Posts by Michele Covolan

 

La torinese Emma è la prima donna laureata in Italia in Ingegneria Civile al Politecnico di Torino: era il 1908 e le donne non avevano diritti

 

Senza diritti, futuro e lavoro; solo il matrimonio ad innalzare, in maniera teorica, la loro condizione di nascita. L’opinione pubblica, durante i primi anni del Novecento italiano, si sta dirigendo verso la lenta, ma graduale, conquista del diritto di voto per le cittadine italiane, che avverrà più di quarant’anni dopo, con il primo referendum che vede partecipare anche le donne. Torniamo indietro agli anni in cui le ragazze negli studi scientifici e tecnici erano pressoché inesistenti; solo nel 1905 viene permesso alle donne di insegnare alle scuole medie; c’è voglia di emancipazione e di ottenere un ruolo sociale diverso da quello di moglie e madre. In questo difficile contesto storico fa la sua comparsa una giovane ragazza di Torino che vuole diventare ingegnere: Emma Strada. Si iscrive al Politecnico di Torino a diciannove anni per conseguire la laurea nel 1908, ma non era così comune farlo, specie per una ragazza. Nei primi anni del Novecento risultano essere iscritte all’università 250 donne in tutta Italia (www.storiaxxisecolo.it), Emma è una delle poche a frequentarla, ma sarà di lì a breve, anche una delle poche donne in Europa a conseguire un titolo di studio in Ingegneria Civile. All’estero ci sono le vite e i lavori esemplari di Sarah Guppy; ingegnere inglese che inventa un innovativo sistema per costruire ponti sospesi nei primi anni dell’Ottocento e Verena Holmes, ingegnere meccanico inglese, prima donna eletta all’Institution of Mechanical Engineers nel 1924 e all’Institution of Locomotive Engineers nel 1931, solo per citarne alcune.

È il 7 settembre 1908 quando esce un articolo sul quotidiano La Stampa:

Emma Strada, sabato scorso, al nostro Istituto Superiore Politecnico ha conseguito a pieni voti la laurea in ingegneria civile. La signorina Strada è così la prima donna-ingegnere che si conti in Italia e ha appena altre due o tre colleghe all’estero.

Non era semplice per una donna emergere in ambiti come l’ingegneria, la scienza e le materie tecnologiche, figuriamoci farsi “strada” in una carriera da sempre reputata prerogativa maschile, se n’è addirittura parlato sulla stampa torinese; all’epoca una laureata faceva notizia.

Emma nasce a Torino nel 1884 e decide di ripercorrere le orme del padre che ha uno studio tecnico di progettazione, con il quale lavora ed eredita i progetti. Lavora tra la Valle d’Aosta, la Calabria, la Liguria e il Piemonte: tra i suoi primi progetti figura una galleria di ribasso per drenare l’acqua in Valle d’Aosta, l’anno successivo alla sua laurea, nel 1909, si trasferisce in Calabria, dove si occupa della costruzione della ferrovia automoto-funicolare di Catanzaro e della costruzione del ramo calabrese dell’acquedotto pugliese. Per sei anni è l’assistente del Professor Pagliani, docente e direttore del Gabinetto di Igiene Industriale presso l’Università di Torino.

Progetta in Val d’Aosta la manica del Grand-Hôtel di St-Vincent e la funicolare, si sposta in Liguria per l’ampliamento del Palazzo Municipale di Varazze e si occupa di alcune abitazioni, anche nel torinese, dirigendo la costruzione dell’Asilo infantile della Crocetta. Nel 1957 con Anna Enrichetta Amour, Laura Lange, Ines del Tetto, Lidia Lanzi, Adelina Racheli, Vittoria Ilardi e Alessandra Bonfanti, istituisce l’AIDIA – l’Associazione Italiana Donne Ingegnere e Architetto – con l’intento di promuovere e valorizzare il lavoro femminile nel campo della scienza e delle tecniche, per poi lasciarci nel 1970, all’età di ottantasei anni.

I suoi progetti sono passati in sordina, ma ha sicuramente svolto un ruolo fondamentale nello scardinare un’idea diffusa nel 1900; le donne ingegnere non esistono. L’ha fatto in maniera del tutto naturale, studiando, lavorando e facendo carriera in un ambiente colmo di pregiudizi che nel Novecento vuole la donna riposta al lavoro di cura, in casa; (in)consapevolmente è diventata un esemplare simbolo di emancipazione e riappropriazione di un ruolo, da sempre declinato al maschile.

