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Sono in arrivo i bagni neutri al Politecnico di Torino. Le toilettes genderless potrebbero essere tra le prime di questo tipo a fare la comparsa nelle università italiane: i bagni neutri sono per esempio già stati inaugurati, proprio lo scorso giugno, all’Ateneo di Pisa. In autunno lo studio di fattibilità potrebbe essere già pronto: gli studenti del collettivo Alter.Polis che avevano avanzato la proposta per migliorare gli spazi universitari, avevano chiesto di aggiungere i bagni senza alcuna distinzione tra i sessi a quelli già esistenti, ma dal Senato Accademico spiegano che non è escluso che si intervenga su quelli già presenti.

In autunno lo studio di fattibilità potrebbe essere già pronto: gli studenti del collettivo Alter.Polis che avevano avanzato la proposta per migliorare gli spazi universitari, avevano chiesto di aggiungere i bagni senza alcuna distinzione tra i sessi a quelli già esistenti, ma dal Senato Accademico spiegano che non è escluso che si intervenga su quelli già presenti.

 

 

Tradizionalmente le università internazionali, soprattutto quelle anglosassoni, svolgono una intensa attività rivolta a scoprire e “coltivare” giovani talenti con capacità sopra la media per seguirli ancora prima che concludano le scuole superiori e per offrire loro percorsi stimolanti adattati a coltivarne interessi e potenziale.

Seguendo questo esempio, è partita nel 2018 la sperimentazione di un programma per liceali, nato dalla fortunata idea del professor Francesco P. Andriulli, giovane ordinario di Campi Elettromagnetici, che ha scelto di tornare in Italia – in particolare al Politecnico di Torino – per condurre il suo progetto ERC Consolidator Grant da 2 milioni di euro “321-from Cubic To Linear complexity in computational electromagnetics” inserendo nel suo team di ricerca due studenti appena quindicenni.

La ricerca del professor Andriulli si propone di semplificare la complessità dei modelli matematici nell’elettromagnetismo computazionale in modo che siano utilizzabili per moltissime tecnologie di uso quotidiano (telefoni cellulari, antenne, satelliti) arrivando fino alla rilevazione dell’attività elettrica del cervello, e ben si è prestata ad essere la base di una attività di ricerca per studenti liceali motivati.

L’Ateneo torinese ha quindi proposto un progetto pilota al vicino Liceo Scientifico Statale “Galileo Ferraris”, presentandolo a studenti liceali con talenti in discipline scientifiche superiori alla media ed interessati a fare ricerca presso i laboratori del Politecnico per un pomeriggio alla settimana durante l’anno scolastico.

I candidati hanno seguito durante l’estate del 2019 un MOOC – Massive Open Online Courses di algebra lineare del MIT di Boston e a settembre si sono cimentati in una prova equivalente, per complessità, ad un esame universitario di algebra lineare. Due dei partecipanti, Carlo Baronio e Giulio Cosentino, allora quindicenni, lo hanno brillantemente superato impiegando la metà del tempo a disposizione e dimostrando anche di avere le basi, acquisite autonomamente, di argomenti di solito affrontati solo dai primi corsi universitari di Analisi.

Ad oggi i due studenti, da pochi giorni diciottenni, hanno raggiunto capacità di ricerca paragonabili a quelle di un giovane dottorando, imparando moltissimo e acquisendo già un’ampia autonomia scientifica.

Inoltre, dopo soli due anni di attività, i due liceali hanno ottenuto risultati di tale rilievo che è appena stata approvata la pubblicazione del loro primo articolo scientifico, con conseguente invito a presentare negli Stati Uniti il loro lavoro nella più prestigiosa conferenza internazionale del settore, partecipazione  che è stata interamente finanziata dal Politecnico.

Visti gli incoraggianti risultati ottenuti, il programma verrà riproposto e sarà allargato ad altri licei, anche su scala nazionale.

Ha commentato il professor Andriulli “L’impegno e l’entusiasmo di Carlo e Giulio in questi anni sono stati davvero d’ispirazione per me e per la mia equipe e siamo lieti di aver potuto offrire loro questa opportunità. Credo sia cosa buona e di interesse collettivo che ci si prenda cura del talento, specie di quello dei più giovani.”

Intrecciare, su un palcoscenico, il teatro e la ricerca scientifica richiede al contempo rigore e capacita di comunicare con il pubblico.

