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La capacità di garantire ai propri laureati una collocazione diretta nel mondo del lavoro è da sempre uno deiplus offerti dal Politecnico di Torino: oggi la classifica internazionale Graduate Employability Rankings 2018, proposta dal prestigioso istituto britannico QS, certifica che l’Ateneo è la prima università al mondo nel garantire prospettive occupazionali ai propri laureati.

L’Ateneo, infatti, si colloca al 1° posto al mondo per l’indicatore Graduate Employment Rate, uno dei cinque valutati dal ranking sull’occupabilità dei laureati,che quest’anno ha analizzato 600 università in tutto il mondo.

I criteri utilizzati sono la reputazione delle università presso i datori di lavoro, le partnership realizzate con le imprese, il successo dei laureati nelle proprie carriere, la presenza delle aziende nel campus e il tasso di occupazione dei laureati a un anno dal titolo.

In quest’ultimo indicatore, calcolato come rapporto tra la percentuale di occupazione dei Laureati dell’Ateneo (pari al 94%) e la media degli Atenei italiani esaminati (pari al 76.2%) il Politecnico di Torino ottiene il miglior risultato al mondo, a pari merito con il Moscow State Institute of International Relations (MGIMO University).

 Molto buone le prestazioni del Politecnico anche su altri due indicatori, rispetto ai quali l’Ateneo si colloca al 2° posto in Italia: Employer reputation e Employer-Student connection, che valutano rispettivamente la reputazione dell’Università presso i datori di lavoro e le opportunità offerte dalle Aziende alle Università per agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro. Complessivamente, tenendo conto dei cinque indicatori utilizzati e del peso loro attribuito dal ranking,  l’Ateneo si colloca tra la 121 e la 130 posizione e rientra pertanto nell’ambito del 25% delle migliori Università al mondo.

“Il Politecnico di Torino ha investito molto in questi anni nella qualità della formazione, offrendo percorsi di studio impegnativi, che sanno contemperare solidi fondamenti disciplinari con un approccio trasversale e multidisciplinare. Vi sono due plus importantissimi, che valorizzano il nostro sistema formativo: da un lato  partnership forti con il nostro Territorio e con grandi imprese leader nei principali ambiti industriali e dei servizi avanzati, dall’altro una politica di internazionalizzazione che consente ad un elevato numero di studenti di trascorrere significativi periodi presso prestigiose università estere ed in molti casi di conseguire titoli congiunti.

Eravamo consapevoli che la formazione dei nostri laureati fosse apprezzata dal mercato del lavoro, ma questo posizionamento ci gratifica in modo particolare perché rappresenta un grandissimo riconoscimento per il formidabile lavoro che la nostra comunità universitaria ha svolto in questi sei anni”,  dichiara il Rettore Marco Gilli, che dalla Silicon Valley, dove si trova in missione, conclude: “Diventiamo sempre di più un polo di riferimento internazionale e siamo orgogliosi di contribuire, anche con questo significativo risultato, alla crescita e allo sviluppo del nostro Territorio e del nostro Paese”

 

www.automazione-plus.it – I moderni computer sono macchine estremamente veloci e precise, in grado di effettuare un numero elevatissimo di operazioni logico-matematiche in una frazione di secondo. Grazie a questa caratteristica, sono diventati strumenti insostituibili in moltissime applicazioni della vita comune, dai videogiochi fino alla diagnostica medica. Anche nell’ambito della ricerca scientifica e ingegneristica, i calcoli al computer hanno sempre più un impatto rivoluzionario sul modo di investigare nuovi fenomeni, calcolare e progettare: è difficile anche solo immaginare oggi un qualsiasi campo della conoscenza dove i computer non giochino un ruolo chiave.

