Posts by Michele Covolan

Come ogni anno a gennaio ripartono i Creative Days IED Torino, un’ottima occasione che la scuola di alta formazione artistica offre agli studenti di IV e V superiore interessati alle professioni creative che vogliano individuare il percorso di studi più adatto alle loro passioni. A partire da gennaio 2017 i primi appuntamenti, che illustreranno uno ad uno i corsi di IED Torino nelle aree Design, Moda e Arti Visive calando gli aspiranti creativi nei panni di Designer all’opera!

Durante i Creative Days vengono realizzati laboratori gratuiti e a numero chiuso, che permettono di lavorare in gruppo realizzando un vero progetto nei settori di interesse, sotto la guida di docenti ed esperti della materia. Al termine dei workshop IED Torino rilascerà inoltre un attestato di partecipazione valido al riconoscimento di crediti scolastici

I primi a partire saranno i laboratori di Arti Visive.
Il 31 gennaio 2017 inaugurano con il workshop di Fotografia, seguito nei mesi di febbraio ed aprile da quelli di Graphic Design, Illustrazione e Animazione e Comunicazione Pubblicitaria.

Sarà poi la volta dei laboratori della Scuola di Design, che nel mese di febbraio porteranno ad esplorare il mondo degli Interior, Product o Transportation Designers.

Per il settore Moda sono invece previsti ad aprile i workshop in Fashion Design e Design del Gioiello e Accessori.

Per chi voglia invece uno sguardo a 360° sul mondo del Design, la creatività e la metodologia progettuale, sono previsti anche  workshop di Design Thinking.

Tutte le attività si svolgeranno nella sede di IED Torino in Via San Quintino 39, dalle 14.00 alle 18.00.

La prenotazione ai Creative Days IED TORINO è obbligatoria e avviene via registrazione web.

Pubblicata in queste ore la classifica delle università statali italiane redatta come ogni anno dal Sole 24 Ore.
Ad uscirne vittorioso il Politecnico di Torino, che balza in avanti di cinque posizioni rispetto all’anno passato e, così facendo, guadagna di diritto il 7° posto nel ranking generale, preceduto unicamente dalla sede milanese se si fa riferimento alle sole scuole politecniche.

La nuova edizione del ranking universitario a cura del quotidiano si avvale di 12 indicatori per valutare la qualità di didattica e ricerca delle Università italiane. Nel caso della didattica sono stati valutati indici come la qualità dei docenti, le condizioni che consentono agli studenti di laurearsi in corso, la possibilità offerta di esperienze lavorative e stage all’estero, oltre che i collegamenti con altri atenei, italiani e stranieri. Mentre per la ricerca sono state oggetto di valutazione la qualità della ricerca scientifica, la qualità dei dottorati, infine la capacità di ottenere finanziamenti dall’esterno.

In base a questi dodici indicatori spicca la notevole crescita del Politecnico (+ 5 posizioni in un anno) che si rivela inferiore soltanto all’aumento di 6 posizioni di cui protagonista è l’Università di Modena e Reggio Emilia.

All’interno dell’intera classifica sale anche l’Università di Torino seppur di un’unica posizione; un risultato comunque da non disdegnare poiché, specifica il Sole 24 Ore stesso, i Politecnici hanno caratteristiche proprie, e fanno una gara a sé sulla base delle caratteristiche proprie degli studenti di ingegneria e architettura, mediamente più puntuali e mobili dei loro colleghi delle facoltà umanistiche.

Per leggere l’analisi completa della classifica delle Università italiane clicca qui.

Siamo sopravvissuti!
Nonostante la tre giorni natalizia abbia messo a dura prova i nostri organismi con pranzi e cene luculliane, noi di StudyinTorino non ci arrendiamo al torpore e torniamo a farvi compagnia in questo giovedì di sonnolenza post-prandiale.

Lo ammetto, per un attimo abbiamo pensato di saltare il consueto post settimanale
per darvi appuntamento solo nell’anno nuovo.
Perché non prenderci una pausa ora, mentre le università sono chiuse, gli appuntamenti per gli studenti scarseggiano e la vita quotidiana della città di Torino si impigrisce sotto moli di pandori e panettoni?!

