 2020 fino al 24 agosto presso la sede di Via Panetti, 1

Orario 11:00 – 17:00 Posti: fino a 40 Apertura (lun- ven): dal 24 agosto 2020 fino al 2 ottobre presso la sede di Strada delle Cacce 36 C/O Cpg Torino

Qui le coordinate per raggiungerlo

 

GREEN DOT

A Cura dell’Associazione Spiriti Indipendenti – Viale Cagni Parco del Valentino

Orario 9:00 – 18:00 Posti: 150 Apertura: dal 10 agosto 2020 fino al 15 agosto 2020

Qui le coordinate per raggiungerlo

 

ESTATE IN CIRCOLO 2020

A cura dell’Associazione L’Arteficio – Giardino Pubblico fronte Via Giulio 14/A

Orario 9:00 – 16:30 Posti: 200 Apertura: dal 2 settembre 2020 fino al 27 settembre 2020

Qui le coordinate per raggiungerlo

 

SUN OF A BEACH VOL II

A cura dell’Associazione Spazi Musicali – Via Cigna 211

Orario 9:00 – 16:00 Posti: 100 Apertura: dal 1 settembre 2020 fino al 30 settembre 2020

Qui le coordinate per raggiungerlo

 

NAVIGA LA MAPPA DEL CAMPUS UNIVERSITARIO DIFFUSO:

 

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