Una presenza così pervasiva spesso induce a credere che un qualsiasi fenomeno fisico o problema ingegneristico possa essere velocemente affrontato con accurate simulazioni numeriche affidate a calcolatori elettronici sufficientemente veloci. Purtroppo, però, esistono diversi esempi di grande interesse caratterizzati da una complessità tale che nemmeno i cosiddetti super-calcolatori o super-computer (ovvero cluster di centinaia o migliaia di processori elettronici in parallelo) sono in grado di affrontare efficacemente. Ne consegue che, quando possibile, sono richiesti tempi di elaborazione di diversi mesi o addirittura più lunghi per portare a termine un singolo calcolo (o, come è spesso definito in gergo, ‘simulazione numerica’).
Tra i diversi ambiti scientifici dove oggi il problema dell’eccessivo onere computazionale è particolarmente limitante, c’è senza dubbio quello delle simulazioni atomistiche, spesso anche chiamate simulazioni di dinamica molecolare. Nell’ingegneria moderna, tra le altre cose, tali simulazioni consentono la progettazione di materiali innovativi manipolati su scala atomica e dotati di prestazioni straordinarie. Questo problema di calcolo rende talvolta impraticabile la progettazione dettagliata al computer dove sarebbero richieste decine o centinaia di simulazioni per progettare un singolo materiale o nano-componente sotto molteplici condizioni di funzionamento.

L’ingegneria non è l’unica disciplina dove i calcoli atomistici rappresentano un prezioso strumento di indagine e progettazione. Nelle scienze biologiche è in corso da anni una rivoluzione che sta trasformando la nostra conoscenza da descrittiva a quantitativa. Una rivoluzione nella quale lesimulazioni di dinamica molecolare hanno avuto (e avranno sempre più) un peso importante nel far luce sul ruolo e i meccanismi fisici di funzionamento di molte biomolecole alla base della nostra stessa vita, come ad esempio le proteine. Da un lato, una conoscenza approfondita e quantitativa è fondamentale per il progresso della bioingegneria e nella ricerca di cure mediche sempre più efficaci. Dall’altro, la complessità dei sistemi di interesse biologico è tale che i tempi computazionali sono troppo lunghi e rappresentano una drammatica limitazione al progresso scientifico.

Una soluzione a questa criticità può arrivare da uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista americana PNAS, frutto di una collaborazione internazionale pluriennale tra il Politecnico di Torino, la Princeton University, il Max Planck Institute e la Yale University. Durante questo studio, è stato messo a punto un metodo di calcolo rivoluzionario in grado di accelerare in modo significativo le simulazioni atomistiche al computer e quindi le scoperte scientifiche.
Il metodo è stato applicato con successo a un sistema di rilevanza biologica, ovvero a un sensore di saturazione lipidica della membrana cellulare studiato da alcuni ricercatori del Max Planck Institute di Francoforte nel 2016. Il sensore può essere immaginato come una macchina di dimensioni molecolari presente nelle cellule del nostro corpo: lo spostamento delle parti di cui è costituita tale macchina molecolare ne determina la configurazione. Stabilire correttamente la configurazione del sensore è cruciale in quanto questa regola la produzione di acidi grassi, contribuendo al corretto funzionamento e allo stato di salute delle cellule.

Nel precedente lavoro del 2016, dopo sofisticati esperimenti e mesi di tradizionali calcoli al computer, i ricercatori avevano osservato e descritto le modalità di funzionamento (le ‘configurazioni’) del suddetto sensore. Utilizzando però il nuovo approccio a cui ha lavorato il Politecnico di Torino, poche ore di calcolo sono state sufficienti per evidenziare non solo le configurazioni del sensore già note ma, soprattutto, per scoprire ulteriori modalità di funzionamento del sensore che erano rimaste a oggi sconosciute a causa dell’eccessivo onere computazionale.
Grazie ai risultati incoraggianti, i ricercatori contano di poter applicare ora il nuovo metodo a sistemi sempre più complessi e poter così accelerare il progresso scientifico in campo biofisico ed ingegneristico.

 

Nelle varie assemblee che si erano tenute a proposito della protesta a cui aderiscono alcune centinaia di professori dei due poli universitari piemontesi, gli studenti e i relativi collettivi avevano chiesto agli atenei e ai professori stessi di limitare il disagio per gli iscritti. E, per il momento, sembra che le richieste siano state accolte, almeno parzialmente. Sia l’Università degli studi che il Politecnico, infatti, hanno optato per uno slittamento delle deadline burocratiche, in modo da permettere a studenti e laureandi di portare a termine esami e percorsi senza troppi problemi.