Partendo da questa consapevolezza, si sviluppa lo spettacolo-conferenza Cambiare il clima di Faber Teater, nato insieme al DIATI, il Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino per raccontare il clima, i suoi cambiamenti ma soprattutto l’inteso lavoro di ricerca su questo tema, attraverso il linguaggio teatrale.

La produzione di Faber Teater vede in scena Marco Andorno e Sebastiano Amadio, in collaborazione con il video-maker Diego Diaz Morales e finalmente approda nell’aula magna del Politecnico di Torino il 5 luglio alle 18.30, dove avrebbe dovuto debuttare in occasione di Biennale Tecnologia, ma allora era stata l’emergenza sanitaria a costringere gli eventi on-line.

“L’obiettivo che ci siamo dati è stato quello di raccontare in un’ottica costruttiva e non catastrofista il tema del cambiamento climatico, con un linguaggio divulgativo leggero e comprensibile, come già il titolo Cambiare il clima suggerisce affermano Marco Andorno e Sebastiano Amadio, autori e protagonisti dello spettacolo.

La conferenza/spettacolo nasce così da un lavoro – che si è svolto nel corso dell’estate 2020 – di affiancamento del personale del Dipartimento nelle attività di monitoraggio e ricerca: dallo studio dell’evoluzione dei ghiacciai, allo studio delle acque e dei ghiacciai sotterranei all’uso del MovingLab, il laboratorio mobile per le ricerche sul campo. Ma anche l’incontro con il prof. Peter Wadhams, uno dei massimi esperti a livello mondiale di ghiaccio marino e di oceani polari e protagonista di oltre cinquanta spedizioni polari di ricerca sul campo, che da alcuni anni è visiting professor presso il Politecnico di Torino.

“Il nostro Dipartimento, riconosciuto come Dipartimento di Eccellenza dal Ministero della Ricerca con il progetto cambiamenti_climatici@polito (2018-2022), in questi anni ha intensificato le attività di ricerca e di didattica in questo ambito, per monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici e per elaborare soluzioni in ambito ingegneristico, sia per l’adattamento ai cambiamenti che per la loro mitigazione” spiega il prof. Francesco Laio, Direttore del Dipartimento. “Questa collaborazione con il mondo del teatro è stata per noi un’esperienza nuova e molto positiva perché ci ha consentito di portare all’attenzione di un pubblico ampio come la ricerca scientifica e l’ingegneria possono contribuire a rispondere alla sfida climatica che stiamo affrontando e raccontare il metodo della ricerca, aspetto importante per un dialogo sempre più aperto tra il mondo accademico e la società”.

La conferenza-spettacolo alternerà così la presenza in scena di Marco Andorno e Sebastiano Amadio, attori di Faber Teater, a quella dei ricercatori e delle ricercatrici del DIATI presenti nei video registrati sul campo e montati dal video-maker spagnolo Diego Diaz Morales.

L’ingresso è gratuito e la prenotazione obbligatoria a questo link:  https://forms.office.com/r/pqsiVDeiUZ

È  prevista la sottotitolazione in inglese.

Lo spettacolo fa parte degli eventi delle Settimane della Scienza.

È aperto il bando UNITA Virtual Mobility 2022-23 che permette a chi studia presso l’Università degli studi di Torino di seguire un corso in modalità virtuale in uno dei cinque Atenei partner dell’Alleanza UNITA, di sostenere l’esame e di ottenere il riconoscimento dei CFU.

 

Le università presso cui è possibile scegliere i corsi sono:
•    Universidade da Beira Interior – UBI Portugal
•    Universidad de Zaragoza – UNIZAR Spain
•    Université de Pau et des Pays de l’Adour – UPPA France
•    Université Savoie Mont Blanc – USMB France
•    Universitatea de Vest din Timisoara West – UVT Romania

 

È possibile presentare domanda di candidatura fino al 4 luglio 2022 alle ore 12:00 (ora di Roma).

 

Il bando, il catalogo digitale di UNITA e le istruzioni per la candidatura sono disponibili alla pagina UNITA Virtual Mobility

Un toro che poggia su tre libri, un’aquila coronata in atto di fissare il sole, questo il nuovo logo dell’Università di Torino.

Il restyling del logo è partito dallo studio del sigillo originale, mettendo al centro i simboli in esso presenti e i loro significati. La pubblicazione recente di un articolo a cura di ricercatrici e archiviste di UniTo ne ha aggiornato l’interpretazione, a partire dal ritrovamento di un cimelio di cui l’Ateneo è venuto in possesso. La progettazione si è concentrata sui simboli – i tre libri, il toro, l’aquila coronata e il sole – e sulla loro organizzazione spaziale.

