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repubblica.it – Una maxirete wifi con 1200 punti d’accesso: è quella che da oggi viene messa a disposizione di tutti gli utenti in possesso di credenziali “Spid” (il Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale) che così potranno accedere alla rete wifi di ateneo. Si tratta, ha spiegato oggi il rettore Gianmaria Ajani – in presenza di Loredana Segreto, direttrice generale dell’Università, di Paola Pisano, assessore comunale all’Innovazione e alla Smart city, e di Angelo Saccà, direttore dei servizi informativi dell’Ateneo – di un intervento in linea con gli obiettivi “di terza missione” dell’Università. In questo caso il target di riferimento sono i cittadini di Torino e più in generale di tutta Italia che, se in possesso dell’identità digitale Spid, potranno collegarsi al wifi di UniTo e fruire del servizio messo a disposizione dall’ateneo quando si troveranno in prossimità di uno dei 1200 access point dell’università.

Il servizio, tra le soluzioni più innovative nel Paese per creare rete, è stato premiato all’interno dell’iniziativa “Premio 10×10= 100 progetti per cambiare la pubblica amministrazione” promossa da Forum Pa, che ha raccolto progetti di digitalizzazione provenienti dalle pubbliche amministrazioni di tutta Italia. L’Università di Torino è stata fra le prime in Italia a collegare nel 2016 tutta

l’infrastruttura del portale, aprendo l’accesso ai servizi online di ateneo a tutti gli utenti di UniTo in possesso delle credenziali Spid.

I suoi 75.000 utenti, di cui circa 70.000 studenti e circa 5.000 dipendenti tra personale docente e tecnico amministrativo, tramite Spid possono accedere a tutti i servizi dell’università e contemporaneamente, con una sola chiave, ai servizi on line di tutte le pubbliche amministrazioni e imprese aderenti a Spid.

Il Team studentesco H2politO del Politecnico di Torino festeggia i suoi primi 10 anni di attività con una presentazione dei suoi prototipi e degli studenti che negli anni hanno contribuito agli ottimi risultati ottenuti nelle competizioni internazionali.

Il Team è infatti tornato vincitore dalla Shell Eco-marathon 2017 di Le Mans e da quella di Londra: il prototipo IDRAkronos ha chiuso al 2° posto la competizione che si è svolta dal 25 al 28 maggio scorsi al Queen Elizabeth Olympic Park di Londra e si è classificato al 1° posto nella competizione di Le Mans del 23-25 giugno scorsi.

In queste gare veicoli avveniristici ad alta efficienza energetica progettati da studenti delle scuole superiori e delle Università di tutta Europa si sfidano non sulla velocità, ma sulla capacità di progettare prototipi in grado di percorrere la maggior distanza possibile con l’equivalente di un litro di carburante o un kWh o un m3 di energia.

Anche il secondo prototipo del Team, XAM, ha ottenuto un ottimo 10° posto su 26 veicoli partecipanti nella categoria Urban Concept a combustione interna e il 4° posto su 7 per la categoria a etanolo, con un consumo di 110 km/L nella gara di Londra.

Ma il Team H2politO alla Shell Eco- marathon di Londra ha anche vinto il Communication Award, il riconoscimento che viene assegnato al Team con la migliore capacità di comunicare sia sui social che ai media tradizionali le caratteristiche del proprio progetto, ma anche di promuovere la competizione grazie alla collaborazione con le aziende e al coinvolgimento di studenti e giovani. Non è una novità per il Team, che si è aggiudicato questo riconoscimento già altre 4 volte (2009, 2010, 2012 e 2014).

Tanti i premi di questi 10 anni di successi e di passione, che sono stati ripercorsi dalla referente accademica del Team, Massimiliana Carello, insieme ai ragazzi, che hanno presentato per l’occasione tutti i veicoli realizzati negli anni: IDRA08 IDRA09, IDRApegasus, XAM 2.0, IDRAkronos e XAM.

“Non avrei mai immaginato 10 anni fa, quando ho fondato il Team H2politO, di arrivare dove sono arrivata oggi, cioè di essere riuscita a farlo diventare un “top Team”. I risultati in classifica ottenuti quest’anno sono il frutto di un grandissimo lavoro e tantissimo tempo, di persone che hanno fatto “squadra” affrontando problemi e trovando soluzioni, senza mai arrendersi. Forse è stato questo che ci ha permesso di ottenere grandi risultati sia a Londra che a Le Mans”, commenta la professoressa Massimiliana Carello, Faculty Advisor del Team.