Non potevamo però mettere a tacere le nostre coscienze: in periodo di bilanci e buoni propositi, proprio non potevamo permetterci di dimenticare quell’attitudine ed attenzione per il sociale che hanno finora contraddistinto il nostro operato e rinunciare a sfruttare questo come momento propizio per sensibilizzare su un tema troppo spesso ignorato dal mondo dell’informazione.
Sì, perché mentre in questi giorni di festa schiere di lavoratori postano gloriosi selfie da Cortina, Dubai o Bangkok   – ma foss’anche solo da Pozzuoli, Chivasso o Senigallia –
e, non paghi, rincarano la dose aggiungendo in calce sbeffeggianti finalmente ferie!,
lo studente universitario vive un dramma tutto suo
che lo relega ad una temporanea condizione sociale di isolamento e solitudine.

Se torniamo è dunque per gettare luce su una verità antropo-sociologica sconcertante. Quale?
Ebbene: le vacanze di Natale non esistono!
Almeno non per lo studente universitario.le vacanze di natale non esistono
Egli, al contrario, trascorre gli ultimi dieci giorni di dicembre nelle sembianze di un condannato in attesa di giudizio, temendo gennaio come sentenza di morte certa, la sessione d’esami nelle vesti di plotone d’esecuzione.
Ai sorrisi rilassati dei giovani occupati oppone una smorfia indecifrabile che si porta dietro per tutta la durata delle festività: fronte aggrottata, occhiaie e spasmi dei muscoli facciali esprimono il malcelato senso di colpa di colui che patisce le occhiate di disapprovazione da parte di libri dimenticati per un attimo in favore di un sacrosanto tombolone in famiglia.
Irritabilità e sonno leggero completano poi il profilo dell’universitario, che nei momenti in cui si concede una pausa dallo studio subisce il reclutamento coatto da parte di genitori, zii, prozii, nonni e avi fino alla quarta generazione, che approfittano del supposto tempo libero del giovane per fargli sbrigare compiti di segreteria (‘lo hai scritto il biglietto per il regalo di mamma?’) facchinaggio o affini.

La sua è una battaglia solitaria, schernito ormai com’è anche dagli studenti di scuole medie e superiori.
Un tempo suoi fedeli alleati, hanno ora trovato in insegnanti conniventi la cassa di risonanza adatta per levare le loro voci contro il più annoso dei problemi giovanili: i compiti per le vacanze.
Così, mentre sui social imperversano bufere mediatiche sull’opportunità e giustizia di assegnare esercizi durante la pausa delle lezioni – che poi lo scolaro non vive la vita, quella vera, ma rischia di non imparare nemmeno la costanza e la dedizione dell’impegno –
lo studente universitario si rassegna e prende atto che no, per lui e lui solo le vacanze natalizie non esistono.
Pare lo faccia con carta e penna alla mano, una sola speranza nel cuore:
Caro Babbo Natale, magari se ne riparla ad agosto!

 

Lincoln si è fermato a Pinerolo!

Così pare, almeno, stando alle affissioni in bacheca che affollano i corridoi dell’Università di Torino.
Fra gli annunci di stanze così luminose e spaziose da ricordare dimore primitive e le tesi “pronte e rilegate nel tempo che ci metti a leggere questa frase”, compaiono a pioggia volantini di un’offerta improbabile. Così improbabile da convincere il quotidiano torinese La Stampa a non peccare di sensazionalismo e lanciare l’allarme: “Choc in bacheca all’Università!”.

A calamitare la curiosità di studenti e non solo i termini scandalosi di un annuncio di lavoro incollato nelle pareti dell’Ateneo.
Cerco SchiavoCERCASI
dice, seguito da informazioni sulle prestazioni professionali richieste: disponibilità lavorativa di 12 ore al giorno, nessuna giornata libera, retribuzione giusto per arrivare a fine mese, ferie (manco a dirlo) zero.