(fonte: didattica.polito.it)

Ylenia Covalea

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Giornata Internazionale della Bioeconomia | Non perderti una serie di eventi, iniziative e manifestazioni in varie città italiane!
🌸 visite guidate a laboratori e aziende del settore biotech
🌻 tavole rotonde su temi legati alla bioeconomia
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Sei un* creativ*? Studi Ingegneria, Architettura, Pianificazione o Design al Politecnico di Torino? Questo bando farà sicuramente per te!
🔜 Scade domani, 24 settembre 2020, la domanda per partecipare al Bando del Progetto Intraprendenti – un percorso per studenti e studentesse di Ingegneria, Architettura, Pianificazione e Design.
🔸 Coloro che verranno selezionati/e saranno inseriti nello sviluppo in team di attività interdisciplinari e interattive orientate al problem solving, senza dimenticare la cultura della sostenibilità.
🔹 La partecipazione al Progetto è a numero chiuso, il numero massimo di partecipanti è pari a 200 e si rivolge a chi è immatricolato/a al Politecnico di Torino nell’a.a. 2020/2021.
Qui tutte le info

 

Seicento anni di storia tra antifascismo e Premi Nobel

 

Nel nostro ultimo articolo abbiamo ripercorso la storia dell’Università di Torino, soffermandoci principalmente sulle figure di spicco per il nostro Paese che l’hanno frequentata. Siamo arrivati all’anno 1918, quando l’Italia è impegnata con le manovre belliche al fronte e Giuseppe Saragat, futuro Presidente d’Italia, si laurea in Economia a Torino.

 

Con la Riforma Gentile del 1923 quella di Torino diventa una delle dieci università gestite e finanziate direttamente dallo Stato.

Dal 1925 la resistenza è impegnata a combattere contro il fascismo, che prende sempre più piede all’interno dell’Ateneo. Ne consegue quindi un periodo culturale di fiorente antifascismo, con figure quali Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Leone Ginzburg, Massimo Mila, Vittorio Foa, Giorgio Agosti, Dante Livio Bianco e Cesare Pavese.

Tra 1934 e 1935 conseguono la laurea due importanti Premi Nobel, prima Salvatore Luria, poi Rita Levi-Montalcini, entrambi laureati in Medicina e Chirurgia. 

Il torinese Luria vince il Premio Nobel per la Medicina nel 1969, grazie alle sue rivoluzionarie ricerche rispetto la moltiplicazione e la mutabilità dei virus. Non è solo un brillante scienziato che collabora fianco a fianco con Enrico Fermi, ma anche personalità impegnata politicamente: convinto nei rischi dell’impiego atomico e occupato politicamente in una campagna contro la guerra in Vietnam, a Luria vengono negati i fondi per finanziare i suoi studi nel 1969, in America, dove vive e lavora, per le sue idee controcorrente. 

La vita di queste poliedriche personalità che donano lustro alla città di Torino sono complesse e travolgenti, difficili da riassumere in poche righe, ma è doveroso citare alcuni eventi che hanno reso Rita Levi-Montalcini tra le figure più interessanti del nostro Paese. La Senatrice a vita ha fatto la storia quando, negli anni Cinquanta, scopre il fattore di accrescimento della fibra nervosa, che le vale il Premio Nobel per la Medicina nel 1986. La Montalcini è anche ricordata come forte icona di emancipazione femminile per essere la prima donna ammessa alla Pontificia Accademia Delle Scienze. Perseguita durante le leggi razziali in quanto di fede ebraica, Rita Levi-Montalcini si rifugia con la famiglia in Belgio per poi tornare a Torino, sua città natale, quando nel 1940, prepara un vero e proprio laboratorio casalingo per non lasciare incompiute le sue ricerche scientifiche. 

Erano tempi difficili per una scienziata, specie se donna ed ebrea. Dichiara di esser vissuta in “un mondo vittoriano, nel quale dominava la figura maschile e la donna aveva poche possibilità” ; “sapevo che le nostre capacità mentali – uomo e donna – son le stesse: abbiamo uguali possibilità e differente approccio.” (Che tempo che fa, Intervista a Rita Levi-Montalcini, Rai Uno)

Vi vogliamo lasciare con una frase della Levi-Montalcini, nella speranza che possa essere d’ispirazione per tutti e tutte, una frase che sa di libertà:

 

Da bambine mio padre ripeteva a mia sorella e a me che dovevamo essere libere pensatrici. E noi siamo diventate libere pensatrici prima ancora di sapere cosa volesse dire pensare.”