In occasione dell’evento sono inoltre state consegnate 10 borse di studio destinate nel 2017 dalla Michelin Italiana a sostegno delle attività del Team H2politO. Gli studenti che hanno ricevuto la borsa di studio si sono particolarmente distinti nelle attività di progetto e realizzazione dei veicoli che hanno partecipato alla competizione.

Michelin è sponsor tecnico e fornitore unico di pneumatici della Shell Eco-marathon e anche IDRAkronos è equipaggiata con pneumatici speciali Michelin, che offrono una resistenza al rotolamento sei volte più bassa del pneumatico stradale MICHELIN Energy Saver.

Simone Miatton, Direttore del Personale Michelin Italia, ha commentato: “Seguiamo con grande passione il Team H2politO da cinque anni. È stato un crescendo di successi, che li ha portati anche quest’anno sul gradino più alto del podio della Shell Eco-marathon di Le Mans con IDRAkronos, prototipo equipaggiato con speciali pneumatici Michelin a bassissima resistenza al rotolamento.

È lo spirito di innovazione che ci lega al Team H2politO e ai suoi geniali veicoli a basso consumo di energia. Dal nostro primo pneumatico “verde” del 1992, l’impegno di Michelin nel campo dell’innovazione continua è sempre al servizio di una mobilità più sicura, efficace, sostenibile.

Quest’anno, i dieci anni del Team ci offrono un’occasione ancora più gioiosa per festeggiare insieme la nostra comune visione della mobilità del futuro.”

 

Per essere ammessi ad un corso di laurea ad accesso libero è necessario possedere una adeguata preparazione iniziale. La verifica di tale preparazione è effettuata tramite il Test di Accertamento dei Requisiti Minimi (TARM).

Per i corsi di laurea sotto elencati la procedura di immatricolazione non è consentita se non si è preventivamente sostenuto il TARM (ogni corso di laurea ha il collegamento alla pagina del sito web con informazioni sulla prova):

-Scuola di Scienze della Natura
-Chimica e tecnologie chimiche
-Fisica
-Informatica
-Matematica
-Matematica per la finanza e l’assicurazione
-Scienza e tecnologia dei materiali
-Scienze geologiche
-Scienze naturali
-Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria – SAMEV
-Produzioni e gestione degli animali in allevamento e selvatici
-Scienze e tecnologie agrarie
-Scienze forestali e ambientali
-Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco
-Tecniche erboristiche
-Il sostenimento del TARM è indispensabile anche per eventuali passaggi/trasferimenti verso tali corsi.

Le sessioni TARM si svolgono presso i laboratori informatici dell’Università degli Studi di Torino.

Sessione ordinaria: dal 30 agosto al 29 settembre 2017
Prima sessione di recupero (*): dal 13 al 17 novembre 2017
Seconda sessione di recupero(*): dal 11 al 15 dicembre 2017
La data e la sede della propria prova TARM si trovano nel presente sito web entro 4 giorni lavorativi dall’iscrizione al concorso TARM (dopo aver effettuato il login con le proprie credenziali ottenute in fase di iscrizione)

Laboratori informatici
Indirizzi (**)

LI1, LI3, LI4, LI5
CLE (Campus Luigi Einaudi) – Lungo Dora Siena, 100 A, 10153 Torino

Aule Informatica B, Informatica C
Dipartimento di Fisica – Via Pietro Giuria, 1, 10125 Torino

Aule Turing, Von Neumann
Dipartimento di Informatica – Corso Svizzera, 185 – 10149 Torino (ingresso da Via Pessinetto, 12)

Aule Informatica 2, Informatica 5
Dipartimento di Matematica – Via Carlo Alberto, 10 – 10123 Torino

(*) Le sessioni di recupero sono dedicate agli studenti immatricolati che hanno partecipato alla sessione ordinaria, ma che non hanno superato la prova TARM per il proprio corso di laurea (come indicato in precedenza la procedura di immatricolazione non è consentita se non si è preventivamente sostenuto il TARM).

(**) Clicca sul nome della struttura o del Dipartimento (ad esempio CLE (Campus Luigi Einaudi)) per ulteriori informazioni sulla sede della prova.

Le sessioni TARM si svolgono presso i laboratori informatici dell’Università degli Studi di Torino.

