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C’è tempo fino alle ore 12:00 del 30 maggio 2017 per partecipare al bando con cui l’Università di Torino stanzia e assegna 150.000,00 euro da dedicare ad attività di tutorato per le future matricole 2017/2018.

Possono partecipare gli studenti iscritti a tempo pieno ad uno dei corsi di laurea triennale (iscritti al secondo anno) o a ciclo unico (iscritti al quarto anno) indicati nel bandopresentando la loro candidatura on line sul sito www.unito.it e accedendo con le proprie credenziali al menu “Collaborazioni 200 h”. Ogni studente potrà candidarsi solo per lo svolgimento di attività di tutorato relative al corso di laurea a cui è iscritto.

In totale saranno 105 borse della durata di 200, 100 e 50 ore, che dovranno svolgersi nell’arco di 8-12 mesi, a partire dalla prima settimana di settembre 2017.

Le selezioni, che avverranno tra fine giugno e metà luglio, saranno svolte da apposite Commissioni, che valuteranno i candidati secondo criteri basati sulla media ponderata, sul numero di CFU conseguiti e sull’esito di un colloquio.

Gli studenti selezionati seguiranno un corso di formazione e riceveranno per il servizio di tutorato 9 € l’ora: per 200 ore circa 1.800 €, per 100 ore circa 900 € e per 50 ore 450 €.

Dopo la prima edizione, inaugurata nell’anno accademico 2015-2016, destinata ai Dipartimenti di Studi Storici, Studi Umanistici, Filosofia e scienze dell’educazione, Psicologia e  Lingue e letterature straniere e culture moderne, la seconda e la terza edizione sono state allargate a quasi tutti i Corsi di Studi dell’Ateneo per sottolineare l’attenzione riservata alle future matricole e con l’obiettivo di prevenire, fin dai primi momenti di contatto col mondo universitario, la dispersione e il ritardo negli studi e di promuovere una più proficua partecipazione attiva delle matricole alla vita universitaria in tutte le sue forme, secondo le finalità proprie del servizio di Tutorato.

Per informazioni:

Bando per collaborazioni a tempo parziale per attività di tutorato – Anno 2017

https://www.unito.it/universita-e-lavoro/opportunita-ed-esperienze-di-lavoro/chi-studia/collaborazioni-tempo-parziale

L’impronta che la cultura italiana ha avuto sull’architettura colombiana è estremamente significativa e lo scambio culturale tra i due Paesi sulle tematiche dell’ingegneria e dell’architettura è ancora oggi molto fertile.

“Ingegneri e Architetti in Colombia” è questo il titolo della mostra che inaugurerà il Politecnico di Torino il 25 maggio alle ore 17.00 (a cura di Olimpia Niglio e Rubén Hernández Molina) che presenta proprio l’attività dei numerosi ingegneri e architetti italiani che hanno operato in Colombia dal XVI secolo alla metà del XX secolo, osservando come la cultura italiana abbia interagito con quella locale.

Il percorso espositivo propone una rassegna storica, analizzando le opere di coloro che hanno sviluppato e realizzato importanti progetti in Colombia, in particolare il contributo degli ingegneri Antonelli, del gesuita Giovan Battista Coluccini di Lucca, di Serafin Barbetti, dell’architetto fiorentino Pietro Cantini, di Gaetano Lignarolo nella città di Cali, di Giovanni Buscaglione con opere in diverse città colombiane, nonché di più moderni ingegneri come Victor Morgante, Gaetano di Terlizzi, Bruno Violi, Angiolo Mazzoni Del Grande e Domenico Parma.

L’iniziativa è finalizzata a rafforzare il dialogo interculturale tra Italia e Colombia e rientra fra le attività proposte all’interno del progetto di internazionalizzazione della ricerca finanziato dalla Compagnia di San Paolo The culture of the city/La cultura de la ciudad, condotto daPolitecnico di Torino, Universidad de Los Andes e Pontificia Universidad Javeriana di Bogotà.

 

Unito, Politecnico e Cus Torino oggi 24 maggio correranno insieme per rendere più belle e sicure le rive del fiume Po con l’iniziativa “Let’s clean up Europe” una maratona di raccolta rifiuti lungo le rive del fiume più grande della penisola.