(Rivista Club Tre, Intervista a Rita Levi- Montalcini sulla, Novembre 2008, p. 61)

 

(fonte: www.unito.it)

Ylenia Covalea

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Riaperte del sale di lettura del Politecnico di Torino
| Da oggi, 21 settembre 2020, riaprono al pubblico le sale di lettura delle biblioteche centrali di Architettura e Ingegneria
📰 Dal lunedì al venerdì dalle — ore 8.30 alle 18.30.
• 58 posti nella Biblioteca Centrale di Ingegneria
• 44 posti nella Biblioteca Centrale di Architettura
🎟 Per prenotarti dovrai:
Connettiti al Portale della Didattica – seleziona “Servizi per la Didattica” – “La mia didattica” – “Tool Prenotazioni” – “Biblioteche” – scegli la biblioteca di tuo interesse e seleziona il turno desiderato; potrai quindi effettuare la prenotazione. Tutte le info qui

 

Seicento anni di storia tra peste, guerre e Unità d’Italia

 

Erasmo da Rotterdam, Giovanni Giolitti, Luigi Einaudi, Antonio Gramsci. Sono solo alcune delle personalità di rilievo che hanno scelto Torino per i loro studi accademici.

Tra le più rinomate università italiane figura proprio la nostra, con ben 72.461 iscrizioni, alle sue spalle una storia centenaria: fatta di avvenimenti importanti e figure chiave del panorama socio-culturale del nostro Paese. Inizia così un viaggio alla scoperta della storia dell’Ateneo torinese, dalla sua fondazione, ai primi anni del Novecento, una storia accademica strettamente connessa al panorama politico e culturale italiano; più di seicento anni di storia tra peste, guerre e Unità d’Italia.

L’Universitas Augustae Taurinorum, meglio conosciuta come l’Università degli Studi di Torino, è stata fondata nel XV secolo. È circa il 1404 quando Ludovico di Savoia-Acaia, ultimo discendente del ramo Savoia-Acaia, sceglie la città di Torino come sede di una nuova università, con il volere di farlo diventare una delle principali università europee, come le rinomate Bologna e Parigi.

Già il 4 settembre del 1506, ormai 514 anni fa, consegue la laurea in Teologia una personalità di spicco per l’umanesimo europeo: il filosofo e teologo Erasmo da Rotterdam, proprio durante uno dei sui viaggi studio in Italia che lo porta anche a soggiornare a Bologna e Venezia, ospite del suocero dell’editore Aldo Manuzio. È presente una targa commemorativa, risalente al 1876, a ricordare il prestigioso apporto del sommo filosofo alla città di Torino. 

Nel 1791 avviene la rivolta degli universitari, gli scontri aumentano e la guerra della Francia rivoluzionaria porta il Rettore a chiudere l’Università.

Peste del Seicento dopo un periodo di crisi dovuto alla peste, durante tutto l’arco del Settecento, l’Università si rinnova, amplia i suoi insegnamenti e sposta la sede nel palazzo di via Po, in pieno centro città. La facoltà più frequentata, nel periodo che va tra il 1730 e il 1798 è quella di Legge, che conta 4.169 studenti. Sono ben 7.982 i laureti in totale negli atenei Torinesi, un numero che sembra esiguo rispetto ai dati odierni, ma che per l’epoca non lo era affatto. Tra di essi c’è anche il chimico e fisco Amedeo Avogadro, che si laurea nel 1796, non in materie scientifiche come si potrebbe pensare, ma bensì in Legge Ecclesiastica, all’età di vent’anni. Prima di entrare nella storia per la rivoluzionaria scoperta omonima; la Legge Avogadro, lo studioso intraprende la carriera legale. 

Sappiamo di un altro celebre laureato nel capoluogo piemontese; è Giovanni Giolitti, che verosimilmente intorno alla seconda metà dell’Ottocento, consegue la laurea in Giurisprudenza. Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia dal 1892 al 1893 sotto la monarchia di Re Umberto I, non è la sola carica politica ad aver preso parte alla vita universitaria piemontese.