Sessione ordinaria: dal 30 agosto al 29 settembre 2017
Prima sessione di recupero (*): dal 13 al 17 novembre 2017
Seconda sessione di recupero(*): dal 11 al 15 dicembre 2017
La data e la sede della propria prova TARM si trovano nel presente sito web entro 4 giorni lavorativi dall’iscrizione al concorso TARM (dopo aver effettuato il login con le proprie credenziali ottenute in fase di iscrizione)

Laboratori informatici
Indirizzi (**)

LI1, LI3, LI4, LI5
CLE (Campus Luigi Einaudi) – Lungo Dora Siena, 100 A, 10153 Torino

Aule Informatica B, Informatica C
Dipartimento di Fisica – Via Pietro Giuria, 1, 10125 Torino

Aule Turing, Von Neumann
Dipartimento di Informatica – Corso Svizzera, 185 – 10149 Torino (ingresso da Via Pessinetto, 12)

Aule Informatica 2, Informatica 5
Dipartimento di Matematica – Via Carlo Alberto, 10 – 10123 Torino

(*) Le sessioni di recupero sono dedicate agli studenti immatricolati che hanno partecipato alla sessione ordinaria, ma che non hanno superato la prova TARM per il proprio corso di laurea (come indicato in precedenza la procedura di immatricolazione non è consentita se non si è preventivamente sostenuto il TARM).

(**) Clicca sul nome della struttura o del Dipartimento (ad esempio CLE (Campus Luigi Einaudi)) per ulteriori informazioni sulla sede della prova.

È possibile prenotarsi attraverso il portale dell’Università degli Studi di Torino fino al giorno dalle 9.30 del 10 luglio 2017 al 15 settembre 2017.

La procedura di prenotazione prevede:

Registrazione al portale dell’Università degli Studi di Torino
Iscrizione onlineal concorso TARM (accedere alla MyUniTO: dal menu “Iscrizioni” selezionare la voce “Test di Valutazione” e scegliere l’area di interesse)
Visualizzazione della data e della sede della propria prova TARM seguendo le istruzioni fornitein questa pagina alla voce Data e sede

Più di 600 studenti universitari e aspiranti imprenditori, provenienti da oltre 40 nazioni, arriveranno a Torino per frequentare dal 10 al 28 luglio prossimi l’EIA, European Innovation Academy, evento internazionale di formazione sull’imprenditorialità a base tecnologica ospitato dal Politecnico di Torino. Tre settimane durante le quali innovatori di talento di tutto il mondo incontreranno mentor e investitori provenienti dalla Silicon Valley e dal territorio regionale e nazionale e realizzeranno più di 100 nuove idee di impresa.

I dettagli dell’iniziativa saranno presentati durante la conferenza stampa di apertura, lunedì 10 luglio 2017, alle ore 12.00, presso l’Aula Magna del Politecnico di Torino, sede Lingotto, Via Nizza 230.

Alla Conferenza stampa interverranno:

Alar Kolk, Presidente EIA

Marco Gilli, Rettore Politecnico di Torino

Ken Singer, Sutardja Center for Entrepreneurship and Technology, UC Berkeley

Paola Pisano, Assessore all’innovazione, Comune di Torino

Enrico Bagnasco, Responsabile Direzione Sistemi Informativi, Intesa Sanpaolo Group Services

Gilberto Ceresa, Chief Information Officer di FCA per l’area EMEA e LATAM

Vincenzo Ilotte, Presidente della Camera di commercio di Torino

Da venerdì 7 luglio fino a domenica 9 luglio, presso la Cascina/Scuderie farnesiane di Capodimonte saranno esposti i progetti realizzati dagli studenti del Politecnico di Torino, a seguito di un accordo siglato tra il Comune di Capodimonte e il Politecnico di Torino, con la collaborazione della direttrice del Museo della Navigazione di Capodimonte, dott.ssa Caterina Pisu. Gli studenti di Architettura del terzo anno nel corso dell’atelier “Architettura degli Interni” (professoresse Valeria Minucciani e Anna Pellegrino) sono stati invitati ad affrontare due temi diversi:

1) il potenziamento dei servizi del Museo della Navigazione delle Acque Interne: occorreva progettare un angolo attrezzato per l’intrattenimento dei bambini più piccoli, sotto la supervisione dei genitori. Lo spazio a disposizione era veramente esiguo, ma la creatività degli studenti ha portato a soluzioni non solo accattivanti e divertenti, ma anche funzionalmente versatili e disponibili per attività diverse