Lo sappiamo: la politica aziendale ha le sue esigenze e un giovane lavoratore, ce lo ha insegnato la Fornero, non deve essere troppo choosy. Per avere successo nel mercato del lavoro ci vuole flessibilità, soprattutto quando si parla di un’azienda leader di settore che si occupa di sviluppo del business attraverso un serrato management e, dunque, richiedente un certo know-how: ma tranquilli, dopo tre mesi di esperienza le porte del mondo del lavoro non si aprono, si spalancano!

Contrariamente a quanto ci saremmo potuti immaginare, però, a seminare il panico in bacheca non è stato un sadico sfruttatore, un capitalista senza scrupoli, ma l’innocuo Ludovico Gabrielli, studente come tanti, arruolato al Politecnico da qualche anno.
Vestiti i panni dello schiavista, il ventiduenne ha voluto fare il verso alle offerte di lavoro – quelle sì dalle condizioni vessatorie – a cui i suoi coetanei hanno ormai fatto il callo. La controversa azione si pone a metà strada fra la reale ricerca da parte del nostro Gabrielli di collaboratori per la sua attività tramite un annuncio-bomba che non passasse inosservato, un’inserzione in confronto alla quale Linkedin is for boys; e la sensibilizzazione sul tema contratti di impiego, che dalla legge Biagi al novello Jobs Act ce lo hanno ormai fatto capire: il lavoro è di per sé un privilegio, l’occasione buona e rara di dimostrare che noi valiamo; brandire un voucher una pretesa anacronistica.

Provocazione esagerata?
Un po’ di gavetta intensiva farà pur bene a farsi le ossa! La vena polemica di Gabrielli – c’è già chi lo pensa storcendo il naso – sta dalla parte della generazione del tutto e subito, quella di giovani e studenti non disposti a rimboccarsi le maniche partendo dal basso, quegli stessi “sdraiati” che imbracciano il telecomando al grido di “o general manager o meglio lo zapping!”. Negli ultimi giorni ci ha pensato anche Poletti a rincarare la dose: se ne vadano all’estero certi individui, non ne sentiremo la mancanza!

Ma pensiamoci meglio.
Se l’ingegnere in erba avesse affisso lo stesso annuncio lasciando tutto com’è, invariate tutte le condizioni, modificando una sola parola; poniamo avesse sostituito la parola schiavo con quella di collaboratore, ricuciamo di qua e di là e leggiamo: “cerco collaboratore, disponibilità 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, retribuzione mensile a 600 Euro”.
Beh, siamo proprio certi che avremmo avvertito qualcosa che non torna? La Stampa avrebbe ugualmente denunciato lo “Choc in bacheca”?

Intanto lo spunto di Gabrielli ha trovato eco sulla rete.
Proprio in questi giorni, in occasione di una rimpatriata per il 31 del corrente mese, qualcuno ha deciso di lanciarsi nell’impresa: trovare una babysitter che consenta di sbarazzarsi da uno stormo di bambini per gustare in santa pace il Cenone di Capodanno.
Retribuzione? Minima, ma con imperdibile occasione di rinnovo del contratto!

 

annuncio

Insomma ragazzi, dovesse esservi andata male la selezione col Gabrielli non scoraggiate:
là fuori c’è la signora Pina che vi aspetta, e pace all’anima di Lincoln!

Si intitola Natività. I Maestri e i giovani dell’Accademia Albertina interpretano il tema del Nuovo Inizio l’esposizione visibile dal 20 dicembre 2016 al 22 gennaio 2017 presso la Pinacoteca Albertina.

La mostra, curata da Luca Beatrice, docente di storia dell’arte e critico d’arte contemporanea, viene organizzata in occasione delle festività natalizie come momento di confronto fra i docenti dei principali corsi dell’Accademia Albertina e alcuni studenti meritevoli e quest’anno è stata scelta la Natività quale tema sul quale ragionare artisticamente.