POLITECNICO Nell’ateneo d’eccellenza torinese sono due le principali misure su cui si lavora. La prima è quella di una nuova calendarizzazione degli appelli: i collettivi studenteschi raccontano di un incontro con i vertici dell’ateneo, nel quale sarebbero stati garantiti nuovi appelli d’esame, due settimane dopo quelli attualmente cancellati. Ma, avvertono sulle pagine social “vi potranno partecipare tutti gli studenti precedentemente prenotati. È quindi di fondamentale importanza iscriversi agli appelli secondo le scadenze attualmente previste, perché i termini per la prenotazione non verranno riaperti”.

Per quanto riguarda le sessioni di laurea, la richiesta rimane da inviare entro i termini prestabiliti, “anche in presenza di esami ancora non sostenuti: qualora questi siano spostati a causa dello sciopero, la domanda sarà ritenuta comunque valida”. Unica eccezione Architettura, dove, per le particolari tempistiche, potrebbe essere istituita una sessione di laurea straordinaria.

UNIVERSITA’ Anche ad Unito si corre ai ripari e si cercano soluzioni. Gli Studenti Indipendenti raccontano di un incontro con la Direzione didattica, nella quale sarebbe emersa la volontà di questa di contattare i vari dipartimenti dell’ateneo per far slittare la data di scadenza della consegna delle tesi di laurea, nel caso in cui questa arrivi prima del periodo in cui ci saranno gli appelli straordinari, in sostituzione di quelli ordinari saltati.

Se molti degli studenti avevano quindi appoggiato la causa della protesta dei professori, chiedendo però garanzie e tutela per la propria situazione, al momento sembrerebbe che siano stati accontentati. Come, d’altronde, aveva auspicato i professori stessi.

 

Le università si innovano e ora anche in Italia il Politecnico di Torino e l’Università La Sapienza di Roma, così come l’Università tecnica di Monaco, la University of Wolverhampton (Regno Unito), la California Polytechnic State University (San Luis, Stati Uniti) e il Politecnico di Incheon (Seoul, Corea del Sud), utilizzano sistemi di additive manifacturing (stampa in 3D).

Il più importante fornitore di tecnologie a livello mondiale per la stampa 3D industriale di metalli e polimeri, Eos, ha ora annunciato l’intenzione di ampliare il proprio programma Academia per promuovere la stampa 3D basata su polveri presso università e istituti di ricerca.

Dopo la registrazione, gli istituti che parteciperanno al programma potranno accedere in modo esclusivo ad aggiornamenti periodici sul mondo dell’Additive Manufacturing, attraverso sample, white paper e varie attività pensate appositamente per il settore accademico. Sarà anche possibile ottenere un accesso esclusivo a tre nuovi pacchetti.

La combinazione di formazione specializzata con l’utilizzo pratico dei loro stessi sistemi di stampa 3D consentirà a ricercatori e docenti di sperimentare in prima persona le numerose possibilità offerte da questa tecnologia e di insegnare attivamente ad altre persone le conoscenze acquisite. Al tempo stesso, le università potranno aumentare la loro offerta come centri di formazione, andando a sfruttare le competenze ottenute per offrire un’ampia gamma di corsi sui principali argomenti relativi alle tecnologie di stampa 3D.

“Come azienda leader di mercato e nel settore tecnologico, per noi è essenziale preparare gli scienziati e gli studenti di oggi per i requisiti professionali di domani -ha dichiarato Giancarlo Scianatico, Regional Manager per l’Italia di Eos- Per questo motivo, con il nostro programma Academia supportiamo le università e gli istituti di ricerca, fornendo loro le attrezzature migliori e più all’avanguardia”.

Nei prossimi anni, la stampa 3D industriale, anche denominata Additive Manufacturing (AM), diventerà parte integrante della produzione su larga scala, sia per i polimeri che per i componenti metallici. Di conseguenza, è ancora più importante iniziare a formare la prima generazione di “nativi della produzione additiva”. Oltre ai propri sistemi e a due sistemi entry-level di Sintratec, Eos ha incluso nel programma vari webinar, corsi e ulteriori opzioni di formazione. Il pacchetto permette di sviluppare in modo più efficiente una formazione base specifica per la tecnologia AM, da cui è possibile trarre vantaggio sia per la ricerca che a scopo didattico.