Gli Atenei e il CUS, con la collaborazione di Amiat e il patrocinio del Comune di Torino, propongono infatti ai propri studenti e dipendenti una maratona di raccolta rifiuti lungo le rive del Po, partendo dagli impianti del CUS di Corso Sicilia 50 e arrivando al cortile d’onore del Castello del Valentino.

Ai partecipanti verrà offerto un kit di benvenuto con maglietta e attrezzature per la raccolta. I rappresentanti dei Team dei due Atenei che si occupano della sostenibilità ambientale dei campus saranno a bordo di due dragon boat sul Po per fare il tifo per le squadre che si distribuiranno lungo diversi percorsi sulle due rive del fiume.

L’evento si concluderà con una premiazione e un aperitivo presso la Sala delle Colonne del Castello del Valentino, dove vi sarà un secondo momento formativo per imparare insieme come differenziare i rifiuti nel migliore dei modi e comprendere quali siano gli errori più comuni.

L’appuntamento è stabilito per le ore 15.30 in C.so Sicilia 50 (Sede CUS).

 

www.exibart.com -Un ciclo vitale complesso, quello dell’architettura contemporanea, dalla progettazione alla realizzazione. In particolare, gli archivi degli studi di architettura sono affidati a piattaforme digitali e costituiti da un insieme eterogeneo di materiali, costantemente esposti al rischio di obsolescenza dei supporti di conservazione e di perdita di dati. Ormai è stata pienamente riconosciuta la loro utilità come fonte di conoscenza e studio, documenti indispensabili alla ricostruzione della storia e del contesto dei progetti e degli oggetti architettonici del nostro secolo. Siamo arrivati quindi a un punto di svolta, affinché gli archivi di domani non rimangano incompleti.

Delle modalità di archiviazione e delle competenze necessarie per una conservazione pianificata, della comunicazione della produzione progettuale degli studi e dell’accessibilità ai documenti, si parlerà martedì, 23 maggio, al Politecnico di Torino, in occasione di “Using Archives. Questioni sull’archiviazione digitale in architettura”, convegno ideato e curato da BasedArchitecture in collaborazione con Ordine degli Architetti di Torino, Politecnico di Torino, Anai Piemonte e Valle d’Aosta.

Obiettivo dell’incontro è fare il punto della situazione e sollecitare la riflessione intorno all’archiviazione digitale e ibrida, una discussione che sarà affrontata insieme a professionisti, ricercatori e istituzioni. Tra gli invitati, Susanna Maglietta, Presidente ANAI Piemonte e Valle d’Aosta, Daniela Caffaratto, della Soprintendenza Archivistica e bibliografica Piemonte e Valle d’Aosta, Massimo Giuntoli, Presidente Ordine Architetti Torino, Sergio Pace, del Politecnico di Torino, Mariella Guercio di ANAI-Associazione Nazionale Archivistica Italiana, Margherita Guccione, del Museo MAXXI Architettura, Nina Artioli, dell’Archivio Gae Aulenti, Giorgio Rosental di Studio Rosental , Pier Massimo Cinquetti, di Base engineering srl e consigliere Ordine Architetti di Torino. Moderano Lucia Bosso e Chiara Quaranta, autrici del programma.

 

 

 

 

Oggetti veramente unici hanno contraddistinto lo spazio “Open Science” di Unito, veri e propri tesori della tecnologia con l’intento di trovare a loro una degna collocazione che scongiuri l’allontanamento da occhi che possano apprezzare la loro unicità.

A catturare l’attenzione è il simulatore di volo Herlitzka, che serviva per testare l’attitudine a volare dei piloti della prima guerra mondiale, ritrovato soltanto nel 1994. Ma c’è anche un esemplare di Olivetti Programma 101, la “Perottina”, dal nome del suo creatore, l’ingegner Perotto. È il primo computer da scrivania, con stampante incorporata. Venne presentato 1965 e, grazie al restauro dell’Aire, è perfettamente funzionante.

E ancora, vicino al palco, ecco il pletismografo, ideato dal fisiologo torinese Angelo Mosso nel 1875. Lo strumento serviva per ricavare informazioni sulle variazioni di volume dei vasi sanguigni nell’avambraccio. Cesare Lombroso lo utilizzò, nel 1909, come una primordiale macchina della verità.