2) l’allestimento di un nuovo museo o di una sezione del museo esistente, dedicato ai ritrovamenti archeologici di Bisenzio: non essendo stata espressa, da parte dell’Amministrazione, alcuna intenzione definitiva in proposito, gli studenti sono stati lasciati liberi di scegliere fra due alternative possibili:

– sopraelevare l’attuale Museo della Navigazione delle Acque Interne, per ospitare in un secondo piano il Museo del Bisenzio, creando un unico polo museale. Il linguaggio architettonico della nuova sopraelevazione ha dato esiti interessanti, così come lo studio distributivo per non stravolgere l’attuale assetto del museo esistente e per permettere la visita dei due musei anche separatamente

– insediare il nuovo Museo nel complesso cinquecentesco della “Cascina/Scuderie farnesiane”. Si è rispettato l’edificio storico senza rinunciare a interventi di adeguamento funzionale che in taluni casi, sia pure arditi, offrono spunti che vale la pena di prendere in considerazione.

Non avendo a disposizione un progetto di ordinamento né una descrizione dettagliata della collezione, gli studenti hanno azzardato delle ipotesi in merito, senza pretesa di rigore scientifico dal punto di vista archeologico ma necessarie per immaginare gli allestimenti interni. L’obiettivo era quello di presentare la collezione al pubblico in modo coinvolgente, comunicando i contenuti in modo dinamico capace di raggiungere fasce di utenza diverse.

Il lavoro qui testimoniato conferma che la collaborazione tra Università, Pubbliche Amministrazioni e Istituzioni culturali è sempre un’occasione di reciproco arricchimento.

I lavori saranno presentati dalla Prof.ssa Valeria Minucciani, Professore Aggregato di Architettura degli Interni, Allestimento e Museografia del Politecnico di Torino, Dipartimento di Architettura e Design, venerdì 7 luglio, alle 17.30, presso il Museo della Navigazione. Sarà presente il Sindaco di Capodimonte, Mario Fanelli.

I lavori degli studenti resteranno esposti alla Cascina/Scuderie farnesiane con il seguente orario:

venerdì 7 luglio, dalle 17 alle 19; sabato 8 luglio, dalle 10.30 alle 12.30; dalle 17 alle 19; domenica 9 luglio, dalle 10.30 alle 12.30.

Per informazioni: museo.capodimonte@gmail.com – 339.1364151

repubblica.it Entro un paio di settimane il Politecnico commissionerà le sue nuove aule prefabbricate. Saranno quattro, da 220 posti ciascuna, e sorgeranno nell’attuale parcheggio che separa il campus dalla nuova residenza universitaria Carlo Mollino, all’incrocio tra corso Castelfidardo e corso Peschiera. Saranno fondamentali per risolvere i problemi di sovraffollamento patiti dall’ateneo. E avranno anche un’altra caratteristica: “Rispetteranno tutti i parametri previsti per le altre nostre aule, in termini di sicurezza, acustica e comfort”, assicura Romano Borchiellini, vicerettore all’Edilizia del Poli.

L’ateneo tecnologico torinese ha progettato i nuovi spazi da solo, in modo da accelerare i tempi. Come si vede dai primi rendering realizzati, le quattro nuove aule formeranno un parallelepipedo scuro, con la parte superiore costituita da un intreccio metallico che ne darà maggiore movimento. Proprio perché è una struttura prefabbricata, non avrà fondamenta ma appoggerà su una grande lastra. Gli spazi interni saranno in piano, con un ultima parte rialzata, e avranno tutto il necessario per la didattica.

“Le chiamiamo aule temporanee, ma alla fine devono rispettare vincoli molto simili agli altri spazi del nostro ateneo”, spiega Borchiellini. L’obiettivo è di realizzare una struttura di buon livello, in grado di essere sufficientemente duratura: “In base al masterplan che stiamo predisponendo, nel giro di 5-6 anni queste aule saranno probabilmente già superate. Ma per come sono pensate potrebbero benissimo essere utilizzate per dieci anni”, dice il vicerettore.

Il budget di spesa approvato dal consiglio d’amministrazione dell’ateneo è di quattro milioni. La gara partirà entro metà luglio e le quattro nuove aule dovrebbero essere pronte entro marzo del prossimo anno (sempre che non ci si mettano in mezzo ricorsi amministrativi).