“Dopo anni di stretta collaborazione con Eos e di utilizzo dei suoi sistemi di elaborazione dei materiali metallici per la ricerca e a scopo di formazione, la grande esperienza che abbiamo acquisito con la stampa 3D e il mondo dell’Additive Manufacturing ci consente oggi di preparare gli studenti per gli scenari della produzione di domani”, ha commentato Luca Iuliano, professore di Tecnologie e Sistemi di Produzione del Politecnico di Torino.

“Al tempo stesso, questa partnership diventa una caratteristica distintiva nelle opportunità di formazione e apprendimento offerti dal nostro ateneo, permettendoci così di rimanere al passo con i tempi in termini di innovazione e tendenze legate a quel concetto di Industry 4.0 sempre più presente anche nel panorama italiano”, ha concluso Iuliano.

 

Sempre più studenti scelgono il Politecnico di Torino per il proprio percorso di studio, confermando un trend ormai pluriennale; per il 2017/2018 è stata superata la quota di 12.000 iscritti ai test per i corsi di Ingegneria, Architettura, Design e Pianificazione dell’Ateneo, con un incremento del +10% rispetto allo scorso anno.

 Per quanto riguarda gli aspiranti ingegneri, il numero dei preimmatricolati provenienti da Regioni italiane diverse dal Piemonte e dall’estero continua a essere superiore rispetto a quello dei residenti in Piemonte: sono il 60% e arrivano dalle Regioni storicamente più legate all’Ateneo come Sicilia, Puglia, Lazio, Liguria, Sardegna, Campania. Il Paese straniero più rappresentato si conferma essere la Cina, dove per il secondo anno consecutivo sono state organizzate sessioni in loco del test di ammissione; un’azione mirata a incentivare la partecipazione ai test d’ingresso da parte degli studenti stranieri che risiedono in Paesi geograficamente più lontani, che per l’anno accademico 2017/2018 è stata estesa anche a Cile e Argentina con buoni risultati. Nonostante l’introduzione della soglia minima e del test obbligatorio anche per chi ha studiato all’estero, quest’anno gli studenti stranieri che intendono iscriversi al Politecnico sono in grande crescita: + 40%.

Per accogliere al meglio gli studenti internazionali e anche gli italiani che non conoscono bene la città, anche quest’anno è stato allestito un punto informativo in collaborazione con il CUS Torino all’aeroporto di Caselle, che fornirà le prime indicazioni.

Si è registrato un forte incremento degli studenti che hanno sostenuto il test per i corsi dell’area dell’ingegneria nelle sessioni anticipate: sono  7.300 e quasi il 40% di loro ha raggiunto il 50% del punteggio complessivo del test, mentre il 23% ha conseguito il 60% del punteggio; soglie che hanno consentito a quasi 1.300 ragazzi di immatricolarsi in anticipo rispetto alla chiusura dell’ultima sessione di test di settembre e di usufruire, anche quest’anno, della riduzione delle tasse offerta dall’Ateneo come segno tangibile del riconoscimento del loro merito. Sempre in riferimento alla qualità degli studenti che aspirano ad accedere al Politecnico, è da segnalare il fatto che quasi il25% dei preimmatricolati ha conseguito il diploma di maturità con una votazione di 100/100 o 100/100 lode.

Fra i corsi di laurea dell’area dell’ingegneria che superano le 800 e in alcuni casi le 1000 preiscrizioni si evidenziano Ingegneria Biomedica, Ingegneria Informatica, Ingegneria Meccanica, Gestionale e Aerospaziale. I corsi che hanno registrato un incremento maggiore di preferenze rispetto allo scorso anno sono Electronic and Computer Engineering e Ingegneria per l’ambiente e il territorio.

Per l’area dell’architettura, è sempre molto elevato il numero di studenti che scelgono il corso di Design e comunicazione visiva, che anche quest’anno ottiene più di 1000 preimmatricolazioni, a fronte di 250 posti disponibili.  Restano stabili i preiscritti ai corsi di laurea in Architettura e Pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistico-ambientale.

Continua poi l’investimento dell’Ateneo e della Fondazione CRT sui giovani meritevoli e di talento, a partire dalla laurea triennale, con il progetto “Qualità e Impegno”, che premia con una riduzione delle tasse e un percorso formativo aggiuntivo i 200 studenti con il miglior punteggio ai test nell’area dell’ingegneria e che dal secondo anno di studi coinvolge anche gli iscritti ai corsi dell’aera dell’architettura. Più di 400 studenti hanno già formalmente espresso il proprio interesse a partecipare al progetto, ancor prima dell’uscita del bando, nonostante oltre 2.700 studenti debbano ancora sostenere il test previsto a settembre.