La prima fase del lavoro ha previsto un’analisi comparativa, dalla quale è emersa la tendenza comune a molte istituzioni plurisecolari a rinnovare il proprio emblema, intervenendo sulla semplificazione del disegno. In particolare, omettendo gli elementi non significativi dal punto di vista simbolico, quelli con una funzione più “decorativa”, ma salvaguardando invece quelli irrinunciabili. L’intervento più significativo ha riguardato la riduzione – da tre a una – delle croci poste sui tre libri su cui poggia il toro, introdotte solo alla fine degli anni Novanta, ma non presenti né nel sigillo del 1615 né nelle prime realizzazioni moderne del 1925.

Il nuovo logo – ha dichiarato il rettore Geuna – nasce dal desiderio di ricondurre l’immagine di UniTo a un’estetica più attuale e più contemporanea. La storia del nostro Ateneo compie quindi un passo importante verso il futuro. Si riaffaccia al mondo attraverso una rappresentazione di sé autorevole e dinamica. Presentiamo oggi, con questa mostra, l‘esito di un processo di elaborazione grafica e simbolica improntato ad una profonda fedeltà filologica, che ha coinvolto la nostra comunità, nella piena consapevolezza che un logo costituisce lo specchio dell’identità della collettività. Dà forma a ciò che insieme siamo stati, siamo e saremo. La soluzione alla quale i nostri migliori esperti ci hanno guidati valorizza la tradizione in una chiave più leggibile e stagliata: i simboli originari del sigillo secentesco sono stati mantenuti, ma è stato realizzato un efficace ridisegno complessivo, per favorire una migliore riconoscibilità e distintività, allineandolo alle più attuali e diversificate esigenze di comunicazione”.

È stata pubblicata oggi l’Indagine AlmaLaurea 2022 su Profilo e Condizione occupazionale dei laureati che considera 76 atenei italiani.

La percentuale di chi lavora dopo un anno tra gli studenti e le studentesse italiani/e è del 74,5%, ma il dato sale per quanto riguarda l’Università di Torino e il Politecnico supera il 76%.

Il dato di riferimento più significativo risulta comunque quello che riguarda i laureati magistrali a un anno dalla laurea, che continua a salire rispetto agli anni precedenti, in controtendenza con l’andamento nazionale: è occupato l’89,5% dei laureati magistrali del Politecnico di Torino, un valore di gran lunga superiore alla media nazionale del 74,6%. Sempre molto alto il tasso di occupati a un anno dalla laurea magistrale nell’area dell’Ingegneria90,5% (a fronte di una media nazionale di 82,8%); al di sopra della media nazionale (del 79,8 %) anche il dato relativo ai laureati magistrali in Architettura, con l’82,8% di occupati.

La percentuale di occupati aumenta ancora, secondo gli ultimi dati di Almalaurea, a cinque anni dal conseguimento dal titolo, quando raggiunge il 92,9% a fronte dell’88,5% del dato nazionale.

Interessante la tipologia di occupazione di questi laureati (il 43% può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato) e con una significativa differenza di retribuzione tra i laureati magistrali del Politecnico e la media italiana: 1.599 euro netti mensili a fronte di una retribuzione media di 1.407 euro a un anno dal titolo e 1.872 euro rispetto a 1.635 euro a cinque anni dalla laurea.

I dati di Almalaurea mostrano che uno/a studente/essa su tre tra i/le laureati/e triennali e quasi la metà dei magistrali è entrato/a prima nel mondo del lavoro grazie a tirocini, e la metà degli studenti lavora già durante gli studi.

Sapete che cos’è una carriera alias?

Per garantire il benessere psico-fisico delle persone che studiano e che lavorano nell’Ateneo, a qualsiasi titolo facenti parte della comunità universitaria dell’Università degli Studi di Torino, nonché per favorire la realizzazione di un ambiente di studio e di lavoro inclusivo, l’Università di Torino, in sinergia con il CUG, pone in essere le misure di protezione per le persone che abbiano la necessità, all’interno dell’Ateneo, di un nome diverso rispetto a quello anagrafico, mediante l’attivazione di una carriera alias.