1861 — In vista dell’Unità d’Italia che vedrà Torino come prima capitale del Regno d’Italia, la sede universitaria accresce esponenzialmente d’importanza, le facoltà vengono sostituite da scuole speciali come: Chimica, Chirurgia, Belle Arti, Giurisprudenza, Medicina, Fisica e Matematica, Letteratura e Medicina Veterinaria. Vengono anche istituite le facoltà di Teologia, Legge, Medicina, Scienze, Letteratura ed Economia Politica. 

Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento sono innumerevoli le icone storiche del nostro paese a frequentare l’università a Torino: il 1895 è l’anno in cui Luigi Einaudi, appena ventunenne e futuro vice Presidente del Consiglio dei ministri e secondo Presidente della Repubblica Italiana dal 1948 al 1955, consegue la laurea in Giurisprudenza. Non solo Presidente della Repubblica, ma anche padre di Giulio Einaudi, fondatore della casa editrice omonima, la Giulio Einaudi Editore, nata nel 1933 proprio a Torino, nella storica sede di via Biancamano 2. 

È poi la volta di Antonio Gramsci che nel 1911 si iscrive all’università, figura poliedrica e strettamente connessa al Partito Comunista Italiano, ma anche conosciuto come filosofo, scrittore, giornalista, e linguista. 

Nel 1915, quando l’Italia entra a far parte dei combattimenti della Prima Guerra Mondiale, Palmiro Togliatti, prossima personalità alla guida del Partito Comunista Italiano nel 1926, poi Ministro di Grazia e Giustizia del Regno d’Italia nel 1945 e infine Vicepresidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia nel 1944, si laurea in Legge. La sua tesi, Il regime doganale delle colonie, viene discussa  Luigi Einaudi (wikipedia).

1918 — Sul fronte italiano sono in atto le manovre belliche tra il Regno d’Italia e gli Alleati contro le armate austroungariche al confine con la Svizzera e le sponde settentrionali del Golfo di Venezia. Durante un anno così teso e bellicoso, Giuseppe Saragat, si laurea in Economia a Torino, per diventare poi il prossimo Presidente d’Italia, il quinto, durante la Presidenza del Consiglio di Aldo Moro.

Menzione d’onore deve essere fatta per il filosofo Friedrich Nietzsche che soggiorna in Piazza Carlo Alberto nel 1888. Non prende parte alle lezioni universitarie, ma è doveroso citarlo in quanto il suo passaggio in città smosse sicuramente gli animi, durante la sua permanenza scrive L’Anticristo, Il crepuscolo degli idoli ed Ecce Homo.

(fonte: www.unito.it)

Ylenia Covalea

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La sessione esami é ancora in corso e gli spazi per studiare sempre più utili. Ecco allora due opportunità per studiare all’aperto e in sicurezza

Spazio Studio all’aperto in Barriera di Milano |

Biblioteche Civiche Torinesi

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🌸 Abiti in Barriera di Milano e non sai dove studiare? Apre un nuovo spazio studio all’aperto presso i Giardini Saragat di via Leoncavallo, fino al 1° ottobre 2020.
📌 Dal lunedì al venerdì | 9.30 – 13:00 | 13.30 – 17:00
I posti disponibili sono 18, prenota chiamando al numero 01101131262.

🌼 Lo spazio, a cura della Biblioteca civica “Primo Levi” ed é gestito in collaborazione con l’Associazione Amece, fornisce anche supporto allo studio per studenti e studentesse di lingua araba.

Spazio studio all’aperto presso il Centro Interculturale di Torino
Questo spazio studio si trova nel cortile del Centro Interculturale del Comune di Torino in Corso Taranto 160 a partire da lunedì 21 settembre a metà ottobre.
📌 Dal lunedì al venerdì | 2 fasce orarie disponibili: 9.30 – 13:00 e dalle 14:00 alle 17:30 |
I posti disponibili sono 25, prenota inviando una mail a prenotazione.ci@comune.torino.it

Sono uscite le graduatorie provvisione 2020/2021 per il servizio abitativo, come fare per vedere se il tuo nome è in elenco?

Devi accedere allo sportello online, selezionare la voce “borse di studio, servizio abitativo, servizio ristorazione” e selezionare “elaborata in graduatoria”. Le graduatorie definitive relative alla richiesta di servizio abitativo a.a. 2020/21 verranno pubblicate il 21 settembre 2020 dalle ore 12:00

 

Università: cerchiamo di rispondere ad alcune domande frequenti delle matricole. Ecco quello che dovresti sapere prima di iniziarla.

