La questione è ormai sulla bocca di tutti, è proprio il caso di dirlo!
Uno storia surreale, che pare uscita della fantasia di Daniel Pennac seppur ambientata lontano dalle atmosfere parigine della pittoresca Belleville. Si svolge infatti alle porte di Torino, precisamente nei (non meno stravaganti) corridoi dell’Istituto tecnico industriale Pininfarina di Moncalieri.

Non avete ancora capito di cosa stiamo parlando?

Ma del

RACKET DELLE MERENDINE

e del suo giovane Boss

la cui precoce iniziativa imprenditoriale ha generato spaccature nell’opinione pubblica e studentesca,
evidenziando insanabili divergenze tra le fila dei ‘Ri-creazionisti’.

articolo 15 dicembre bis

Noi di StudyinTorino abbiamo trovato pane per i nostri denti nell’accaduto
ed ora vogliamo servirlo anche a voi.

Dovete sapere che lo studente aveva messo in piedi un commercio parallelo di snack durante l’intervallo, proponendo ai compagni d’istituto non solo un’alternativa più economica, ma anche una scelta più ampia e personalizzata rispetto a quella proposta dalla tradizionale macchinetta.
Il tutto non senza dar prova di un certo fiuto per gli affari: aveva infatti ben studiato i gusti del suo pubblico, allestendo vere e proprie analisi di mercato per sondare le esigenze alimentari dei 1700 colleghi, e così aveva potuto organizzare i rifornimenti in modo tale da massimizzare i propri guadagni.

I risultati di questo gesto imprenditoriale?

Da una parte l’apparente risveglio dal torpore di un sentimento politico-economico
che ha visto mobilitarsi attivamente ben oltre le mura scolastiche,
in un acceso scontro fra sostenitori del liberismo da ricreazione e protezionisti della macchinetta;
dall’altra la sospensione del giovane, decisa e voluta, dopo varie riunioni, dalla scuola.

Questo ultimo risvolto ci ha spinti a chiederci:
come si sarebbe evoluta la stessa vicenda
se avesse trovato spazio all’interno dell’Università?

Il giovane Boss delle Merendine
sarebbe stato accolto diversamente dall’ecosistema universitario
e la sua storia avrebbe conosciuto un finale più dolce?

Se i corridoi fossero stati non quelli del Pininfarina
ma della Scuola di Amministrazione Aziendale o di Economia,
il giovane si troverebbe ora a sviluppare la sua idea di business all’interno di un incubatore d’impresa,
CEO di una startup ad alto tasso di glucosio?

L’attenzione per le esigenze del mercato
– che lo aveva addirittura spinto a creare un gruppo WhatsApp
che consentisse a domanda e offerta d’incontrarsi perfettamente –
avrebbe magari trovato applicazione nella realizzazione di
un’App per Merende on demand?

Sembra questa la visione sposata della fondazione Einaudi
che ritenendo il suo “uno spirito da seguire e non da perseguire
ha premiato il giovane epigono dell’economista liberale
con una borsa di studio che vuole essere un aiuto
ad inseguire i propri sogni di gloria.

Come pensarla, in definitiva, non lo sappiamo.

Ma siamo certi di poter riconoscere
un MERITO al ragazzo
che allo ‘Stay Foolish’ di Steve Jobs
ha sicuramente anteposto l’esortazione allo ‘Stay Hungry’:

il suo spaccio di tegolini, girelle e crostatine
ci ha fatto dimenticare,
almeno per un po’,
di cosa sappia l’olio di Palma.