Nel frattempo è prevista la partenza di altri due cantieri all’interno della Cittadella Politecnica. Uno riguarda l’ampliamento della sede di General Motors, annunciato un anno fa. A marzo Gm ha ceduto Opel ai francesi di Psa e la vendita ha tenuto gli addetti torinesi con il fiato sospeso per alcuni giorni. Alla fine il centro di corso Castelfidardo è rimasto in orbita americana, dunque l’espansione può procedere. In questo caso la gara dovrebbe partire in autunno. L’altro intervento edilizio

 riguarda invece le cosiddette “Aule R”, quelle che sorgeranno su via Carlo Boggio e via Borsellino. Il progetto iniziale aveva ricevuto l’alt della Soprintendenza ai beni architettonici perché prevedeva di abbattere un tratto di muro perimetrale delle ex Ogr considerato “di interesse monumentale”. L’intervento è stato ripensato e approvato, dunque nei prossimi mesi anche questa parte del Politecnico inizierà la propria metamorfosi.

 

 

Nuovi materiali e biotecnologie, architettura, design, riprogettazione e sviluppo urbano: sono questi i temi su cui si focalizzerà la collaborazione tra Politecnico di Torino e Kyoto Institute of Technology – KIT (Kyoto, Giappone), grazie a un memorandum of understanding siglato oggi a Torino dal Rettore Marco Gilli e dal Presidente KIT Masao Furuyama.

Torino e Kyoto saranno quindi più vicine, grazie allo scambio di studenti dei corsi di laurea magistrale e dottorato di ricerca e a iniziative di formazione congiunte, come summer school dedicate a temi di grande attualità. Gli studenti avranno anche la possibilità di svolgere periodi di tirocinio nei due Paesi.

Dal punto di vista della ricerca, l’accordo propone la partecipazione congiunta a bandi e la realizzazione di progetti congiunti di frontiera relative alle tematiche che animano l’accordo. In più, la partnership prevede l’istituzione di un Centro congiunto di ricerca e formazione, che diventerà una vera e propria piattaforma nella quale convergeranno ricerca, formazione e trasferimento tecnologico, con due sedi fisiche: una a Kyoto e una al Politecnico.

L’accordo, di durata quinquennale, prevede anche attività di condivisione dei risultati della ricerca attraverso seminari, convegni e workshop, per produrre ricadute socio-economiche sui territori di riferimento, sia in Italia che in Giappone.

“Questo accordo apre interessanti prospettive di collaborazione con il Giappone tramite una sua prestigiosa università tecnica”, commenta la responsabile dell’iniziativa per il Politecnico Laura Montanaro (Dipartimento di Scienza Applicata e Tecnologia), che prosegue: “I settori individuati per le attività comuni godono di importanti complementarietà tra le due Istituzioni e sono altamente qualificanti, sia dal punto di vista delle prospettive di ricerca, che per quanto riguarda gli aspetti didattici. L’interesse del Kyoto Institute of Technology di collaborare con noi su queste tematiche conferma che si tratta di ambiti di eccellenza del nostro Ateneo riconosciuti a livello internazionale e ringrazio il professor Giuseppe Pezzotti, Vice Rettore di KIT, per aver creato questa opportunità che avvicinerà le nostre due università”.

Anche il Vice Rettore del Kyoto Institute of Technology Giuseppe Pezzotti conferma l’interesse per la collaborazione: “La realizzazione di un progetto di collaborazione con una Università di grande tradizione come il Politecnico di Torino è per il Kyoto Institute of Technology motivo di prestigio e simboleggia la forte volontà di internazionalizzazione delle Università giapponesi nei confronti degli Atenei europei”.

 

 

artribune.com – La GAM di Torino e il Castello di Rivoli ospitano una mostra poderosa, che mette in luce il potenziale del colore attraverso opere e artisti di epoche diverse. Fra emozione, spiritualità e dinamiche contemporanee.

Lemozione dei COLORI nellarte è una mostra che possiede i numeri di una biennale e che mira a raccontare principalmente, ma non solo, la pittura degli ultimi 150 anni attraverso il medium del colore. Un percorso storico e geografico che insegue le ricerche fatte da 150 artisti appartenuti a luoghi ed epoche diversi attraverso 400 opere. Si va dai grandi maestri di fine Ottocento alle opere iconiche di artisti concettuali. Presenti molti artisti italiani, prestiti d’importanti istituzioni internazionali e capolavori provenienti dalle collezioni di Gam e Castello di Rivoli, dove la mostra si dipana unificando, per la prima volta, due istituzioni fino a oggi rimaste autonome e votate a fare sistema.