Natività è un percorso di sessanta opere che vuole interpretare il tema del Nuovo Inizio tenendo conto delle radici cattoliche della nostra tradizione, ma anche e soprattutto secondo una visione laica, aperta quindi alle diversità culturali e di fede, fondamento di civiltà e tolleranza. E lo fa utilizzando stili, tecniche, linguaggi e mezzi differenti: dalla pittura d’immagine all’arte concettuale, dal video all’installazione, dalla scultura alla fotografia, dall’arte popolare fino a raffinate espressioni mentali e tante altre soluzioni stimolate da un tema trattato in maniere svariate ed eterodosse, alcune più letterali altre decisamente libere.

La mostra è dunque un’occasione per il pubblico per conoscere il meglio della produzione creativa dell’Accademia Albertina che, in particolare negli ultimi anni, ospita studenti da tutta Italia e molti dall’estero, in una prospettiva davvero internazionale, riflettendo una molteplicità di sguardi, di creatività visiva e di meticciato culturale che sono rivelatori del nostro tempo.

Sono uscite le pagelle compilate dall’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca che il ministero ha incaricato di giudicare la qualità dell’Università e della ricerca italiane.

L’Università di Torino si classifica al dodicesimo posto nelle valutazioni che si sono svolte su un arco di tempo di otto mesi e hanno coinvolto 118mila lavori realizzati tra 2011 e 2014 da 60mila tra docenti e ricercatori.

Il rettore Gianmaria Ajani si dice soddisfatto del risultato, dal momento che l’Università di Torino risulta “tra i pochissimi atenei del Nord che confermano le precedenti valutazioni”. Infatti – aggiunge – “ci confermiamo solo noi e Trieste, mentre c’è una grossa ripresa degli atenei del Centro e del Sud che nella vecchia valutazione erano stati penalizzati“. A chi chieda il segreto della tenuta di posizione da parte dell’Università, il Magnifico sa indicare con precisione che il merito va attribuito alle scelte fatte negli ultimi anni, dove si è lavorato sulla selezione dei prodotti della ricerca, chiedendo ai dipartimenti di concentrare le forze nelle proprie aree migliori.

Il Politecnico risulta invece in ventiduesima posizione, penalizzato poiché – tiene a precisare il rettore Gilli – “questo tipo di ranking premia soprattutto le università generaliste, attive su più ambiti di ricerca“. Non manca comunque una punta di orgoglio nell’affermare che, comunque “nella scorsa rilevazione eravamo al venticinquesimo posto, dunque abbiamo recuperato tre posizioni e se guardiamo ai soli Politecnici siamo passati davanti a quello di Milano, che ci era davanti e che ora invece è venticinquesimo“. Per questo sarà importante leggere le graduatorie stilate sulla base dei singoli dipartimenti, che verranno pubblicate dall’Anvur nei prossimi giorni.

Sono aperte le iscrizioni al Master in Design for Arts and Cultural Innovation proposto per la prima volta in Italia dal Politecnico di Torino.

L’approccio politecnico al design incontra l’arte in un master che intende offrire un percorso formativo completo e articolato, capace di affrontare in modo interdisciplinare gli aspetti strategici e progettuali della creatività: la figura professionale che viene a delinearsi è quella di un “mediatore” culturale tra il mondo dell’architettura, il sistema arte (artisti, installatori, curatori di musei, mercanti d’arte, giornalisti…) e il grande pubblico.

Il corso, nato in collaborazione con Fondazione Torino Musei e in partenariato con Fondazione Spinola Banna per l’Arte, Compagnia di San Paolo e Fondazione per l’Arte CRT, avrà la durata di un anno e sarà diretto da Pier Paolo Peruccio, professore associato presso il Politecnico, con Gail Cochrane, Visual Art Supervisor. La collaborazione con importanti istituzioni del mondo dell’arte e il favore con cui questo nuovo percorso formativo è stato accolto dal mondo del design e della cultura piemontese permetteranno a 12 studenti di beneficiare di borse di studio a copertura totale dei costi di iscrizione; in particolare, una borsa di studio è stata dedicata alla memoria di Sergio Pininfarina.