Inoltre, quest’anno, grazie ad una convenzione tra l’Ateneo e l’Associazione Abbonamento Musei.it, tutti i nuovi immatricolati riceveranno l’abbonamento musei Torino e Piemonte per accedere a mostre e esposizioni che rientrano nel circuito; sono inoltre previste agevolazioni per l’abbonamento ai mezzi pubblici GTT per tutti gli studenti con un’ISEE inferiore a 30.500 euro. L’investimento del Politecnico per queste iniziative è pari a 2 milioni e 300 mila euro.

 “Negli ultimi cinque anni il numero degli studenti che hanno scelto di sostenere il test di accesso al nostro Ateneo è aumentato del 50 per cento”,  commenta il Rettore del Politecnico di Torino Marco Gilli, che prosegue: “E’ significativamente migliorata la qualità degli studenti italiani ed in modo ancor più marcato quella degli studenti stranieri e sono sensibilmente diminuiti gli abbandoni.

L’esigenza di garantire una formazione di elevata qualità  in linea con gli standard ed i servizi offerti dalle migliori università tecniche europee, ha comportato negli anni scorsi l’introduzione del numero programmato per i corsi di ingegneria: quest’anno, a fronte di circa 9.500 domande di preimmatricolazione, potremo accogliere soltanto 4.500 studenti, quindi meno della metà di quanti hanno presentato domanda di ammissione. In un Paese che presenta una delle percentuali di laureati più bassa a livello OCSE, l’Ateneo sta compiendo uno sforzo straordinario per accogliere più studenti nei prossimi anni, con ingenti risorse destinate al personale docente (più di 800 posizioni aperte negli anni 2013-2020) e la predisposizione di un ambizioso Master Plan, che prevede circa 80 milioni di investimenti. Lo dobbiamo  ai giovani e alle loro famiglie, che nonostante il periodo di difficoltà economica dal quale il Paese sta cominciando a riemergere solo ora, hanno continuato a investire in formazione e si attendono un elevato standard di qualità, che consenta un accesso al mondo del lavoro, garantito da un percorso di studi internazionalmente riconosciuto e apprezzato dalle aziende”. 

Il 30 e 31 agosto si svolgerà l’ultima sessione dei test per Ingegneria, Pianificazione territoriale, urbanistica e paesaggistico-ambientale e Design e Comunicazione visiva; il 7 settembre, toccherà invece agli aspiranti architetti sostenere la prova di accesso regolata dal Ministero.

Come di consueto i risultati dei test saranno pubblicati sulla pagina personale degli studenti e sarà data comunicazione del risultato via sms.

Torna vincente dalla prima gara della stagione 2017 il team Squadra Corse del Politecnico di Torino: la nuova vettura SCDiciassette si è classificata al terzo posto a Varano de’ Melegari, nella prima competizione della stagione.

Come ormai da 12 anni a questa parte, il team studentesco che progetta e realizza prototipi da competizione gareggia nel campionato universitario Formula SAE, competizione internazionale fra team universitari che si svolge su circuiti del calibro di Silverstone, Hockenheim o, appunto, Varano de’ Melegari: un vero e proprio campionato mondiale per studenti che ha come obiettivo la simulazione del mondo del motorsport, dalla progettazione di una monoposto alle gare, passando per il business plan.

Nel corso del convegno che si terrà a Ivrea 16 giugno alle ore 10.00 saranno presentate nuove proposte progettuali della Core Zone del sito della candidatura UNESCO “Ivrea città industriale del XX secolo”, coerenti tanto con i caratteri identitari dei manufatti quanto con la loro vocazione funzionale, passata e futura. Gli studenti dell’Atelier di Restauro e Valorizzazione del Patrimonio del corso di Laurea magistrale in Architettura per il Restauro e la Valorizzazione del Patrimonio del Politecnico di Torino (Dipartimento di Architettura e Design) presenteranno i progetti di riuso e valorizzazione elaborati nel corso dell’A.A. 2016/2017, con la supervisione del Prof. Rocco Curto e dell’Arch. Lisa Accurti, per il recupero e la rifunzionalizzazione del sistema di beni della Core Zone.