Può essere richiesta da chi partecipa alla comunità universitaria: popolazione studentesca, personale docente, personale tecnico-amministrativo, dirigenza, docenti a contratto, collaboratori/trici, componenti esterni/e degli organi collegiali e quanti/e a vario titolo operano, anche occasionalmente e temporaneamente, nelle strutture dell’Ateneo.

Inaugurerà giovedì 16 giugno il nuovo spazio studio a cura dello Spaccio di Cultura

’ ’ – presso , 38 Oltre 40 posti dedicati a studentesse e studenti degli istituti, licei e dell’università e di tutti/e coloro che vorranno venire a leggere, studiare, rilassarsi. Il progetto è ideato dalla Rete Italiana di Cultura Popolare in partenariato con l’Associazione OrtiAlti e l’ Istituto Lagrange e in collaborazione con Lavazza, Meeting Service Catering – Cooperativa Sociale Onlus, GTT e Scomodo, realizzato nell’ambito di ToNite UIA Torino, cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale del programma Urban Innovative Actions. I Giardini sulla Dora fa parte della ̀, progetto sostenuto dal ’ – , , in sostegno alle situazioni di fragilita’ sociale della Regione Piemonte, Ministero Del Lavoro E Delle Politiche Sociali.

INFO E PRENOTAZIONI www.spacciocultura.it info@spacciocultura.it whatsapp: 3755985777 , 38, Torino

Ottimo risultato per il Politecnico di Torino nel QS World University Rankings, uno tra i più rinomati ranking internazionali pubblicato ogni anno dall’azienda britannica Quacquarelli Symonds: l’Ateneo si è infatti posizionato nel top 25% tra le migliori università al mondo, salendo dal 25,7% al 22,9%, e consolidando così il trend di crescita degli ultimi anni.

Il Politecnico scala infatti di nove posizioni la classifica mondiale, passando dalla posizione 334 alla 325. Il risultato è stato conseguito nonostante l’ingresso nella graduatoria di 124 nuove istituzioni, non recensite nella scorsa edizione.

Tra i principali dati positivi, si evidenzia il costante miglioramento del punteggio legato alla qualità della ricerca, Citation per Faculty: l’indicatore espresso attraverso la valorizzazione delle citazioni ricevute dalle pubblicazioni scientifiche prodotte dai ricercatori e dalle ricercatrici del Politecnico porta al collocamento dell’Ateneo al 236° posto, scalando 23 posizioni rispetto l’anno precedente.

Il Politecnico inoltre scala la classifica 17 posizioni per la voce legata alla presenza di studenti stranieri, confermandone l’attrattività internazionale.

Per quanto riguarda la reputazione accademica, l’Ateneo guadagna altre 10 posizioni rispetto il 2021, raggiungendo il 232° posto.

Il Politecnico di Torino ha presentato il “Gender equality plan”, pianificando le azioni e le aree di intervento per le politiche del prossimo triennio per la realizzazione dell’equità di genere in ateneo. Le azioni previste spaziano dalla formazione alla comunicazione, agli incentivi. In particolare verrà portato avanti il progetto WeAreHERe, che nel triennio di vita ha consentito alle studentesse iscritte al primo anno di ingegneria di passare dal 23.5% al 27.5% (da 1000 a 1200), con un aumento relativo di oltre il 15% dopo un decennio di stasi.

L’Ateneo ha dunque pianificato una serie di azioni illustrate nel Gender Equality Plan 2021-2024 “Obiettivo diversità”, il documento che raccoglie le aree tematiche sulle quali l’Ateneo piemontese intende articolare le proprie politiche per il raggiungimento dell’equità di genere e che prevedono, tra gli altri, una manifestazione di interesse per la chiamata diretta di docenti e ricercatrici di tutto il mondo che vogliano trasferirsi nel nostro ateneo; incentivi per la diminuzione dell’indice di “soffitto di cristallo

Sei sono le aree di intervento ciascuna delle quali declinata in azioni e obiettivi. Ad esempio entro il 2023, ogni dipendente potrà scegliere di apparire nella rubrica di ateneo in base alla propria declinazione di genere (che non sempre è quella scritta sui documenti). Saranno installati distributori di assorbenti a prezzi calmierati nei bagni. Si studierà l’attivazione di un congedo obbligatorio di paternità. Ma soprattutto si cercherà di cancellare i divari di carriera e di stipendio tra uomini e donne di un Politecnico che auspica (sulla carta) equità anche nelle stanze dei bottoni. In 150 anni di storia non è stata eletta neanche una rettrice.

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