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BREAK/CUPS: I bicchierini da caffè Bibo reinventati dagli studenti del Politecnico

Break/Cups è stato un progetto di Open Innovation organizzato dall’Innovation Design Lab (IDLab) per Bibo, azienda leader nella produzione di prodotti monouso di plastica nel mercato alimentare.

Il workshop ha coinvolto 28 studenti del II e III anno della laurea triennale in Design e Comunicazione Visiva e della laurea magistrale in Design Sistemico del Politecnico di Torino con l’obiettivo di sviluppare un nuovo concept moderno di bicchierini da caffè monouso, cercando di innovare il prodotto, la sua comunicazione ed i servizi per la distribuzione e l’utilizzo.

Partendo dalle esigenze, i problemi e i limiti produttivi, il lab ha accompagnato i team nella definizione di un’analisi di scenario e delle linee guida congruenti fino alla progettazione dei concept finali.

I team di progetto hanno sviluppato 7 concept sul tema della ricerca. Quest’ultimi hanno portato allo sviluppo prototipale di 3 bicchieri monouso per vending machine, oggi in fase di ingegnerizzazione per l’avvio della produzione, in cui si è riusciti a valorizzare e innovare differenti aspetti che vanno dalla gestualità alla veicolazione di contenuti, alla valorizzazione della bevanda consumata.

I risultati del workshop saranno esposti in mostraaperta dal 10 al 12 maggio, presso la Sala delle Colonne del Castello del Valentino.

 

PRESENTAZIONE

10 maggio 2018, ore 11.00

Sala della Caccia, Castello del Valentino, Viale Mattioli 39, Torino

 

Interverranno:
Paolo Tamborrini, Coordinatore del Corso di Studi in Design
Paola Villa, Responsabile Marketing Bibo Italia S.p.A.
Roberto Dal Zotto, Responsabile Vendite Vending e Dairy
Paolo Di Santo, Amministratore delegato Bibo Italia S.p.A.

Saranno presenti gli studenti del Corso di Studi in Design

 

 

Mercoledì di Nexa: Il futuro dell'istruzione e della formazione professionale (IFP): sfide e opportunità introdotte dalla trasformazione digitale

In un mondo globalizzato e in rapida evoluzione, le tecnologie digitali si sono diffuse rapidamente e l’economia, il mercato del lavoro e in generale le nostre società stanno cambiando a un ritmo senza precedenti.

Per l’economia, le tecnologie digitali sono un importante motore di crescita, produttività, competitività e capacità innovativa. Per il mercato del lavoro, le tecnologie digitali rappresentano una sfida per i posti di lavoro esistenti, specialmente per quelli che includono attività di routine e un’opportunità per crearne di nuovi, principalmente legati alla cosiddetta economia digitale.
In questo contesto, i requisiti delle competenze stanno cambiando e il fornire competenze digitali diventa sempre più importante per i sistemi di istruzione e formazione.

“Il futuro dell’istruzione ne della formazione professionale (IFP): sfide e opportunità introdotte dalla trasformazione digitale”

Appuntamento stasera, mercoledì 11 aprile, ore 18 al Centro Nexa su Internet e Società presso il Politecnico di Torino, in via Boggio 65/a, Torino (1° piano) per discutere delle sfide e delle opportunità dell’IFP risultanti dalla trasformazione digitale e introdurre le recenti iniziative della Commissione europea per migliorare la preparazione digitale delle istituzioni educative negli Stati membri.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

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L’Università di Torino intensifica gli sforzi per rivoluzionare il settore alimentare: lo fa in qualità di unico ente italiano tra i fondatori del consorzio europeo EIT Food, risultato vincitore del bando Food4Future.

L’ente promotore del bando, l’Istituto Europeo per l’Innovazione Tecnologica (EIT), ha infatti selezionato la migliore proposta per la creazione di una comunità scientifica e tecnologica di riferimento sull’alimentazione, che realizzerà catene sostenibili di approvvigionamento alimentare attraverso rivoluzionarie iniziative di innovazione imprenditoriale e di formazione universitaria e professionalizzante.

Ne è nato il consorzio EIT Food che consta di 50 membri dell’Unione Europea e di paesi associati, in un partenariato composito di aziende leader del settore, università ed istituzioni di ricerca che lavoreranno assieme per 7 anni con un investimento di 1.200 milioni di euro più 400 milioni di finanziamento provenienti da fondi messi a disposizione dalla Commissione Europea per l’iniziativa.

L’obiettivo del consorzio è quello di trasformare il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo, creando così un ecosistema sostenibile che tuteli il diritto dei consumatori ad un’alimentazione salutare e, al contempo, si preoccupi della sostenibilità ambientale; il tutto non senza ricadute positive sulla competitività dell’economia europea su scala globale.

Il progetto intercetta il mondo universitario e non solo nell’ambito della ricerca.
Tra gli obiettivi di EIT FOOD troviamo infatti:

  • la creazione di curricula per studenti e professionisti del settore manifatturiero alimentare
  • la realizzazione di programmi di scambio internazionale per gli studenti del settore
  • l’avvio di un Master of Science in Sistemi Alimentari (Food System)
  • l’attivazione di corsi interattivi, laboratori, oltre che online MOOCS e SPOCS
  • incentivi a nuove imprese (startup)

L’Università di Torino in quanto membro di EIT FOOD avrà un ruolo attivo nel disegnare il futuro dell’alimentazione, priorità nell’agenda della Commissione Europea. Genererà competenze di avanguardia a livello europeo per rimodellare in termini di benefici per la salute e di sostenibilità il settore alimentare in Europa, al fine di trasformare il sistema del “produci-usa-butta” in un nuovo modello di bio-economia circolare.