Lo sviluppo di nuove professionalità legate alla capacità di progettare cultura mediante l’uso etico e consapevole dell’Information Technology e dei New Media, oltre alla conoscenza dei meccanismi e dei dispositivi che regolano il mercato del lavoro più avanzato, risponde a una richiesta specifica del mercato del lavoro in campo artistico.
Non a caso un master di questo tipo nasce a Torino. La vocazione della città quale laboratorio di sperimentazione e innovazione a livello europeo rende possibile la messa a sistema di Istituzioni che hanno competenze specifiche e diversificate quali il DAD – Dipartimento Architettura e Design del Politecnico di Torino e la Fondazione Torino Musei, ottimizzando così anche il patrimonio culturale materiale e immateriale (architettura, design, arte visiva…) di grande interesse per il territorio cittadino e piemontese, che diventerà occasione di studio, approfondimento e formazione.

Il Master in Design for Arts and Cultural Innovation nasce quindi dall’analisi delle caratteristiche culturali e imprenditoriali del territorio e dall’esigenza di formare figure professionali multidisciplinari che, accanto a una solida preparazione umanistica, abbiano anche la capacità, mediante l’uso delle nuove tecnologie, di sviluppare progettualità per nuovi modelli di imprenditoria e produzione culturale, nei campi del design per l’arte e della cultural innovation.

Laboratori progettuali, workshop e seminari tenuti da visiting professors (artisti, designers e architetti) di fama internazionale completano il percorso formativo di questo corso rivolto ad artisti e laureati in architettura e design (possessori di Laurea Magistrale del Nuovo Ordinamento, quinquennale e quadriennale del Vecchio Ordinamento, o titolo estero equipollente, che abbiano conseguito il titolo prima dell’inizio dell’attività didattica).

I principali musei torinesi – tra i quali Castello di Rivoli, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Gam, Museo Egizio e Museo dell’Automobile – come aziende internazionalmente riconosciute quali Pininfarina e Juventus, hanno manifestato la loro disponibilità a ospitare gli studenti del master per lo svolgimento dei tirocini previsti.

Per maggiori informazioni visita il sito web del Master.

La questione è ormai sulla bocca di tutti, è proprio il caso di dirlo!
Uno storia surreale, che pare uscita della fantasia di Daniel Pennac seppur ambientata lontano dalle atmosfere parigine della pittoresca Belleville. Si svolge infatti alle porte di Torino, precisamente nei (non meno stravaganti) corridoi dell’Istituto tecnico industriale Pininfarina di Moncalieri.

Non avete ancora capito di cosa stiamo parlando?

Ma del

RACKET DELLE MERENDINE

e del suo giovane Boss

la cui precoce iniziativa imprenditoriale ha generato spaccature nell’opinione pubblica e studentesca,
evidenziando insanabili divergenze tra le fila dei ‘Ri-creazionisti’.

articolo 15 dicembre bis

Noi di StudyinTorino abbiamo trovato pane per i nostri denti nell’accaduto
ed ora vogliamo servirlo anche a voi.

Dovete sapere che lo studente aveva messo in piedi un commercio parallelo di snack durante l’intervallo, proponendo ai compagni d’istituto non solo un’alternativa più economica, ma anche una scelta più ampia e personalizzata rispetto a quella proposta dalla tradizionale macchinetta.
Il tutto non senza dar prova di un certo fiuto per gli affari: aveva infatti ben studiato i gusti del suo pubblico, allestendo vere e proprie analisi di mercato per sondare le esigenze alimentari dei 1700 colleghi, e così aveva potuto organizzare i rifornimenti in modo tale da massimizzare i propri guadagni.

I risultati di questo gesto imprenditoriale?

Da una parte l’apparente risveglio dal torpore di un sentimento politico-economico
che ha visto mobilitarsi attivamente ben oltre le mura scolastiche,
in un acceso scontro fra sostenitori del liberismo da ricreazione e protezionisti della macchinetta;
dall’altra la sospensione del giovane, decisa e voluta, dopo varie riunioni, dalla scuola.