«È una collezione interessantissima. Facciamo mostre itineranti in continuazione», racconta con orgoglio il professor Marco Galloni, direttore scientifico dell’Astut. Ma la Manifattura Tabacchi ha bisogno di lavori di restauro che l’Università di Torino, non essendone la proprietaria, non può sostenere. «La priorità per noi è trovare una nuova sede. Soltanto così possiamo pensare di riaprire in pianta stabile».

Cresce il numero dei laureati dell’Università di Torino: secondo il Rapporto AlmaLaurea, nel 2015 erano 11.598 e nel 2016 erano 12.219. Il 17% è proveniente da fuori Piemonte, il 3,8% è di cittadinanza straniera. L’età media è di 25,8 anni. Dopo un anno è occupato il 76% dei laureati triennali e e il 75% di quelli magistrali, che salgano a 87% dopo cinque anni. Complessivamente 88 laureati su 100 si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria. Al Politecnico (6.331 laureati) il 10% dei laureati triennali e il 15,8% di quelli magistrali è straniero. Tra i laureati triennali il tasso di occupazione risulta del 75%, tra magistrali a un anno dalla laurea l’84% , che sale all’ 88,1% nell’area dell’Ingegneria. A cinque anni dal conseguimento dal titolo, il 93% di tutti i laureati ha lavoro.

Come riporta il sito lastampa.it, l’Università di Torino si è dotata di un nuovo strumento ad alta prestazione che sarà utilizzabile , nella sede di Biotecnologie di via Nizza a Torino, da tutti i ricercatori: la spettrometria di massa. L’acquisto è stato possibile grazie alla Compagnia di San Paolo, nell’ambito dell’Open Access Lab.

“La spettrometria di massa è una potente tecnica analitica, utilizzata per la misura quantitativa di composti chimici già noti e per l’identificazione di composti incogniti. Di fatto fornisce il valore del “peso” delle molecole. Ha elevate potenzialità diagnostiche utili per chiarire le proprietà strutturali e chimiche delle molecole – spiegano dall’Unito- Uno dei suoi punti di forza è l’elevata sensibilità, ovvero la capacità di permettere analisi di quantità estremamente limitate di sostanza (fino ad arrivare al femtogrammo, corrispondente a una frazione mille miliardi di volte più piccola del grammo); gli spettrometri permettono l’analisi di concentrazioni infinitesimali, miliardesimi di grammo per litro di soluzione, anche nel caso di miscele complesse come il sangue”.

Importante anche l’impiego in farmaceutica: la spettrometria, infatti, viene usata per studiare il comportamento dei farmaci nell’organismo. In tutto l’investimento è stato di 750mila euro.

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha pubblicato la graduatoria dei Dipartimenti universitari italiani che avranno accesso al Fondo di finanziamento dei Dipartimenti di Eccellenza, basandosi sui risultati ottenuti nella VQR 2011-2014.

Nell’elenco delle 350 Dipartimenti italiani selezionati dal Ministero per l’assegnazione dei 271 milioni di euro annui previsti dalla legge di bilancio 2017, compaiono 23 dei 27 Dipartimenti dell’Università di Torino (85%), dei quali ben 13 raggiungono il punteggio massimo di valutazione, pari a 100 su 100.

Il finanziamento quinquennale (2018-2022) è volto ad incentivare l’attività dei dipartimenti universitari che si caratterizzano per l’eccellenza nella qualità della ricerca, nella progettualità scientifica, nell’organizzazione didattica.

I 350 Dipartimenti potranno presentare il progetto dipartimentale o di sviluppo per acceder al Fondo e otterranno il finanziamento 180 migliori Dipartimenti, con un massimo di 15 domande per Ateneo.

Una commissione incaricata della valutazione, istituita con apposito decreto MIUR, valuterà le domande presentate ed attribuirà un punteggio, per il 70% in base al punteggio della valutazione e per il 30% in base al progetto dipartimentale di sviluppo presentato. L’importo complessivo del finanziamento quinquennale (2018-2022) sarà di circa 7 milioni di euro per Dipartimento (1,350 milioni di euro all’anno).