 

  • Le lezioni sono un casino – Ogni giorno è diverso dall’altro, ogni semestre ha lezioni ed orari differenti. Ma non spaventarti! Basta sapersi organizzare, sfrutta le ore buche per studiare e ripassare nelle aule studio della tua università.
  • Studiare per l’esame il giorno prima? – Un mito da sfatare. Il liceo e l’università sono molto diversi sotto questo punto di vista. In pochi/e riescono a prepararsi bene studiando il giorno prima, possono essere tranquillamente reputati/e degli eroi e delle eroine dello studio disperato dell’ultimo minuto!
  • I pre-esami – Spesso, in vista di un esame molto complesso, il professore può dare la possibilità di sostare il pre-esame/parziale: approfittane! I parziali sono strumenti utilissimi per dividere l’esame e quindi alleggerire il carico di studio.
  • I famigerati gruppi su Facebook – Lo sappiamo, siamo stanchi di ricevere notifiche dai gruppi su WhatsApp o Facebook, ma quelli per l’università sono fondamentali. Pareri sui professori, informazioni su scadenze ed esami, domande e dubbi. Se la segreteria didattica è sempre piena, puoi provare a porre una domanda sul gruppo, troverai sicuramente qualcuno/a che, prima di te, ha posto la stessa domanda o conosce la risposta. 
  • Tirocinio, perché farlo Una volta terminata l’università non si è sempre sicuri sulla carriera lavorativa da intraprendere. Se l’università te lo permette, svolgi un tirocinio, se è curriculare allora vale come un esame, le tue ore di tirocinio sono “retribuite” in CFU. Pensaci, “in che abito vorrei lavorare?” Cerca aziende, enti pubblici e privati che potrebbero fare al caso tuo, non solo guadagnerai CFU, ma l’esperienza ti servirà come “palestra” per il futuro, senza contare che potrai inserirlo nel curriculum vitae.
  • Non ho esperienza in un ambito particolare, come faccio a sapere se questa è l’università per me?– Con il tempo. Lo studio non deve pesarti e la maggior parte delle materie devono interessanti. Non fraintenderci, è normalissimo non essere sempre motivati/e nello studio, ma questo non deve diventare un’abitudine. Il tempo saprà dirti se il percorso universitario che hai scelto è adatto a te, ascolta le tue passione e le tue necessità più di ogni altro consiglio. 
  • Con le facoltà umanistiche non si lavora” – Falso, anzi, falsissimo. Questo è un luogo comune che viene proposto in continuazione. Le facoltà umanistiche preparano studenti e studentesse a livello teorico, formano le menti, il pensiero logico e quello critico. Chi è in possesso di una laurea umanistica ha le stesse possibilità lavorative di un/a collega che proviene da un percorso più tecnico, basta solo riuscire a mettere in pratica la teoria. Non esiste un’università specifica per “trovar lavoro”, anzi, negli ultimi anni le facoltà umanistiche hanno visto un incremento di iscrizioni, proprio per un maggior interesse verso ambiti quali lettere, filosofia, storia, sociologia e affini.

 

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Inizieranno lunedì 21 settembre i Job Film Days (JFD), rassegna cinematografica sulle tematiche del lavoro e dei diritti di lavoratori e lavoratrici, che si terrà presso il Cinema Massimo di Torino. La rassegna che celebra i 50 anni dello Statuto dei Lavoratori. Tra i partner anche l’Università di Torino.

Ad aprire la kermesse, lunedì 21 settembre al Cinema Massimo, ci sarà la proiezione di un filmato inedito, realizzato da Sicurezza e Lavoro in collaborazione con l’Università di Torino, che ripercorre gli eventi che hanno portato all’emanazione dello Statuto dei Lavoratori, attraverso i film che hanno affrontato il contesto sociale e lavorativo del periodo 1968-1970.

I JFD si inseriscono nel progetto Torino Città del Cinema 2020 di Città di Torino, Museo Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, in collaborazione con Regione Piemonte e Fondazione per la Cultura Torino. I film presentati nel corso del festival, a partire dalle ore 18.00 di lunedì 21 settembre, sono alcuni dei più significativi usciti negli ultimi tre anni, che trattano alcune delle tematiche più attuali e rilevanti riguardanti il lavoro, tra cui Sorry We Missed You di Ken Loach.

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