Questo ultimo risvolto ci ha spinti a chiederci:
come si sarebbe evoluta la stessa vicenda
se avesse trovato spazio all’interno dell’Università?

Il giovane Boss delle Merendine
sarebbe stato accolto diversamente dall’ecosistema universitario
e la sua storia avrebbe conosciuto un finale più dolce?

Se i corridoi fossero stati non quelli del Pininfarina
ma della Scuola di Amministrazione Aziendale o di Economia,
il giovane si troverebbe ora a sviluppare la sua idea di business all’interno di un incubatore d’impresa,
CEO di una startup ad alto tasso di glucosio?

L’attenzione per le esigenze del mercato
– che lo aveva addirittura spinto a creare un gruppo WhatsApp
che consentisse a domanda e offerta d’incontrarsi perfettamente –
avrebbe magari trovato applicazione nella realizzazione di
un’App per Merende on demand?

Sembra questa la visione sposata della fondazione Einaudi
che ritenendo il suo “uno spirito da seguire e non da perseguire
ha premiato il giovane epigono dell’economista liberale
con una borsa di studio che vuole essere un aiuto
ad inseguire i propri sogni di gloria.

Come pensarla, in definitiva, non lo sappiamo.

Ma siamo certi di poter riconoscere
un MERITO al ragazzo
che allo ‘Stay Foolish’ di Steve Jobs
ha sicuramente anteposto l’esortazione allo ‘Stay Hungry’:

il suo spaccio di tegolini, girelle e crostatine
ci ha fatto dimenticare,
almeno per un po’,
di cosa sappia l’olio di Palma.

Giovedì 15 dicembre 2016, dalle 15.00 alle 19.00, presso l’aula B3 del Campus Luigi Einaudi è in programma un Seminario per riflettere e sensibilizzare sul tema “Urban Food Policies: research and cooper-action between North and South“. L’evento è organizzato da Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo (MAECI) e Università degli Studi di Torino nell’ambito delle iniziative per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione.

Le politiche urbane del cibo rappresentano un nuovo spazio di cooperazione allo sviluppo, di riflessione e azione politica anche nel contesto italiano, grazie alla spinta di esperienze e iniziative internazionali, nonché del lancio e diffusione del Milan Urban Food Policy Pact. Parlare di politiche urbane del cibo significa collegare e stimolare in una visione sistemica una pluralità di azioni e progettualità verso un orizzonte di maggiore sostenibilità. Il seminario è un’occasione per conoscere le iniziative sul tema da parte della cooperazione italiana e delle principali organizzazioni internazionali che si occupano dell’alimentazione, in un confronto con esperienze e iniziative a Torino e Milano, nella prospettiva di partenariati territoriali tra Nord e Sud del mondo.

Interverranno rappresentanti della DGCS, della FAO, del World Food Program, del CIHEAM di Bari, del Milan Urban Food Policy Pact oltre che dell’Università di Torino e di attori istituzionali e sociali del sistema del cibo torinese e della cooperazione decentrata allo sviluppo.

La comunità dell’Ateneo di Torino, sia studenti che personale, è invitata a partecipare a MobilitaUniTO, la prima ​indagine sugli spostamenti casa-università. L’indagine, che coinvolge gran parte delle realtà universitarie italiane, ha l’obiettivo di fornire un quadro delle modalità con cui i fruitori dell’Ateneo si spostano da casa al luogo di studio o lavoro.

La finalità dell’indagine sarà poi quella di incentivare e facilitare le scelte future in fatto di mobilità, con l’obiettivo di rendere l’università un luogo realmente sostenibile ma anche comodo e semplice da raggiungere con trasporto pubblico, bike sharing, car pooling, etc.

Il questionario è organizzato da UniToGO, il Green Office dell’Università di Torino, nuova struttura di coordinamento e di progetto sulle politiche di responsabilità ambientale in collaborazione con il Coordinamento Nazionale dei Mobility Manager delle Università Italiane.

È possibile partecipare alla compilazione del questionario fino al 27 gennaio 2017.

 

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