UN MONDO IN BIANCO E NERO

Come sarebbe la storia umana se, invece dei coni, la retina del nostro occhio potesse affidarsi soltanto ai bastoncelli per vedere il mondo circostante? Un’invisibile differenza geometrica avrebbe potuto cambiare tutto perché, in tal caso, la realtà ci apparirebbe da sempre in bianco e nero. Come in un libro di Saramago, saremmo tutti affetti da acromatopsia, la forma di daltonismo congenito più grave e per la quale chi ne è affetto vede il mondo in una scala di grigi che noi cromo-vedenti non sospettiamo. Non è difficile capire come sarebbe se osserviamo la storia della fotografia, quel suo nascere in bianco e nero e restare se stessa fino a che il colore non la contagia e allora anche lei, non a caso forse, compie un ingresso trionfale nel mondo dell’arte. Prima si chiama fotografia d’autore, ma quel suo essere incolore, esangue, mono-tonale la scollega dal mondo, la raffredda a tal punto da non poter assumere a tutti gli effetti lo statuto di opera d’arte. Vivere in bianco e nero (si pensi anche al cinema o alla tv prima del colore) sarebbe come vivere nell’universo di Cartier-Bresson, dentro un mondo in cui ogni singola cosa, per quanto spettacolare e plastica, è deprivata del proprio aspetto vitale.

LINGUA COLORE

Una percezione che escluda i colori sarebbe capace di eludere anche le emozioni? Guardando questa mostra, progettata da Carolyn Christov Bakargiev già direttrice di documenta 13 e della Biennale di Sydney, parrebbe che attraverso i colori non soltanto accediamo alla pittura nella sua integrità ma collezioniamo una serie inesauribile di stati emotivi che, in parte, o del tutto, possono giustificare l’esistenza della pittura in quanto musica dei colori.
La mostra appare come una galleria di melodie e armonie da cui evincere i differenti modi d’intendere il colore e di gestirne la ricchezza sensibile. Il colore non soltanto ci apre un mondo, quello del reale nella sua complessità e ricchezza, ma nella pittura ci permette di andare al di là del reale concreto per accedere alle emozioni in modo immediato così come succede con la musica. Prima di essere altro, la vista è una forma di tatto. L’occhio tocca e distanzia qualsiasi cosa, ma nella pittura esso viene toccato e ogni volta affetto emotivamente. In mostra, la paletta delle emozioni è ampia: si va da quelle tragiche, provate ed espresse da un Mark Rothko o un Nicolas De Staël (senza dimenticare un Car Crash diAndy Warhol che è arancione come soltanto la morte tragica sa essere), a quelle più impalpabili di un James Turrell che espone un ambiente vivificato e pulsante di luce cangiante capace di arrivare all’essenza del colore.

KANDINSKY E IL COLORE SPIRITUALE

Sempre alla Gam, vi sono molti altri lavori imprescindibili. In alcune delle tele dell’irrinunciabile Vassily Kandinsky si avverte una fine e un inizio: la fine di un atteggiamento analitico e matematizzante verso il colore, figlio di una cultura positivista di metà Ottocento e debitrice di studi fatti sul colore da Isaac Newton, che scompone la luce in colori. Già Goethe nella sua Teoria dei colori, scritta nel 1810, cercava di dare una dignità percettiva, psicologica ed emotiva ai colori. Nel 1799 aveva scritto con Friedrich SchillerTemperamenten Rose, in cui i colori venivano abbinati ai quattro caratteri fondamentali dell’uomo (collerico, flemmatico, sanguigno e melanconico) da cui discendono modelli psicologici (tiranni, eroi, avventurieri; edonisti, amanti, poeti; oratori, storici, docenti; filosofi, pedanti, governanti).
Ma se Goethe ama considerarsi innanzitutto scienziato, Kandinsky si sente invece più musicista e dichiara di voler fare in pittura quel che Arnold Schoenberg ha fatto in musica: l’amicizia tra i due sarà di quelle che scolpiscono un secolo. Oltre a inventare l’astrazione, e forse proprio a causa di ciò, Kandinsky può sostenere una teoria del colore incentrata sull’effetto spirituale. Ogni colore possiede e produce un “suono interiore” ed è capace di una direzione e di un movimento che lo dispone, in un solo colpo, sia sulla tela sia nella nostra anima.
Con Kandinsky si apre una nuova era del colore, un suo utilizzo purista e più consapevole che comprende William Turner, ancora debitore di Goethe e astrattista ante litteram, e giunge fino ai quadrati di Josef Albers e a tutta la pittura monocromatica che, come scrivono i curatori della mostra, si occupa “del puro respiro del colore”.
Se nei primi anni del Novecento i Fauves usano il colore come strumento eminente della loro ribellione contro l’accademia, Kandinsky apre il sentiero spirituale che è forse il più indefinito ma proprio per questo anche il più prolifico in termini di suggestioni. Su tale sentiero si pongono anche le ricerche di Paul Klee, che insegna per un decennio pittura e teoria del colore al Bauhaus e di cui la mostra espone i taccuini provenienti dal Paul Klee Zentrum di Berna; le ricerche teosofiche sul colore di Annie Besant, costretta a dipingere le luci di altri mondi usando i “colori ottusi della terra”; il simbolismo esoterico di M.K. Čiurlionis, personaggio paradigmatico in quanto compositore eccelso ma transfugo verso la pittura nella quale trova le visioni per dire quel mondo fantastico evocato in musica; non ultimi i disegni dei seguaci dell’Hindu Tantra, risalenti al XVIII secolo e suggestivamente in linea con le intuizioni di fondo kandinskyane.