L’iniziativa è stata promossa dalla Città di Ivrea e dal Politecnico di Torino con la collaborazione di Confindustria Canavese e IdeaFimit Sgr, nell’ambito del progetto europeo Erasmus + “Citylabs: Engaging Students with Sustainable Cities in Latin-America” e nell’ambito delle attività svolte per la Candidatura di “Ivrea città industriale del XX secolo” nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Il 16 giugno, in occasione del convegno, verrà inoltre presentato il Sistema Informativo Territoriale “Ivrea città industriale del XX secolo”, strutturato dal Politecnico di Torino con una visione innovativa e in modo sperimentale rivolta a supportare l’esperienza didattica condotta con gli studenti dell’Atelier di Restauro e Valorizzazione del Patrimonio. Il SIT è stato concepito quale modello dinamico e interoperabile in grado di mettere in relazione più di 100 edifici (residenze, edifici industriali, uffici, edifici destinati a servizi) con il loro contesto territoriale, e con l’obiettivo di supportare le politiche dell’amministrazione e la candidatura UNESCO nel processo di valorizzazione, anche economica, della Core Zone.

Le presentazioni della mattinata e la discussione della tavola rotonda finale saranno occasione per riflettere su come il patrimonio olivettiano della Core Zone di “Ivrea città industriale del XX secolo” costituisca un’eredità emblematica da valorizzare, in cui la “dimensione privata” si deve integrare con quella pubblica e costituire un unico sistema di architetture in grado di innescare processi di rigenerazione dell’intera area urbana e forme di fruizione innovative sia per la cittadinanza eporediese sia per le diverse tipologie di utenza esterna.

Al termine del convegno una commissione giudicatrice composta da riconosciuti esperti del settore e da stakeholders operanti nell’ambito della Core Zone di Ivrea valuterà i progetti migliori, ai quali verrà riconosciuto un premio da parte della Città di Ivrea.

 

 

 

 

 

 

Buon risultato per il Politecnico di Torino nella nuova classifica internazionale delle università QS World University Rankings, pubblicata oggi a Londra da Quacquarelli Symonds (QS): rimane sostanzialmente stabile la posizione nella classifica a livello mondiale, dove l’Ateneo si posiziona alla 307a posizione, mentre il Italia si attesta al 7° posto. Dal 2012 a oggi l’Ateneo ha guadagnato quasi 100 posizioni e si colloca nella cerchia ristretta (circa l’1% del totale) di università al mondo posizionate al top della classifica, che analizza oltre 26.000 università a livello mondiale.

Un altro risultato di grande importanza, quindi, dopo le ottime prestazioni del ranking per discipline per aree pubblicato a marzo scorso sempre da QS, nel quale il Politecnico si colloca al 52° posto al mondo per la macro area dell’Ingegneria e fra le 50 migliori università al mondo in Architettura e Ingegneria Civile e Strutturale.

Gli ambiti nei quali l’Ateneo ha migliorato le sue performance in questo nuovo ranking complessivo sono la reputazione complessiva in ambito accademico e presso i datori di lavoro, due parametri della valutazione nei quali il Politecnico raggiunge valutazioni che vanno ben oltre la media, così come nell’impatto della ricerca nella comunità scientifica, di cui la ricerca tiene conto calcolando il rapporto tra numero di citazioni e numero dei docenti.

In Italia, il Politecnico colleziona tre terze posizioni: le già citate reputazione presso i datori di lavoro e il rapporto tra numero di citazioni e numero dei docenti, a cui si aggiunge il numero di studenti stranieri.

Restano invece fattori critici, che hanno penalizzato il Politecnico nella classifica generale, l’elevato numero di studenti per docente e la scarsa presenza di docenti stranieri: su entrambi i fronti, l’Ateneo sta cercando di migliorare le proprie prestazioni con un ingente investimento in risorse umane per garantire una qualità ancora più elevata della propria offerta formativa.