“Lo straordinario successo del nostro Ateneo – dichiara Gianmaria Ajani, Rettore dell’Università di Torino – è merito dell’eccellente lavoro dei nostri ricercatori nei Dipartimenti. L’Università di Torino rafforza il trend positivo degli ottimi risultati sulla VQR (Valutazione della Qualità della Ricerca) presentati a febbraio dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) e si conferma fra i migliori Atenei d’Italia anche in questa graduatoria che vede: le Università di Torino, Padova e Bologna sono gli unici Atenei italiani ad essere presenti nella lista di eccellenza con oltre 20 Dipartimenti.

 

In onore dell’anniversario che celebra i sessant’anni dell’AIDIAAssociazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti, nasce l’idea della conferenza “Donne che costruiscono”. AIDIA che a Torino nel 1957 prende vita da un gruppo di donne laureate in ingegneria ed architettura con l’obiettivo di valorizzare il lavoro della donna nel campo della professione e della tecnica.

Il 19 maggio 2017, nel Salone d’Onore del Castello del Valentino, al Politecnico di Torino, “Donne che costruiscono” si celebrerà la storia, per rendere omaggio a questo importante anniversario facendo il punto rispetto all’evoluzione, sociale e culturale della nostra Nazione.

La giornata sarà anche occasione per presentare il volume “AIDIA 60 – I primi 60 anni di qualità al femminile” per preservare la memoria di quanto è stato fatto, ricordando che ieri e l’altro ieri era tutto più difficile e faticoso, senza i mezzi, ma soprattutto senza la libertà culturale e di azione di oggi.

Secondo le ultime indiscrezioni comparse su repubblica.it, Economia almeno per quest’anno non sarà a numero chiuso.

Il senato accademico dell’Università di Torino ieri pomeriggio ha stabilito che non ci sarà un test per iscriversi ai corsi di economia aziendale ed economia e commercio, come avevano invece chiesto i due dipartimenti, preoccupati dal numero limitato di docenti a disposizione e dalla mancanza di aule.

Lo sbarramento era stato eliminato poco più di un anno fa e aveva portato a un boom di iscritti, con un più 30 per cento di immatricolati: a febbraio i due dipartimenti, quello di Esomas e quello di Management, che hanno sostituito la vecchia facoltà di Economia e Commercio avevano proposto di prevedere un tetto di 350 posti per il corso omonimo e di 1100 per “economia aziendale”. Il rettore Gianmaria Ajani che però ha avviato un politica per l’eliminazione del numero programmato ha creato una cabina di regia per scongiurare questa ipotesi che è riuscita a trovare 16 docenti da destinare ai corsi dove mancavano: “Non è stato necessario nemmeno votare perché già il dipartimento ha stralciato la proposta – spiega la prorettore Elisabetta Barberis – Abbiamo fatto un lungo lavoro di analisi per arrivare a questa soluzione. Sul problema degli spazi ci sarà un intervento per costruire nuove aule nel medio periodo e se invece mancheranno già quest’autunno affitteremo delle sedi nelle vicinanze”.

L’ateneo ha infatti approvato un intervento da 4milioni di euro che dovrebbe portare entro la fine del 2018 alla realizzazione di 4mila metri quadri di nuove aule: “La nostra politica è quella di garantire servizi e didattica di qualità senza numeri programmati ovunque sia possibile”. Le previsioni approvate nelle linee guida votate oggi prevedono però meno nuovi immatricolati nel 2017 rispetto a quelli dell’anno passato: “I dipartimenti e la cabina di regia hanno lavorato molto per arrivare a questa soluzione, ma qualsiasi sia il numero di studenti che vorranno iscriversi a Economia garantiremo a tutti la possibilità di farlo” assicura il direttore del dipartimento di Management, Valter Cantino.

Soddisfatti anche gli universitari che dall’inizio si erano opposti alla reintroduzione del numero chiuso: “Era quello che chiedevamo fin dall’inizio – ribadisce Federico Salvatore, rappresentante in senato accademico di Studenti Indipendenti – Ora abbiamo chiesto che sia aperto un tavolo per evitare che il problema si riproponga l’anno prossimo”.

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