Secondo Peter van Bladeren, vicepresidente di Nestec, responsabile globale della sezione Affari Scientifici e Regolatori della Nestlè e presidente dell’Interim Supervisory Board di EIT Food: “L’impegno di EIT Food nel creare i futuri curricula per studenti e professionisti del settore alimentare genererà una forza trainante per la produzione di innovazione e imprenditorialità; questo  darà al settore manifatturiero alimentare, che conta 44 milioni di posti di lavoro in Europa, un vantaggio competitivo unico.”

 

 

Le startup dell’Incubatore dell’Università di Torino 2i3T escono vincitrici dalla XIV edizione Premio Nazionale per l’Innovazione PNI, la più grande business plan competition italiana, ospitata quest’anno dall’Università di Modena e Reggio Emilia, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

Panoxyvir, la startup che sviluppa il primo spray nasale antivirale per la prevenzione e la cura del raffreddore comune, si è aggiudicata il premio di settore LIFE SCIENCES, dal valore di 25.000 euro, oltre che il titolo assoluto Premio Nazionale per l’Innovazione 2016, selezionato tra quattro premi settoriali: Life Sciences, Cleantech& Energy, ICT e Industriale.

Panoxyvir si è aggiudicata anche il Premio Speciale UniCredit Start Lab, ottenendo la partecipazione alla Startup Academy, e il Premio Speciale “SEUA2016 – Startup Europe Awards 2016 – Italy Edition” attribuito da Startup Europe Alliance, assicurandosi l’accesso diretto alla finale #SEUA di Bruxelles del 2017, durante la quale verranno elette le 8 migliori startup d’Europa.

In contemporanea, la startup R3Cube, costituita quest’anno presso l’Incubatore 2i3T per lo sviluppo di un dispositivo IoT innovativo ed ecologico per la gestione dei rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo prodotti dalle piccole strutture sanitarie, si aggiudica il Premio IREN CLEANTECH & ENERGY per il miglioramento della sostenibilità ambientale e i relativi 25.000 euro del premio settoriale.

Tra i primi 4 classificati del settore Life Science anche un altro progetto proveniente da 2i3T, NIB BIOTEC, per l’individuazione dei biomarcatori per la diagnosi del tumore alla prostata.

L’impegno del nostro Incubatore sulla creazione d’impresa si estende a tutti i Dipartimenti dell’Università a 360° secondo un modello di incubazione diffusa che crea relazioni e sinergie per la nostra Città e per la nostra Regione – ha commentato Silvio Aime, Presidente di 2i3T e Vicerettore alla Ricerca dell’Ateneo -. In questi ultimi due anni in particolare abbiamo ampliato la nostra mission istituzionale della creazione di cultura e sviluppo imprenditoriale attraverso progetti di alta formazione, di alternanza scuola-lavoro e attraverso lo sviluppo di partnership finanziate per attrarre investimenti e creare posti di lavoro altamente qualificati sul territorio.”

Sono stati inaugurati il 30 novembre 2016 due nuovi laboratori altamente innovativi per la messa a punto di nanomateriali molto promettenti per la cura di gravi patologie come l’osteoporosi e i tumori.

Le due nuove strutture del Politecnico di Torino sono state entrambe finanziate dai fondi ottenuti da due ricercatrici dell’Ateneo che si sono aggiudicate il prestigioso riconoscimento ERC Grant. Chiara Vitale Brovarone e Valentina Cauda sono infatti rispettivamente risultate vincitrici di un ERC Consolidator Grant (BOOST – 2 milioni di euro) e di un ERC Starting Grant (TrojaNanoHorse – 1.5 milioni di euro).

Le nuove strutture finanziate permetteranno di condurre ricerche su due progetti di frontiera, che propongono cure per malattie con una grave incidenza sociale tramite un approccio altamente innovativo: non farmaci, ma materiali nanometrici che condizionano il comportamento delle cellule malate, potenzialmente senza effetti collaterali.

Il progetto BOOST (Biomimetic trick to re-balance Osteoblast-Osteoclast loop in osteoporoSis treatment: a Topological and materials driven approach) si propone di sviluppare uno scaffold intelligente (cioè una sorta di “impalcatura” realizzata con nanomateriali e biomolecole), in grado di “ingannare” le cellule ossee in caso di fratture provocate da osteoporosi e spingerle a riattivare il comportamento che hanno le cellule sane, ricreando così il microambiente fisiologico. Per svolgere ricerche di questo tipo occorre una strumentazione molto avanzata; il laboratorio BOOST è dotato, tra gli altri strumenti, di un microscopio elettronico a scansione da banco con possibilità di mappature composizionali e analisi topografiche e una nanotomografia computerizzata con risoluzione fino a 350 nanometri per l’analisi del tessuto osseo e degli scaffold prodotti.

Il progetto TrojaNanoHorse (TNH), invece, studia lo sviluppo di una nanoparticella che agisca come una sorta di Cavallo di Troia, conducendo un nanomateriale letale per le cellule tumorali direttamente all’obiettivo, senza effetti tossici sui tessuti sani. Il laboratorio TNH è dotato di un microscopio rovesciato in fluorescenza che permette di fare misure su cellule viventi in real-time e seguirle nel tempo e uno spettrometro EPR (a risonanza paramagnetica elettronica), che permetterà l’analisi dei radicali liberi, ovvero le armi usate dal nanomateriale per uccidere le cellule tumorali.

I due progetti hanno portato anche alla creazione di gruppi di ricerca dedicati: ad oggi sono già state reclutate una quindicina di persone tra studenti di dottorato e assegnisti di ricerca e sono previste tre posizioni da ricercatore a tempo determinato, di cui una già bandita.

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