NON SOLTANTO EMOZIONI

Il mondo nel quale viviamo è sempre più veloce, emotivo e superficiale. E colorato. Il colore è usato come strumento di seduzione e di meraviglia: stimola l’acquisto. Nei packaging, così come nei nuovi prodotti tecnologici dalle risoluzioni sempre più sorprendenti, il colore possiede un ruolo primario di seduzione. Forse anche per questa imponente e progressiva “emozionalizzazione” del mondo, la seconda parte del Novecento e le esperienze artistiche attuali sembrano lasciare da parte il colore come strumento emozionale per concentrarsi su altri tipi di approccio. Il concettualismo di Laurence Wiener e di Robert Barry, autore della monumentale installazione One Billion Colored Dots, offrono buoni esempi, mentre il pantone “messo in opera” da Damien Hirst riflette sul poderoso sforzo analitico e sintetico della nostra cultura, intenta a decodificare quell’eterno continuum offerto dalla realtà, quel magma nel quale il nostro cervello ha imparato a navigare spezzettando il tutto in micro-percezioni in grado di darci il senso delle cose. Nell’interruzione del flusso si fonda il controllo che ne abbiamo e anche la possibilità di un linguaggio comune che possiamo costruire, essendo il pantone proprio la decodificazione numerata delle differenti tinte possibili, ognuna delle quali scomposta nei suoi elementi costitutivi e quindi in grado di essere ripetuta in ogni latitudine e longitudine del globo. Ma ciò vale soltanto per le tinte sintetiche, mentre la storia dell’arte si fonda, più alchemicamente, su colori tratti da insetti, fiori, piante e minerali di ogni genere.
Anche la cultura psichedelica del colore, citata in mostra attraverso l’installazione di Jim Lambie e di alcuni film e fotografie (che restano parte minoritaria rispetto alla pittura), sembra dichiarare la fine di un’era e la possibilità di dare al colore nuove funzioni. Come quella politica, ad esempio, evidenziata dalle opere di David Hammons, una bandiera che ripensa i colori dell’Africa, o di Asli Cavusoglu, con la sua installazione di disegni fatti con il “Rosso ottomano” prodotto attraverso una ricetta armena sostituita dal rosso della bandiera turca. Nell’arte del secondo Novecento, anche l’esclusività della pittura viene meno e il colore si esibisce sui tessuti (come quelli del Leone d’oro della Biennale di Venezia Franz E. Walther), sulle plastiche (debordanti quelle di Tony Cragg, più ironiche quelle di Pino Pascali) o nelle luci (Olafur Eliasson).
Si può sostenere che la storia dell’arte è una storia di palette, ogni artista ha avuto la propria e con essa ci ha aperto un mondo, il suo, che poteva avere soltanto quei colori lì. Che si tratti dell’incarnato esangue del Cristo morto di Mantegna o della luce aurorale dell’Immacolata concezione del Tiepolo, ogni pennellata d’artista è sempre stata e sarà una scelta di colore e con essa una dichiarazione d’intenti riguardo a ogni aspetto del reale: emozioni incluse.

 

Venerdì 23 giugno 2017 alle ore 12.00, nel Salone del Rettorato (via Verdi 8, Torino) il Rettore Gianmaria Ajani presenterà alla stampa i due nuovi percorsi per l’alta formazione dell’Università di Torino in Modeling and Data Science e in Innovation for the Circular Economy, in attivazione per il XXXIII Ciclo di Dottorato, Anno Accademico 2017/2018.