“Siamo soddisfatti di questi risultati, che dimostrano come stia ulteriormente crescendo la reputazione del nostro Ateneo sia in ambito accademico sia presso la rete internazionale delle imprese e delle aziende, con indiscutibili benefici per l’accesso al mondo del lavoro dei nostri laureati”, sottolinea il Rettore, Marco Gilli, che continua: “Le coraggiose policy che abbiamo attuato in termini di risorse umane ci consentiranno di incrementare sensibilmente il numero dei docenti, che con i ricercatori a tempo determinato raggiungeranno quota 1000 entro il 2018, e la call per professori esterni, che si è appena conclusa, ci consentirà di reclutare un numero significativo di professori provenienti da istituzioni estere, migliorando così anche negli ambiti in cui siamo strutturalmente più deboli. In un contesto sempre più competitivo un miglioramento nelle posizioni è un buon segnale, ma siamo consapevoli che alcune criticità strutturali del sistema universitario italiano, come l’alto numero di studenti per docente e il basso numero di laureati non potranno essere superate senza un incremento significativo degli investimenti in ricerca e in alta formazione”

 

Master-in-industrial-automation

L’inaugurazione del Master in Industrial Automation del Politecnico di Torino, organizzato insieme a Comau e Prima Industrie con il finanziamento della Regione Piemonte, avrà luogo dalle 9.30 alle 13.00 di lunedì 16 gennaio presso la Sala Consiglio di Facoltà.

Il Master di II livello giunge alla sua VI edizione, complice il fatto che quello dell’Industrial Automation sia un mercato in continua espansione, in cui le compagnie si trovano a fronteggiare necessità sempre nuove a livello globale: di qui il bisogno di formare figure professionali con un sempre più alto e specifico numero di skills ed expertise per affrontare le nuove sfide dell’Industry 4.0.

Il Master di II livello in Industrial Automation vuole dunque investire sul futuro di giovani e talentuosi neo-laureati e non, dando loro l’opportunità di maturare e assodare competenze nel campo specialistico dell’automazione e fornendogli immediato impiego attraverso un contratto di alto apprendistato.

Sin dal 2012, suo anno di formazione, il Master in Industrial Automation ha infatti permesso a più di 90 studenti di essere assunti con contratto a tempo indetermiato da Comau, uno dei partner dello stesso corso.
Da un punto di vista formativo, il fulcro del biennio in partenza è legato alle tecnologie della “quarta rivoluzione industriale”, che stanno modificando sempre più il panorama dell’industria manifatturiera internazionale.
Le lezioni saranno tenute dai migliori manager di Comau, Prima Industrie e dai professori del Politecnico di Torino.
Per maggiori informazioni visita il sito web ufficiale del corso.

Pubblicata in queste ore la classifica delle università statali italiane redatta come ogni anno dal Sole 24 Ore.
Ad uscirne vittorioso il Politecnico di Torino, che balza in avanti di cinque posizioni rispetto all’anno passato e, così facendo, guadagna di diritto il 7° posto nel ranking generale, preceduto unicamente dalla sede milanese se si fa riferimento alle sole scuole politecniche.

La nuova edizione del ranking universitario a cura del quotidiano si avvale di 12 indicatori per valutare la qualità di didattica e ricerca delle Università italiane. Nel caso della didattica sono stati valutati indici come la qualità dei docenti, le condizioni che consentono agli studenti di laurearsi in corso, la possibilità offerta di esperienze lavorative e stage all’estero, oltre che i collegamenti con altri atenei, italiani e stranieri. Mentre per la ricerca sono state oggetto di valutazione la qualità della ricerca scientifica, la qualità dei dottorati, infine la capacità di ottenere finanziamenti dall’esterno.

In base a questi dodici indicatori spicca la notevole crescita del Politecnico (+ 5 posizioni in un anno) che si rivela inferiore soltanto all’aumento di 6 posizioni di cui protagonista è l’Università di Modena e Reggio Emilia.

All’interno dell’intera classifica sale anche l’Università di Torino seppur di un’unica posizione; un risultato comunque da non disdegnare poiché, specifica il Sole 24 Ore stesso, i Politecnici hanno caratteristiche proprie, e fanno una gara a sé sulla base delle caratteristiche proprie degli studenti di ingegneria e architettura, mediamente più puntuali e mobili dei loro colleghi delle facoltà umanistiche.

Per leggere l’analisi completa della classifica delle Università italiane clicca qui.

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