In convenzione con la Città di Torino e con Intesa Sanpaolo, i Dottorati di ricerca proposti dall’Università di Torino si caratterizzano per l’impronta innovativa, industriale, intersettoriale e interdisciplinare, rappresentando un’importante occasione di collaborazione e di interscambio di conoscenza tra l’Università e il territorio, per l’alta formazione degli addetti delle imprese e degli enti e per la ricerca congiunta, in attuazione delle linee d’azione strategiche dell’Ateneo.

Alla conferenza stampa interverranno:

Paola Pisano, Assessora all’innovazione della Città di Torino;

Fabio Spagnuolo, Responsabile del Servizio Network e Cultura dell’Innovazione all’interno dell’Area CIO di IntesaSanpaolo.

Dottorato di ricerca in Modeling and Data Science

La grande produzione di dati nei diversi contesti della vita di ciascuno richiede lo sviluppo di adeguate competenze negli enti e nelle aziende dedicate allo sviluppo di metodi di analisi e modellizzazione dei Big Data, per l’individuazione di nuovi contesti in cui poterli valorizzare nell’ottica della realizzazione di nuovi prodotti e servizi più orientati alla popolazione.

 Dottorato di ricerca in Innovation for the Circular Economy

I processi di produzione e di gestione dei beni e dei servizi secondo logiche lineari hanno esaurito le loro capacità espansive e di produzione di valore. La curva dei costi delle materie prime si approssima alla curva dei prezzi dei prodotti, generando rilevanti criticità per l’economia e per il pianeta. In quest’ottica nell’ambito della crisi globale e delle sue molteplici implicazioni, il modello della Circular Economy prevede un ripensamento, in ottica innovativa, della progettazione di beni e servizi.

 

Dall’agricoltura all’intrattenimento, fino all’aerospazio, alla medicina, all’industria: la robotica sta assumendo una centralità nei sistemi di produzione e non solo mai conosciuta in passato. Questo grazie anche a interfacce sempre più autonome, intelligenti e capaci di imitare il comportamento umano.

Dal 21 al 23 giugno, Torino diventerà capitale europea della robotica, con più di 120 esperti e ricercatori provenienti da 30 Paesi per la 26a edizione della conferenza RAAD (International Conference on Robotics in Alpe-Adria-Danube Region), ospitata dal Politecnico di Torino e promossa dai prof. Carlo Ferraresi e Giuseppe Quaglia (Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale).

Le 24 sessioni tematiche copriranno tutti i principali settori di ricerca e di applicazione della robotica. Si va dalla sessione dedicata ai droni, con le loro applicazioni estese ormai dall’agricoltura alla tutela dei beni culturali, alla sicurezza, a quella che si occuperà di esoscheletri, cioè di strutture indossabili di supporto e potenziamento delle capacità umane. Altre sessioni, solo per citarne alcune, saranno dedicate alle applicazioni biomediche, ai robot mobili (che possono essere di supporto ad esempio in caso di calamità), oppure ai dispositivi di afferraggio: le mani dei nostri futuri compagni robotici.

Tutte queste nuove applicazioni rappresentano uno straordinario stimolo verso la ricerca e lo sfruttamento di nuovi materiali, strutture, attuatori, sensori, immagazzinamento energetico, tecniche di controllo. La Robotica 篓篓 oggi quindi un campo di ricerca nel quale coesistono tante discipline differenti.

Anche il Politecnico di Torino ha recentemente rafforzato ulteriormente la propria ricerca nel settore in direzione multidisciplinare, grazie alla creazione di un nuovo Centro Interdipartimentale coordinato da Marcello Chiaberge (Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni) e dedicato in particolare alla robotica di servizio, PIC4SeR, con lo scopo di accompagnare il mercato, attualmente in una fase di crescita, grazie ad un approccio alla ricerca di tipo multidisciplinare, basato sulle tecnologie e sulle applicazioni. In questo modo, sar篓陇 possibile unire e integrare soluzioni innovative legate non solo a controllo, percezione, intelligenza artificiale, sistemi di locomozione e architetture meccaniche intelligenti, ma anche agli aspetti della progettazione, dell隆炉interazione e della sicurezza, così come alle questioni sociali, economiche ed etiche sottese all’introduzione dei robot in tanti campi della nostra vita.

 

 

 

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